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Province, nuovi commissari. Così il Governo bypassa l'Ars
di Antonio Leo

Lo scorso dicembre l'Ars aveva bocciato la proroga fino a giugno dei "traghettatori" nominati da Crocetta. Ora con decreto si guadagna tempo fino al 15 aprile. Cancellate le Città metropolitane: cronaca del fallimento di una maggioranza che non esiste

Tags: Province, Liberi Consorzi Dei Comuni, Comuni, Crocetta, Assemblea Regionale, Sicilia



Discutibile, molto discutibile appare la scelta dell’assessore alle Autonomie locali, Patrizia Valenti, di firmare i decreti per la nomina dei nuovi commissari delle Province (sì, proprio quelle che il governatore aveva annunciato di aver abolito oltre un anno fa). Al di là della legittimità dell’atto governativo – l'opposizione ha sollevato diversi dubbi – senz’altro appare irrispettoso da un punto di vista politico. Bisogna sapere, infatti, che a dicembre l’Assemblea regionale siciliana, l’organo rappresentativo del popolo, ha bocciato il disegno di legge con il quale la Giunta chiedeva di prorogare i commissari – nominati a Palermo in primavera – fino al 30 giugno 2014.
 
Questo si è reso necessario perché, di fatto, il Governo sulla riforma degli Enti intermedi ha cincischiato per parecchio tempo: la legge regionale 7 del 2013 – che ha previsto l’iter per la costituzione dei liberi Consorzi dei Comuni – è stata pubblicata nella Gurs (la Gazzetta ufficiale della Regione siciliana) addirittura il 29 marzo dell’anno scorso. Ma la riforma, seppur depositata due volte tra settembre e novembre (comunque tardissimo rispetto alla scadenza del 31 dicembre imposta dalla legge), non è mai approdata in Aula se non qualche giorno fa (dunque in pratica fuori tempo massimo, qui la cronistoria fino a gennaio).
 
E ora l’esecutivo di Crocetta, di fronte alla possibilità di una figuraccia colossale (chi ci torna adesso da Giletti per dire “abbiamo scherzato”), bypassa il Parlamento dell’Isola provando a guadagnare ulteriore tempo. Prova ne è che la Valenti ha già messo le mani avanti, sostenendo in Aula che l’Ars ha tempo fino al 15 aprile per approvare in via definitiva il ddl che istituisce i Consorzi. Secondo l’assessore alle Autonomie locali, infatti, basterebbero soltanto 60 giorni – qualora l’Ars respinga la riforma – per convocare i comizi elettorali e tornare così al voto per eleggere presidenti e consigli provinciali il 15 giugno, con eventuale ballottaggio il 30.
 
L’opposizione è sul piede di guerra e grida al reato istituzionale. “I commissari delle Province non sono presidenti di società partecipate. In virtù di quale legge il governo può nominare nuovi commissari? Se prima non indice le elezioni non può nominare i commissari. Siamo nella totale illegalità”, ha tuonato Santi Formica della Lista Musumeci.
 
“Non potevamo lasciare le Province senza guida, poiché i commissari erano scaduti il 15 febbraio”, ha spiegato la Valenti.
“Le nuove nomine – ha aggiunto - sono state varate per coprire il tempo fino al 30 giugno, ultima data utile per gli eventuali ballottaggi nel caso in cui la riforma delle Province non dovesse essere approvata dall'aula e si tornasse al voto”. “In questo modo - ha proseguito - dotiamo le Province di una guida e lasciamo all'aula la serenità per potere approvare la legge nei tempi necessari”.
 
Il presidente Giovanni Ardizzone, invece di difendere l’istituzione che presiede, plaude alla decisione del governo in quanto “dà la possibilità all’aula di approfondire questa importante riforma”.
 
Ma si tratta di una scelta su cui già – lo ribadiamo – i deputati siciliani si erano espressi chiaramente: niente proroghe. La sovranità del Parlamento è stata violata a causa delle beghe della maggioranza, fino a ieri l’altro rissosa su un testo che non piace a nessuno. Nemmeno ai grillini che, alla fine, dovrebbero votare sì turandosi il naso, per non “disobbedire” al responso del sacro web. Ma i cinquestelle sono imprevedibili e non possono essere considerati l'affidabile stampella di una maggioranza che non esiste, fondata su un partito (quello democratico) diviso in mille rivoli e distinguo.
 
Ieri si è avuta la prova finale dell’ormai insostenibile debolezza dell’esecutivo: è  successo che l'Assemblea regionale ha approvato un subemendamento dell'opposizione che cancella le città metropolitane dalla riforma delle Province. Il subemendamento, firmato dai deputati di Forza Italia, è passato con 40 voti a favore, compresi quelli dei grillini. La sensazione comunque è che la Giunta andrà avanti, caracollante, per tutta la legislatura. Al prossimo giro “solo” 70 deputati contro gli attuali 90. E chi ci torna a casa?

Articolo pubblicato il 19 febbraio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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