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Messina - Tutela dei minori fra mille criticità
di Lina Bruno

La situazione in provincia di Messina: pochi assistenti sociali e abbondanza di amministrativi

Tags: Messina



MESSINA - Ripensare e ricostruire la città a partire dai desideri e dalle necessità dei più piccoli. È un futuro possibile, ma il presente a Messina è ancora fatto di bambini esposti alla devianza, in quartieri degradati, carenti di servizi (solo tre asili nido) e strutture sportive, in cui si nascondono tante famiglie problematiche di cui nessuno si accorge, se non quando ormai è troppo tardi per intervenire. Il trend dei minori presi in carico dall’Ussm (Ufficio Servizio sociale minorenni) è di circa 400 unità l’anno. In costante aumento sono i reati contro il patrimonio e la persona, in particolare la violenza sessuale, così come sono rilevanti i casi di minori coinvolti nello spaccio di sostanze stupefacenti, specie nella zona Ionica, e le denunce per rissa che coinvolgono le adolescenti.

L’Ussm di Messina, che ha anche una sede distaccata a Patti, dispone solo di sei assistenti sociali più il direttore, che a fatica riescono a seguire tutti i minori assegnati. Il timore è che la quantità dei casi che ogni assistente sociale deve seguire (circa ottanta nei 108 Comuni) possa andare a scapito della qualità degli interventi.

“Fino a questo momento – ha affermato il direttore dell’Ussm Maria Palella - non è stato così, perché anche a costo di sacrifici abbiamo garantito tutti gli interventi socio-educativi differenziati. Ma non sappiamo fino a quando sarà possibile continuare con questi ritmi”. Secondo il direttore sarebbero necessari almeno altri sei assistenti sociali per rendere meno problematico il lavoro dell’Ufficio, che attraverso protocolli operativi e d’intesa e convenzioni con Enti e associazioni, continua comunque a potenziare le attività istituzionali dirette al recupero e all’inclusione dei ragazzi dell’area penale esterna.

Maria Palella auspica dunque una collaborazione più proficua con i Servizi sociali dei Comuni, così come del resto prescrive l’art.6 del Dpr 448/88, per esempio per le indagini socio-ambientali. Si potrebbe iniziare, per esempio, con un protocollo d’intesa con il Comune di Messina, ma anche lì la situazione non è semplice.

Nel capoluogo, infatti, non è mai stato istituito un Ufficio per il servizio Sociale - come previsto dall’art.5 Lr 22/86, ma c’è un Dipartimento sito in angusti locali presenti in piazza Stazione. Vi operano 18 assistenti sociali, nessuno con funzioni di coordinatore, a fronte dei 33 indicati dal concorso del 1997 e dei 55 previsti dalla legge. Abbondano, invece, gli amministrativi.
L’assessore Nino Mantineo assicura che l’Ufficio verrà presto attivato, ma con lo stesso numero di assistenti sociali, il che non cambia la sostanza delle cose. Nel 2000, quando furono sbloccate le assunzioni, gli operatori del settore vennero dislocati per area tematica fino al 2007, quando un’ulteriore riorganizzazione abolì la settorializzazione. Sedici delle 18 persone in servizio si occupano quindi di anziani, disabili, minori e due prevalentemente di dispersione scolastica, gli altri sono assegnati alla progettazione.

I minori in carico al Comune nel 2013 sono stati intorno a 800, ai quali si devono aggiungere gli 85 minori stranieri non accompagnati giunti a Messina tra novembre e dicembre con il gruppo dei migranti. Nel 2012 erano stati 850 a fronte dei 422 del 2008. Le cifre sono approssimative, non esiste un archivio unico informatizzato, e la stessa banca dati è “sperimentale”, come conferma l’assistente sociale Giuditta Celona, che l’ha costruita faticosamente da autodidatta.
Ma cosa c’è dentro questi numeri? Ci sono le richieste dell’Autorità giudiziaria per inserimenti in comunità, incontri assistiti con stesura e regolamentazione del diritto di visita genitori-figli, affidamenti familiari giudiziari e consensuali. Ma ci sono anche le segnalazioni di scuole, associazioni e servizi Asp, per minori in dispersione scolastica, difficoltà o degrado socio ambientale.
Si riesce ad intervenire in modo efficace? “Con difficoltà – ha spiegato Maria Battiato, assistente sociale andata da qualche mese in comando in provincia di Catania – per colpa dei troppi casi da seguire e del poco tempo che vi possiamo dedicare”.
Con quali criteri si scelgono le strutture dove inserire i minori? Come afferma Maria Battiato “la direttiva del Dipartimento, che scaturisce dai problemi economici del Comune, è quella di dare la priorità alle comunità che usufruiscono di finanziamenti regionali. Se non vi è la loro disponibilità ci rivolgiamo alle altre e comunque teniamo sempre conto delle esigenze del minore”.


Nel messinese numeri preoccupanti

MESSINA - Ci sono otto Centri di aggregazione giovanile, distribuiti nei punti critici della città – anche se più volte a rischio chiusura - ma è difficile misurarne la valenza quando si va avanti senza una progettualità che li veda parte di una sinergia di interventi.
Di fronte a una media nazionale del 18,8% di alunni che interrompono la scuola dell’obbligo o la frequentano irregolarmente, la provincia di Messina registra una dispersione di circa il 26% Un dato che però non comprende un sommerso che di contro emerge nella presa in carico del minore da parte dei Servizi sociali per interventi di natura diversa.
Risulta alto, inoltre, il numero delle presenze irregolari e il tasso d’insuccesso scolastico soprattutto nel biennio delle scuole superiori. La scarsa scolarizzazione, secondo i rilievi dell’Ussm, è uno dei fattori che si riscontrano nei minori per i quali l’Autorità giudiziaria richiede il rinvio a giudizio oltre a essere uno degli indicatori di disagio nei procedimenti amministrativi.
Altri fattori evidenziati sono l’inserimento precoce nel mondo del lavoro con forme di sfruttamento e lavoro nero, la provenienza da contesti devianti, la mancanza di punti di riferimento all’interno della famiglia.

Articolo pubblicato il 18 febbraio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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