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Reinserimento detenuti, la Sicilia inizia finalmente a muoversi
di Fabrizio Margiotta

Al Sud e anche nell’Isola 388 enti no profit si sono impegnati nel recupero di 1.300 minori autori di reato. I progetti avviati mirano a reintegrare il carcerato nel contesto sociale e lavorativo

Tags: Carcere, Detenuti



PALERMO - Com’è possibile dare speranza a chi è rimasto segnato dalla vita e dalle situazioni? Come si interviene per cambiare il destino, spesso tragico, di tanti giovani (e meno giovani) che hanno scelto la via della delinquenza come rimedio ai loro problemi economici, personali, sociali? Chi crede di avere risposte esaustive e soluzioni davvero definitive si faccia avanti. Chi conosce il mondo penitenziario, sa bene che l’ora di rimboccarsi le maniche è arrivata da un pezzo, non si può più aspettare.

“Pena & Territorio” è un notiziario quadrimestrale con cui l’Ufficio rapporti con le regioni del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, che fa capo al ministero della Giustizia, informa la collettività su statistiche, ricerche e progetti, accordi relativi all’inserimento (o reinserimento) sociale e lavorativo dei detenuti. Se nella prima pubblicazione del 2013 non era pervenuto alcun dato siciliano, in quella diffusa a inizio febbraio troviamo notizie interessanti sull’attuale stato di sviluppo dei programmi siciliani di reinserimento.

In particolare, la nostra Sicilia è una delle quattro regioni incluse nel cd. Obiettivo convergenza 2007-2013 (le altre sono Calabria, Puglia e Campania), un percorso di legalità rivolto ai minori. Di cosa si tratta? Negli ultimi anni si è messo in piedi un network di imprese ed enti no profit, composto da ben 388 enti, che si sono impegnati per il recupero di circa 1.300 minori autori di reato. Tramite 21 sedi operative, dislocate sulle diverse province del Meridione, si sono avviati oltre 200 giovani a concrete esperienze di lavoro remunerate con borse di lavoro mensili, e non sono mancate neanche le assunzioni presso le ditte ospitanti. L’associazione Euro di Palermo, con il finanziamento del ministero dell’Interno, nell’ambito del Pon “Sicurezza per lo sviluppo del Mezzogiorno d’Italia”, è stata al centro di questi progetti, testimoniando che la Sicilia c’è, è presente, non demorde.
 
Orientare professionalmente i giovani con trascorsi criminali, insegnargli un mestiere attraverso training lavorativi sul campo, assisterli con la consulenza specialistica di professionisti-tutor, sono tutte azioni che meriterebbero una medaglia al valore, più che una semplice menzione. Certo, ci vogliono i soldi, ma di sicuro quando sono spesi bene i risultati non tardano ad arrivare.
E a proposito di menzioni e riconoscimenti, delle targhe di merito sono anche state riconosciute all’Ente scuola edile di Catania e all’impresa Camillo Alessi di Palermo, per l’impegno dimostrato nell’ambito del Network etico per la giustizia minorile, date le assunzioni di ragazzi in difficoltà.

Qualcosa si sta muovendo in questa dimenticata Sicilia: i 1.300 minori di cui parlavamo prima, hanno potuto usufruire di ben 205 stage (46 solo in Sicilia) con borsa mensile di 400 euro. Sono numeri incoraggianti, ma molto più toccanti sono le storie che si celano dietro questi dati: come quella di Fausto che, a Catania, dove stava scontando già da quattro anni una pena detentiva, ha ottenuto dal giudice l’affidamento in prova ai servizi sociali e il rientro in famiglia. Ha lavorato sodo alla scuola edile, lui che non aveva mai lavorato, acquisendo le competenze tecniche di manovale e, successivamente, di aiuto muratore; ha imparato a installare pannelli fotovoltaici, a occuparsi di manutenzione degli spazi verdi, ciò che nel presente (e nel futuro) serve (e servirà) per ridare lustro e nuove possibilità alle nostre città martoriate.

E c’è poi “Terzo tempo”, il progetto Uisp volto all’avviamento, in un triennio, di un programma di attività sportive, di formazione, di inserimento lavorativo. L’obiettivo primario è quello di creare degli spazi fruibili dai detenuti fuori dalle mura circondariali (del Malaspina di Palermo e del Bicocca di Catania), e aperti anche ai ragazzi dei relativi quartieri. Perché quando si tratta di giovani e giovanissimi, non ci sono delinquenti e santi, ma solo creature che hanno eguale diritto di divertirsi, di lavorare e di costruire, insieme, il proprio futuro.

Articolo pubblicato il 25 febbraio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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