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Roberto Lagalla: «Tagliate le spese inutili per puntare sulla qualità»
di Gaia Perniciaro

Forum con Roberto Lagalla, rettore Università di Palermo

Tags: Roberto Lagalla, Unipa



Sappiamo che il 31 ottobre scadrà il suo mandato presso l’Università di Palermo, ci può tracciare un bilancio della sua attività?
“Il consuntivo che mi accingo a definire parte dal piano strategico triennale che voleva rispondere alla situazione finanziaria ereditata dal mio predecessore, ovvero un deficit di 30 milioni di euro e un bilancio di competenza che da 10 anni non chiudeva in pareggio, alla riduzione dei trasferimenti dallo Stato centrale all’università pari a 1 miliardo dal 2009, quindi 35 milioni di euro per l’università di Palermo, e alla riforma legislativa che ha radicalmente trasformato il sistema universitario. Dopo una manovra di tre anni che è valsa dunque 65 milioni di euro, abbiamo chiuso il 2011 in pareggio di competenza, ma con un residuo di disavanzo amministrativo, e il 2012 con un leggero avanzo di amministrazione. Per il 2013 tendiamo di riconfermare lo stesso avanzo amministrativo”.

Come avete sopperito alla mancanza di 65 milioni di euro nel vostro attivo?
“Subito ci siamo resi conto che era necessaria una riorganizzazione strutturale per un contenimento di costi e non solo per un aggiustamento formale del bilancio, una trasformazione che è poi coincisa con una legge di riforma del sistema universitario voluta dalla nazione”.

Può spiegarci meglio le operazioni che avete messo in pratica?
“Abbiamo ridotto le strutture universitarie, tagliato tutte le spese non giustificabili o voluttuarie e sicuramente comprimibili e revisionato attivi e passivi grazie al giudizio esterno di una società certificata. Abbiamo cercato e ottenuto un restiling degli uffici amministrativi e degli incarichi di dirigenza, prima contavamo 16 dirigenti mentre adesso 7, ed è diminuito il numero dei dipartimenti, da 81 a 32 e, con la legge Gelmini, 20. Stiamo diminuendo il personale docente e tecnico amministrativo, negando a tutti i docenti la possibilità del biennio aggiuntivo al compimento dei 70 anni di età e chiedendo al personale rimasto di lavorare di più e meglio in strutture più razionali e confinate. Abbiamo ridotto ma qualificato l’offerta formativa, da 170 corsi a 122, imponendo una selezione per tutti i corsi di laurea con una valutazione preliminare della capacità di apprendimento degli studenti, riequilibrato il rapporto fisso tra numero dottorandi di ricerca, assegni e posti di ricercatori, adesso contiamo 120 borse invece della 225 del 2008, 60 assegni l’anno e 30 posti”.

Non pensa che con tagli imposti dallo Stato la ricerca sia penalizzata?
“è possibile potenziare la ricerca su finanziamenti europei e su finanziamenti strutturali, anche con la partecipazione congiunta delle imprese locali nel tempo abbiamo ricevuto oltre 120 milioni di euro. Purtroppo la rete della piccola e media impresa siciliana guarda ancora oggi più alla conservazione del risultato che non all’investimento di prodotto a lungo termine”.

Quanti docenti avete adesso in organico?
“Considerando i nuovi inserimenti, ma non i risultati dei concorsi in itinere, adesso vantiamo in organico 1.850 docenti invece dei 2.000 nel 2008”.

Come avete affrontato gli aspetti logistici?
“Abbiamo razionalizzato gli spazi di proprietà, passando da 2 milioni e mezzo di fitti passivi annui a meno di 300 mila euro all’anno, e fatto grossi interventi di riqualificazione ricorrendo al mutuo perché non volevamo gravare sul bilancio oltremisura. Sono in corso lavori di razionalizzazione degli spazi delle Facoltà di Lettere e Filosofia e di Scienze della Formazione”.

Questi cambiamenti hanno permesso la salvaguardia dei servizi agli studenti?
“Non solo abbiamo mantenuto la qualità dei servizi agli studenti, ma l’abbiamo aumentata. Oltretutto in Italia richiediamo mediamente le tasse più basse, siamo seguiti solo dall’Università di Potenza che però è aiutata economicamente dalla Regione Basilicata. Abbiamo speso anche molto impegno sul tema dell’internazionalizzazione”.

Abbiamo detto che alcune regioni continuano ad appoggiare pienamente le università locali, può descriverci invece il rapporto tra l’università degli Studi di Palermo e la Regione siciliana?
“La Regione Siciliana manca di ogni raccordo organico e sistemico con le università. Non si può fare conoscenza, innovazione e programmazione regionale senza tenere conto del protagonismo necessario e riconosciuto in tutto il mondo del sistema universitario. Attualmente il nostro rapporto è occasionale e di questo passo ho poca fiducia nel futuro della società”.

Molti lamentano l’ignoranza di chi lavora negli apparati della Regione, avete mai ipotizzato insieme alla possibilità di istituire dei corsi di formazione per migliorare questa situazione?
“Fossi in Crocetta, anziché demonizzare il problema dei gabinetti occupati da classi ignoranti premiate solo per i voti che hanno portato alla politica, metterei a disposizione i posti in gabinetto a giovani laureati fino a 40 anni con dottorato di ricerca, la conoscenza di almeno due lingue ed esperienza in una serie di settori, dopo averli valutati con l’ausilio di una commissione internazionale scevra da condizionamenti. Si tratterebbe di un patto per la valorizzazione del capitale umano tra Università e Regione”.

Articolo pubblicato il 26 febbraio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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