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Quotidiano di Sicilia

“Regione, logica miope e senza programmazione”
di Raffaella Pessina

Documento della Conferenza episcopale siciliana inviato all’Ars. Il presidente Ars, Ardizzone: “Importante l’allarme dei vescovi”

Tags: Ars, Giovanni Ardizzone



PALERMO - Procede lentamente e non senza polemiche l’approvazione della legge di riforma delle province all’esame dell’Assemblea regionale siciliana. Ieri è proseguito l’esame del ddl. Mercoledì scorso è stato approvato l’articolo 1, con un emendamento sostitutivo del Governo che ha fatto decadere tutti gli altri emendamenti presentati in precedenza.

Il primo articolo stabilisce che in sede di prima applicazione della legge, e fino all’approvazione di una successiva norma, che i liberi consorzi dei Comuni coincidano con le 9 province regionali. Il presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta, ha inoltre garantito il mantenimento dei livelli occupazionali, ribadendo che in questa fase, non essendoci trasferimenti di funzioni, la situazione rimarrà immutata. Diverse le posizioni dei vari gruppi parlamentari: Totò Cordaro del Pid ha detto che “il dialogo deve passare dal principio dell’elezione diretta, almeno per quanto riguarda i presidenti dei Liberi Consorzi. Bernardette Grasso, Grande Sud, ribadisce che si deve “parlare dei territori, e nessuno vuole delegittimare le istituzioni, ma i partiti devono restare fuori da questi processi, l’elezione dei liberi consorzi deve restare al di fuori della loro portata”.

Antonello Cracolici del Pd in un primo tempo aveva proposto di rimandare ai singoli statuti la scelta della modalità di elezione, decidendo in un secondo momento, e autonomamente, se indire elezioni diretti per il rinnovo degli organi. Ma la proposta è stata quasi subito ritirata. Mercoledì inoltre il Governo è stato battuto in Aula, su un emendamento presentato dal Movimento cinque stelle per la modifica all’articolo due che prevede l’obbligo, per i Comuni che intendono aderire a un Libero Consorzio, dell’indizione di un referendum: 39 voti favorevoli contro 37 contrari.
 
A seguito di questo episodio la tensione è salita alle stelle, con un battibecco tra i due presidenti, della Regione e dell’Ars. Crocetta ha perso la pazienza “Voi questa legge non la volete fare, questi continui scontri non sono un atteggiamento degno di un parlamento, ma noi andiamo avanti. Sappiate però che ci esponiamo in questo modo alla censura del commissario dello Stato”. Ardizzone ha replicato duramente: “Non scarichiamo sull’Ars responsabilità che non ha. Ciò che mi preoccupa è che si dica che non ci sia la copertura finanziaria, sollecitando in questo modo una impugnativa che non ci possiamo permettere”. Il Parlamento ha dovuto subire anche le bordate della conferenza episcopale che in una nota esprime “preoccupazione per l’irrisolta vicenda della tanto propagandata riforma delle Province che finora ha prodotto solo l’abolizione dell’esistente e il protrarsi delle gestioni commissariali”. “Il governo regionale ha privilegiato un diverso approccio, determinato essenzialmente da esigenze di protagonismo mediatico, gettando nel caos le amministrazioni provinciali siciliane con gravi disagi per taluni settori della vita sociale, come l’istruzione e le infrastrutture, o le società partecipate con ricadute sui cittadini”.
 
Nel documento finale della sessione invernale della Conferenza episcopale siciliana, viene scritto che esiste un “Deficit di programmazione e di prospettiva progettuale”, frutto di “una logica miope fatta di localismi e frammentazione”, priva di ampio respiro e perciò “incapace di innescare mutamenti strutturali e di generare autentico e duraturo sviluppo” con l’urgenza di “cambiare passo se si vuole operare una inversione di tendenza che scongiuri il tracollo dell’Isola”. La “mancanza” di un virtuoso e tempestivo utilizzo delle risorse dell’Unione europea, “sembra essere una deprecabile costante delle politiche pubbliche regionali”, in un contesto in cui la macchina amministrativa regionale è attraversata da “distorsioni, corruttele ed inefficienze che vanno certamente corrette con decisione”. Giovanni Ardizzone ha commentato dicendo: “Sono gratificato per l’apprezzamento che la Conferenza episcopale siciliana ha fatto al Parlamento regionale per i provvedimenti attuati in ordine al contenimento dei costi della politica. Ritengo che non bisogna assolutamente sottovalutare o, peggio ancora, ignorare l’allarme lanciato dai vescovi siciliani sulla situazione economica, sociale e politica della nostra Regione”. “Per superare l’attuale fase di congiuntura –ha detto il Presidente- sono necessarie scelte coraggiose, ma soprattutto condivise non solo all’interno del Palazzo. Per questo motivo, nei prossimi giorni mi incontrerò con il cardinale di Palermo, Paolo Romeo, per continuare il dialogo già avviato sugli ulteriori spunti di riflessione e approfondimento che provengono dal documento della Cesi”.

Articolo pubblicato il 21 febbraio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Giovanni Ardizzone
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