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Raffineria Gela: -30 al capolinea
di Redazione

Sentenza Tar sui parametri imposti dal ministero dell’Ambiente all’Eni fa traballare l’industria pesante. 700 mln di euro di finanziamenti per rilancio petrolchimico andrebbero su altri siti

Tags: Gela, Raffineria



GELA - La parabola discendente dell’industria pesante di Gela potrebbe arrivare al capolinea nel volgere di un mese. La sentenza del Tar sui parametri imposti dal ministero dell’Ambiente all’Eni per il rilascio dell’autorizzazione Aia, potrebbe determinare la chiusura della Raffineria entro il mese prossimo e chiudere così un capitolo durato mezzo secolo con le conseguenze di una economia malata che resterebbe “a brandelli”. La notizia circolava da tempo negli ambienti politici e industriali ma è emersa di recente, quando si è tenuto un incontro a porte chiuse al Palazzo di città. Fuori la stampa.

L’allarme qualche giorno fa era stato lanciato dal segretario della Uiltec Silvio Ruggeri, che aveva ricordato che la controversia giudiziaria sull’irrigidimento delle posizioni del ministero dell’ambiente in merito alle norme di salvaguardia ambientali previste nell’autorizzazione rilasciata dai funzionari ministeriali “possa incidere sugli investimenti già annunciati dai dirigenti del colosso Eni”.

I capigruppo consiliari hanno affrontato la questione alla presenza del sindaco Angelo Fasulo e dell’amministratore delegato della Raffineria, Bernardo Casa. E adesso si svela il mistero: “L’amministratore delegato della Raffineria, Bernardo Casa – ha riferito il sindaco Angelo Fasulo - ha ammesso che l’Eni si prepara a sospendere la produzione del Pet coke nel caso in cui il Tribunale amministrativo regionale non accetti la richiesta di adeguamento dei parametri differenziando quelli imposti alle imprese che producono elettricità con chi, invece, raffina. La Raffineria ha contestato l’obbligo imposto di rispettare i parametri di emissioni nell’atmosfera più rigidi legati alle imprese che producono elettricità”.

Questo stato di cose potrebbe portare alla chiusura degli impianti, mettendo la parola fine ad una stagione industriale che da venti anni ha registrato un declino crescente. Un’altra conseguenza sarebbe quella che i 700 milioni di euro di finanziamenti annunciati per il rilancio del petrolchimico verrebbero dirottati su altri siti. Stessa sorte sarebbe riservata alle due camere coke, rimaste parcheggiate sul molo del porticciolo in attesa di un risvolto della vicenda che ha tenuto con il fiato sospeso la dirigenza ed i sindacato. Il loro arrivo due mesi fa era stato interpretato come un auspicio positivo rispetto alla prospettiva degli investimenti di cui si parla da 15 anni, mentre il numero dei lavoratori è diminuito di anno in anno e le assunzioni sono rimaste pressoché congelate mentre la lista dei disoccupati è destinata ad allungarsi pericolosamente.

Il presidente del Consiglio comunale, Giuseppe Fava, ha riconosciuto i meriti sui controlli ambientali dell’Aia esclusivamente alla maggioranza, ed è stato criticato dagli altri gruppi politici. Nel corso della conferenza di servizio è stato affrontato anche l’argomento delle bonifiche ambientali. “Le bonifiche hanno una procedura diversa dall’Aia e sono seguite dal ministero – conclude il sindaco – Ovviamente sono per noi importanti e vanno associate agli investimenti e alle autorizzazioni nel campo del rispetto e dalle salvaguardia dell’ambiente”.

La Raffineria di Gela ha toccato il picco dell’occupazione negli anni Ottanta con 11.000 occupati fra diretto ed indotto. Oggi i dipendenti sono 900 e arrivano a 2000 con l’indotto, tutto questo è avvenuto sotto gli occhi dei sindacati che dal ’99 contrattano gli investimenti-fantasma che, qualora si dovesse verificare la chiusura, si volatilizzerebbero del tutto.

Articolo pubblicato il 15 febbraio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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