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Città metropolitane KO, Orlando: commissariare la Regione
di Antonio Leo

Il sindaco di Palermo si scaglia contro governo Crocetta e Ars. Anche il primo cittadino di Catania, Enzo Bianco, a muso duro: "Errore clamoroso". Il presidente si appella ad Alfano, ma così non può andare più avanti

Tags: Città Metropolitane, Province, Catania, Palermo, Messina, Rosario Crocetta, Angelino Alfano, Giuseppe Lupo, Baldo Gucciardi



“Questa è una Regione che va commissariata al più presto per il bene dei siciliani”. A tirare le somme, dopo il brutto pasticcio della bocciatura delle Città metropolitane, non è un dipendente delle Province, un forcone, un fedelissimo di Nello Musumeci o un integerrimo grillino.
 
A sentenziare il fallimento del Governo, e della maggioranza inesistente che lo sostiene, è Leoluca Orlando, sindaco di sinistra della Capitale dell’Isola. “Dopo aver approvato una legge finanziaria che non ha passato il vaglio del Commissario dello Stato – ha dichiarato il primo cittadino palermitano - ed ha suscitato da un lato ilarità e dall'altro preoccupazione in tutta Italia, l'Ars cancella, fatto unico, le città metropolitane, non solo dimostrando di essere indietro nel tempo rispetto allo sviluppo istituzionale del paese, ma soprattutto tagliando fuori quasi tre milioni di siciliani dalle possibilità che questa nuova forma istituzionale offre in termini di rapporti privilegiati con gli investitori e per l'accesso ai fondi comunitari”.
 
Sono proprio i sindaci delle – possiamo considerarle ex, salvo colpi di scena – “Metropoli” (Palermo, Catania e Messina) a sobbalzare dalla sedia. Ieri il Parlamento siciliano ha cancellato con un colpo di spugna la possibilità di attrarre fiumi di investimenti. “Circa 140 milioni di euro dai fondi Pon”, aveva fatto i conti Enzo Bianco nel corso della “Campagna etica 2014”, che il QdS ha organizzato sabato scorso all’Hotel Sheraton di Acicastello. “Si tratta di un errore clamoroso – ha tuonato Bianco - di un atteggiamento incomprensibile che sa di ripicca, di scontri politici che passano sulla testa della gente in un clima di assoluta irrazionalità”.
 
A quali scontri si riferisce il primo cittadino del Capoluogo etneo? Basta fare qualche rapido conto. Il subemendamento, firmato dai deputati di Forza Italia, è passato con 40 voti a favore, compresi quelli dei 5stelle. È certo però che la stessa maggioranza non ha votato in modo compatto (i deputati alleati di Crocetta in aula erano 39, ne bastavano 38, ma contro l'emendamento si sono espressi solo in 34): secondo alcune indiscrezioni dell’Ansa tra i “franchi tiratori” ci sarebbero due deputati dell’Udc e un parlamentare dei Democratici riformisti per la Sicilia, mentre altri non sarebbero nemmeno entrati in Aula. Rimane il dubbio su come abbia votato qualche deputato del Pd.
 
Giuseppe Lupo, il grande sconfitto delle primarie siciliane dei democratici, ha dichiarato: “Il voto che sopprime le città metropolitane dalla riforma delle Province è un fatto grave, comunque il dato politico è chiaro: la maggioranza traballa”.
 
È evidente che così non si può più andare avanti. “A questo punto ognuno si assuma le proprie responsabilità: tutti i deputati, di opposizione e di maggioranza, abbiano il coraggio delle loro scelte e rinuncino al voto segreto”. La sfida l’ha lanciata Baldo Gucciardi, capogruppo all’Ars del Pd.
 
Intanto oggi dovrebbe riprendere l’esame del ddl: in ballo resterebbe solo l’istituzione dei Liberi consorzi. A dirla tutta, in effetti, è stato cancellato solo una parte del comma 2 dell’art. 1 del testo governativo che disciplinava le modalità di istituzione delle Città metropolitane. Ancora in piedi, invece, è l’articolo 7 che ne prevede la costituzione, ma a questo punto – per coerenza – dovrebbe essere cassato anche questo.
 
“In sostanza – ha dichiarato ieri il presidente del Parlamento siculo, Giovanni Ardizzone - adesso le Città metropolitane fanno parte dei Liberi consorzi, dunque con questo voto si danneggiano i piccoli Comuni”. Crocetta, disperato, si appella ancora una volta ad Angelino Alfano: “a Roma non è alleato del Pd?”. Ma la sensazione è che qui neanche Matteo Renzi ci può.

Articolo pubblicato il 19 febbraio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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