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Quotidiano di Sicilia

L’inutile Formazione di estetisti e parrucchieri fuori dal mercato
di Michele Giuliano

Spesa stanziata dalla Regione 15,1 milioni di euro: ogni corso incassa mediamente 85 mila euro. Il 55% dei corsi alternativi all’obbligo d’istruzione è nel settore benessere

Tags: Formazione, Estetista, Parrucchiere, Nelli Scilabra, Oif



PALERMO - Più della metà dei corsi sono destinati a formare parrucchieri ed estetisti. Ci risiamo in Sicilia, dove il lupo perde il pelo ma non certo il vizio: anche se non si fa altro che un gran parlare di “riforma” del settore alla fine di stravolto pare esserci davvero ben poco.

I percorsi triennali dell’ex Oif, obbligo di istruzione e formazione, sono pronti a sfornare ancora una volta una marea di operatori del benessere. Come se sino ad oggi in Sicilia non fosse stato così. Come se già non bastassero tutte le polemiche e i soldi “bruciati” della formazione negli anni. Uno spaccato di realtà in una terra dove il tasso di disoccupazione giovanile è al 60 per cento e persiste una crisi finanziaria senza precedenti con la Regione alle prese con mezzo miliardo di spesa bloccata e 30 mila dipendenti senza stipendio.

Dal loro canto, però, gli enti di formazione professionale accreditati dalla Regione puntano decisamente al “benessere”. Il 55 per cento dei corsi appena finanziati dalla Regione con 15,1 milioni di euro, a valere sull’annualità 2013-2014 nell’ambito di percorsi triennali, ha come finalità quella di creare appunto “operatori del benessere”: su 178 corsi sono 97 quelli destinati a formare questa tipologia di figure “professionali”. Subito dopo c’è l’operatore della ristorazione, con 25 corsi in giro per l’Isola e poi l’operatore elettrico, in questo caso i corsi sono 22. Nell’elenco, appena pubblicato dal dipartimento Formazione, spazio anche ai corsi per operatore elettronico, grafico, meccanico, amministrativo-segretariale e per gli impianti termoidraulici. Due soltanto i corsi per “operatore alla riparazione dei veicoli a motore”, uno per il “montaggio e la manutenzione di imbarcazioni da diporto”, uno per “operatore della trasformazione agroalimentare” e uno per “servizi di promozione e accoglienza”. A ogni corso la Regione ha destinato 85mila euro.

Un segmento, questo dell’Oif, ancor più delicato se si considera che a farne parte sono i cosiddetti “dispersi” delle scuole, chi cioè conclusa la scuola media non vuole proseguire. Una prima formazione che dunque sarebbe fondamentale per inserirsi nel mercato del lavoro ma in questo modo si rischia di buttare tutto all’aria. Si consolida così un sistema incancrenito e che difficilmente può essere scardinato perché tocca gli interessi di tanti, politica e istituzioni comprese.

Il governo regionale aveva parlato di tagli netti ma alla fine sono quasi tutti rimasti al loro posto gli 8.300 dipendenti degli enti di formazione, ad eccezione di qualche esubero: una quantità di personale che non ha eguali in Italia tra docenti e amministrativi, quasi il triplo dei dipendenti pubblici della Regione Lombardia. “Il nostro sindacato – afferma Claudio Barone, segretario regionale della Uil - è del parere che il settore della formazione vada completamente ripensato. In tempi rapidi però, perché altrimenti il rischio è che a pagarne le spese siano solo le migliaia di famiglie che vivono di questo e che quindi potrebbero essere poste sotto ricatto”.
 

 
L’approfondimento. La manovra complessiva costa 280 milioni
 
La manovra complessiva, tra Piano Giovani (ex Avviso 20), Obbligo di istruzione e formazione e Sportelli multifunzionali, ammonta a 280 milioni di euro e pesa ancora enormemente. La cosa peggiore è che all’orizzonte non si intravedono reali cambiamenti come annunciato al governo regionale. Anzitutto partendo dai costi sostenuti: in pratica si è risparmiato attorno ai 66 milioni di euro effettivamente rispetto allo scorso anno, ma non certo per effetto dei tagli: quelli veri e propri sono stati il 10 per cento dell’Avviso 20, quindi circa 17 milioni di euro. Per il resto le economie sono state frutto di operazioni delle Procura e delle forze dell’ordine che hanno smascherato truffe colossali, facendo quindi decadere gli enti. “Da oltre tre anni denunciamo infatti un sistema di Formazione professionale profondamente malato, macchina da soldi, fonte di sprechi e sede di malaffare, tant’è che avevamo chiesto, senza ottenere risposta, un codice etico” sostengono Michele Pagliaro, segretario generale della Cgil Sicilia, e Giusto Scozzaro, segretario della Flc regionale. Le solite parole di indignazione e rabbia ma alla fine tutto pare rimanere così com’è, nella tipica “pax” siciliana dove vige il sistema del “vivi e lascia vivere”.

Articolo pubblicato il 15 febbraio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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