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Mercato immobiliare stritolato dalle tasse
di Jessica Marzella

Troppi balzelli gravano sulla richiesta di mutui per la casa: ecco i risultati dello studio di Confedilizia sulla patrimoniale

Tags: Immobili, Confedilizia, Mutui



La prima cosa alla quale si pensa quando si vuole acquistare casa, che si tratti di una giovane coppia oppure di un single che si trasferisce in un nuovo appartamento, è la scelta del mutuo che permetterà di finanziare l’acquisto. Si tratta di una scelta importante e molti consumatori cercano di risparmiare sulle spese cercando di scoprire quali sono i mutui online più vantaggiosi e più adatti alle proprie esigenze.
 
Trovare il mutuo meno caro per l’acquisto della casa ormai è semplice, grazie ai numerosi portali di comparazione online che permettono di confrontare i prodotti di Barclays con quelli di Cariparma e degli altri istituti di credito.
Nonostante la facilità con la quale è possibile capire quali sono i mutui migliori per acquistare casa, le richieste per aprire un mutuo, e conseguentemente gli acquisti di immobili, sono in calo. Colpa della crisi economica e della stretta creditizia delle banche, ma, secondo Confedilizia, non solo.
 
Dall’ultimo studio di Confedilizia, infatti, emerge che la crisi del mercato edilizio può essere imputata anche all’aggravio fiscale sulla casa, che ha provocato non solo il crollo delle compravendite, ma anche del valore degli immobili.
 
In particolare, si legge nel rapporto di Confedilizia, il passaggio dall’Ici all’Imu ha avuto l’effetto di una patrimoniale straordinaria, dal valore di 355 miliardi di euro, tutti a carico di famiglie e imprese. L’arrivo della Tasi, poi, si supererà il 25% del Pil.
 
Tra il 2011 e il 2012 le tasse sulla casa hanno subito un aumento, passando dai 9 miliardi raccolti con l’Ici ai 23,7 miliardi raccolti con l’Imu, per un totale di 14,7 miliardi di euro in più. Insomma, l’Imu ha avuto l’effetto di una vera e propria patrimoniale straordinaria, i cui effetti si sono subito riversati sull’edilizia, sia residenziale che non residenziale.
 
Tra il 2011 e il 2012, infatti, le vendite sono diminuite, su scala nazionale, dal 25,4 al 26%. In particolare, il crollo delle compravendite è stata più sentito al nord est, nord ovest e nel centro Italia: in queste zone si concentra infatti il 70% delle abitazioni vendute.
Minore l’impatto dell’Imu sulle compravendite nell’Italia meridionale continentale, dove il crollo è pari al 22%, mentre nelle isole il crollo delle compravendite raggiunge il 28%.
 
In totale, nel 2012 sono state perse oltre 150mila compravendite, il peggior risultato dal 1985. Infatti, la domanda di acquisto degli immobili cala perché i consumatori sono scoraggiati dall’aumento del carico fiscale e magari preferiscono rimanere in affitto e rinunciare alla casa di proprietà. D’altra parte, i proprietari di immobili che non hanno un bisogno immediato di vendere, preferiscono aspettare per non dover accettare la riduzione del valore della casa, quindi del prezzo di vendita.
Il crollo, infine, riguarda anche gli immobili non residenziali, come uffici e capannoni: le compravendite di questi immobili sono infatti diminuite del 25%.

Articolo pubblicato il 26 febbraio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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