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L’edilizia manda a picco l’occupazione
di Michele Giuliano

Dati drammatici quelli presentati dalla Fillea Cgil per l’ultimo quinquennio: persi 70 mila posti di lavoro e fallite 600 imprese. Situazione connessa al calo delle opere pubbliche: -60 per cento; crisi peggiore in Italia

Tags: Edilizia, Lavoro, Fillea Cgil



PALERMO - Settantamila posti di lavoro in meno, una contrazione del 60 per cento delle gare pubbliche e circa 600 imprese fallite, di cui solo 475 l'anno scorso. A snocciolare i dati della crisi dell'edilizia in Sicilia nell'ultimo quinquennio è la Fillea Cgil, che ha organizzato un'iniziativa per ricordare Giuseppe Burgarella, l'operaio edile e sindacalista che un anno fa si tolse la vita e per rilanciare le proposte del sindacato per arginare la crisi e creare lavoro nel comparto.

Un vero e proprio bollettino di guerra: “Senza dubbio - ha detto Mauro Livi della segreteria nazionale della Fillea Cgil - c'è un problema al Sud e gli indicatori dell'edilizia mostrano una situazione preoccupante. Sono indispensabili - ha proseguito - interventi che mettano al centro il lavoro, gli investimenti, i diritti e il rispetto delle regole con i rinnovi dei contratti”. In Sicilia, infatti, nel 2012 le ore lavorate e il monte salario sono diminuiti del 22 per cento, mentre nel resto d'Italia del 7 per cento così come gli operai siciliani sono scesi al 24 per cento rispetto al 12 per cento del Paese. Nel corso dei lavori sono state illustrate anche le proposte del sindacato, presentate al Governo regionale e nazionale, per una burocrazia più snella e per accelerare l'iter affinché siano rese subito disponibili le risorse già stanziate dando alle imprese aggiudicatarie degli appalti la possibilità di avviare i lavori. La Regione sta cercando in questi giorni febbrili di contatti con il governo nazionale di trovare altre risorse per risollevare la produttività delle imprese e l’occupazione.
 
Il sindacato però non sembra molto convinto della strategia dell’esecutivo guidato dal presidente Rosario Crocetta: “L’intervento del governo nazionale per superare lo stallo in cui si trova la Sicilia – rileva Michele Pagliaro, segretario generale della Cgil Sicilia - è importante e deve essere concreto ed immediato, ma Crocetta non può pensare che Roma gli toglierà tutte le castagne dal fuoco. La Regione deve agire, e in fretta, su riforme e ristrutturazione della spesa: il fattore tempo nella situazione data diventa fondamentale”.
 
Lo stesso Pagliaro in questi giorni ha chiamato a raccolta per un esecutivo straordinario la sua organizzazione. Per il risanamento dei conti il sindacato della Camusso propone un confronto tra politici, tecnici e parti sociali per l'elaborazione di un piano da confrontare anche con l'Esecutivo nazionale, che possa, “gradualmente ma senza tentennamenti”, essere adottato nel breve e medio periodo.

“Il punto è adesso mettere in fila le priorità e andandole depennando, con l'ausilio e nel confronto con tutti i soggetti interessati – dice il leader siciliano della Camera del lavoro -. Solo così, con le risposte concrete si potrà ridurre il rischio di conflitto sociale. In questo momento i tatticismi finalizzati ai posizionamenti - osserva il segretario della Cgil - devono essere messi da parte in nome di qualcosa di più importante: l'uscita dal vicolo cieco in cui si trova la Sicilia. Gli interventi su cui sta lavorando l'assessore Bianchi dovranno essere coerenti e risolutivi”.
 

 
L’approfondimento. L’ultimo biennio è stato quello più disastroso
 
La Sicilia archivia il 2013 come uno degli anni più bui dal punto di vista economico e dell’occupazione. Uno studio appena pubblicato dal servizio statistica della Regione siciliana, in base ai primi nove mesi dell’anno appena trascorso, rivela che il biennio 2012-2013 è stato disastroso con il prodotto interno lordo reale crollato del 6,5 per cento: l’isola ha fatto peggio rispetto alla media nazionale (-4,4 per cento) e peggio rispetto a quella del Mezzogiorno (-5,6 per cento). Performance che si sono abbattute sull’occupazione, con una emorragia di posti che sembra inarrestabile. Nei primi nove mesi del 2013, secondo il dossier della Regione sono stati persi 13 mila posti di lavoro nell’agricoltura (-13 per cento rispetto allo stesso periodo del 2012) e 50 mila posti nei ‘servizi’ (-4,7 per cento), in particolare 38 mila posti in fumo nel commercio. Non va meglio nell’industria in senso stretto con una perdita dello 0,5 per cento e nelle costruzione con un calo degli occupati del 7 per cento. Sintomatico il dato sugli ammortizzatori sociali: nei primi nove mesi del 2013 le ore di cassa integrazione richieste all’Inps sono diminuite del 36,4 per cento (pari a 8,6 milioni) rispetto all’analogo periodo del 2012.

Articolo pubblicato il 28 febbraio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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