Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia � su Twitterrss qds

Quotidiano di Sicilia

Etna e Unesco, il matrimonio c’è stato adesso si operi per fruizione e tutela
di Agostino Laudani

Nel riconoscimento ufficiale, il programma di azione per far decollare il Patrimonio dell’Umanità

Tags: Unesco, Etna, Andrea Orlando



NICOLOSI (CT) – “Uno dei vulcani più emblematici e attivi del mondo”, perché se ne parla da quasi tre millenni e pertanto già questo è “uno dei record mondiali più documentati nel campo dei vulcani”. Troviamo anche queste parole nella lunga motivazione con la quale l’Unesco, otto mesi fa, ha dichiarato l’Etna “Patrimonio mondiale dell’Umanità”. Il ministro dell'Ambiente, Andrea Orlando, ha definito l'inserimento del vulcano nella lista Unesco “un risultato importante che riconosce l'unicità del patrimonio naturale italiano e il lavoro svolto negli ultimi anni dal Parco dell'Etna e dal Ministero, che nel gennaio 2012 ne ha patrocinato la candidatura”.

MAGNIFICO VULCANO - L’Etna è stato inserito dall’Unesco nella lista dei siti naturalistici (solo altri tre in Italia: Dolomiti, Eolie e Monte San Giorgio) secondo il criterio VIII delle Linee Guida. Si sottolinea in modo inequivocabile l’unicità e l’eccezionale valore universale del vulcano siciliano: “Il monte Etna è rinomato per l’eccezionale livello di attività vulcanica e per le testimonianze inerenti a tale attività (…). Questa eccezionale attività vulcanica è stata documentata dall’uomo per almeno 2.700 anni ed è una delle più lunghe registrazioni documentate al mondo di vulcanismo storico (…). Oggi l’Etna è uno dei più studiati e monitorati vulcani del mondo e continua ad influenzare la vulcanologia, la geofisica e altre discipline di scienze della terra”.

IL CUORE DELL’ETNA - La parte dell’Etna riconosciuta è nello specifico la zona “A” del Parco, quella a protezione integrale, la sommità dei crateri, circa 19 mila ettari, che per il 97,4% sono pubblici, di proprietà dell’Azienda Foreste demaniali, dei Comuni, del Parco. Questa core zone è circondata da una zona cuscinetto, la buffer zone, dove maggiore è la pressione dell’uomo che ha spesso stravolto il territorio: il 56,6% di questa zona infatti è di proprietà privata. Sono zone da difendere ma soprattutto da valorizzare, perché il nobile obiettivo della tutela si coniughi al meglio con una fruibilità concreta e crescente.

LA NATURA E L’ECONOMIA - Come fare? Di rilancio ha parlato ampiamente Marisa Mazzaglia, presidente del Parco dell’Etna, durante l’apertura catanese della Campagna Etica 2014 del Quotidiano di Sicilia. “La nostra è una realtà unitaria e importante – spiega la presidente - che non fa solo da ‘sfondo’ alla città di Catania. La straordinaria biodiversità dell’Etna è la chiave per rilanciare l’economia del nostro territorio, puntando sulla straordinaria valenza dal punto di vista ambientale, educativo e culturale, che dev’essere il contenuto della nostra azione”.

IL TURISMO - Nel concreto, la Mazzaglia ha spiegato che il turismo nel Parco “non vive una situazione positiva, perché un milione di visitatori l’anno (di cui 400 mila raggiungono la zona A) rappresentano numeri ottimi, ma marginali rispetto ad altri siti naturalistici. Bisogna quindi trasformare il turismo mordi e fuggi, in turismo stanziale. Va esaltato lo spirito d’identità del territorio con un progetto di marketing turistico, che dia valore aggiunto anche ai prodotti locali. Una proposta concreta: istituire Zone franche naturali per dare agevolazioni agli imprenditori che decidono di investire in questa parte del territorio”.

RACCOMANDAZIONI UNESCO - A spulciare il documento Unesco che accoglie l’Etna come Patrimonio dell’Umanità, si trovano tante importanti “raccomandazioni”. L’Unesco innanzitutto si “congratula con le autorità locali, regionali e nazionali di governo, personale del parco, guardie forestali, gli scienziati che hanno collaborato e istituzioni scientifiche e organizzazioni non governative per il loro impegno, per poi evidenziare i “pericoli naturali derivanti dall’attività vulcanica, che possono rappresentare un rischio per determinate caratteristiche e strutture del parco e oltre”.
Riprendendo anche i contenuti del documento preparatorio elaborato dal Parco stesso, l’Unesco prescrive il “rafforzamento dei servizi per i visitatori , tenendo conto delle migliori pratiche e delle lezioni apprese in altri analoghi beni del Patrimonio Mondiale”.
L’Unesco quindi “richiede allo Stato membro di coordinare le autorità regionali e nazionali e di mantenere e rafforzare il loro sostegno, per aumentare ulteriormente la capacità di gestione”; raccomanda di “rivedere e aggiornare il piano di gestione”, al fine di “rafforzare l’armonizzazione tra le varie organizzazioni di gestione e i partner del settore privato nell'uso dei beni, per garantire che le caratteristiche geologiche in sospeso non siano negativamente influenzate dalle pressioni crescenti del turismo”, “rafforzare i meccanismi per monitorare l'uso dei visitatori e bilanciare la tutela dei valori del patrimonio naturale con una maggiore esperienza del visitatore”, “favorire una migliore ricerca e il monitoraggio dei valori con l'inserimento di altro personale tecnico come parte integrante del team di gestione del sito”, “favorire lo scambio di esperienze di gestione e promozione di opportunità scientifiche e didattiche tra l'Etna e Isole Eolie”. Per migliorare l’esperienza del visitatore, le parole dell’Unesco non potrebbero essere più chiare: “Il parco e le autorità regionali e nazionali collaborino con relativi finanziamenti e partner tecnici” con “miglioramenti alle strutture educative e di ecoturismo ambientale e strutture turistiche, sia nella zona cuscinetto che in una più ampia zona del parco”.

COLLABORAZIONE
- Le idee, le linee guida, le ‘raccomandazioni’ non mancano di certo, ma è impensabile che il Parco da solo, qualche Comune in forma isolata, o la disastrata Regione “dall’alto” possano fare miracoli. Quel che serve è la sinergia, e lo ricorda la presidente Mazzaglia. “Il riconoscimento dell’Unesco - sottolinea - è una medaglietta per ribadire quanta importanza devono avere le politiche nazionali, regionali e locali in merito alla gestione dell’ambiente. Per questo dobbiamo guardare alle raccomandazioni che ci vengono fatte dall’Unesco, avviando un’azione coesa per una migliore gestione di questi siti. La strada è quella della collaborazione".

Articolo pubblicato il 22 febbraio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus