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Città metropolitane: Palermo, Catania e Messina sulle barricate
di Redazione

I sindaci dei tre Centri fanno fronte comune per spingere l'Ars ad approvare il ddl, scongiurando la perdita dei fondi Ue. Leoluca Orlando: "Senza la riforma, la Regione dovrà essere commissariata"

Tags: Città Metropolitane, Province, Catania, Palermo, Messina, Rosario Crocetta, Leoluca Orlando, Enzo Bianco, Renato Accorinti, Michele Pagliaro, Cgil



Palermo, Catania e Messina serrano le fila. Le tre aspiranti Città metropolitane, che proprio sul più bello rischiano di vedersi sfilare l’agognato riconoscimento da un’Assemblea regionale siciliana a umori variabili, fanno fronte comune con la Cgil per dare uno scossone al Palazzo dei normanni.
 
Nel corso della tavola rotonda, sono intervenuti i sindaci dei tre Centri più popolosi dell’Isola oltre al leader della Cgil isolana, Michele Pagliaro.
 
Il sindaco di Palermo e presidente dell'Anci Sicilia, Leoluca Orlando, ribadisce – come aveva già fatto nei giorni scorsi - che se l'Assemblea siciliana non approverà la riforma delle Province e l'istituzione delle città metropolitane, “la Regione dovrà essere commissariata”.
 
“Non siamo in presenza di una scelta politica – ha chiarito Orlando - ma costituzionale: la Costituzione prevede le città metropolitane che con la programmazione 2014-2020 saranno interlocutori diretti dell'Ue. Mi sento ridicolo quando partecipo ai tavoli sulle città metropolitane perché non vorrei passare come abusivo”.
 
“La Regione per un comportamento incomprensibile rischia di tagliare fuori non Palermo, Catania e Messina ma la Sicilia dal circuito nazionale ed europeo delle città metropolitane”, ha aggiunto il primo cittadino del Capoluogo di Sicilia. “L'Assemblea è ancora in condizione di confermare che la speciale autonomia siciliana serve allo sviluppo e non a isolarla - ha continuato - L'Ue ha deciso di assegnare alle città metropolitane un canale accelerato di risorse finanziarie: per il primo anno abbiamo 1 miliardo di euro”.
 
“Ma il tema riguarda l'impianto complessivo - ha concluso - sarebbe singolare che le città metropolitane di Bari o di Bologna, notoriamente pari alla metà di Palermo, possono accedere alle risorse dell'Ue e Palermo, Catania e Messina no”.
 
Sulla stessa lunghezza d’onda il pensiero di Renato Accorinti, sindaco di Messina. “Non sono qui da sindaco ma da siciliano: con le città metropolitane saremo più forti nel contrattare con l'Unione europea, è un'occasione imperdibile”.
 
“Sto cercando di unire Messina a Reggio Calabria – ha poi spiegato Accorinti - costituendo una flotta intercomunale per abbattere i costi dei trasporti. In Sardegna il diritto alla continuità territoriale esiste, noi chiediamo esattamente questo”. Domani al Parlamento siculo riparte la discussione. Occhi puntati dalle tre “metropoli”.
 

Articolo pubblicato il 24 febbraio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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