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Quotidiano di Sicilia

Palermo - Suolo pubblico: caos imperante. Fioccano multe per i ristoratori
di Gaspare Ingargiola

Nel complicato dibattito fra amministrazione e Consiglio comunale si è adesso inserita anche l’Asp. Il nuovo regolamento si fa attendere e non si preannunciano tempi rapidi

Tags: Palermo, Asp



PALERMO - Regolamenti che si sommano l’uno sull’altro, pareri che sbucano un po’ a sorpresa, contrasti politici tra Assessorato e Consiglio comunale, contravvenzioni a gogò. La nuova disciplina per l’occupazione del suolo pubblico sta assumendo i contorni di una telenovela senza sbocchi.

L’esame in aula del documento che dovrebbe mandare in soffitta i gazebo in luogo dei dehors è slittato nuovamente dopo che l’Asp si è inserita a sorpresa nel dibattito rammentando all’amministrazione che, qualunque sia il regolamento approvato, ogni singola autorizzazione dovrà passare attraverso l’ok dell’Azienda sanitaria. Un ruolo, quello dell’Asp, su cui non è mai stata fatta totale chiarezza: smog e fattori esterni sono uguali dappertutto né si capisce come mai nel resto d’Italia il parere sanitario non abbia avuto tutto questo peso nella regolamentazione dei servizi all’aperto e a Palermo invece sì. A questo punto il rischio è che si crei addirittura una discriminazione tra i diversi tipi di ristorazione: se un locale offre la possibilità di consumare un alimento senza servizio ai tavoli, allora l’autorizzazione Asp non è necessaria; se invece c’è somministrazione all’aperto e conseguente servizio ai tavoli, ecco che scatta la seconda autorizzazione.

Insomma, la birra e il gelato si salvano, gli spaghetti e la pizza no. Un paradosso kafkiano. E pensare che anni fa era stata la stessa Asp a sollecitare Palazzo delle Aquile affinché promuovesse l’utilizzo di strutture esterne con coperture adeguate contro gli agenti inquinanti o semplicemente gli insetti e i roditori. Sulla base di queste indicazioni il Consiglio aveva formulato l’attuale regolamento e avviato il regime delle licenze per i gazebo. Se non fosse che il Consiglio di Stato ha stabilito che per i gazebo ci vuole una vera e propria concessione edilizia. Risultato? Il Consiglio faceva decadere le licenze limitandosi a concedere un paio di proroghe per dare il tempo di smontare i gazebo (anche se all’orizzonte se ne profila una terza), con buona pace degli imprenditori che avevano già speso fior di quattrini per metterli in piedi e assumere altro personale. Tuttavia, Codice della Strada alla mano, il divieto non vale se il gazebo insiste sulle strisce blu o in una zona a traffico limitato, come un’isola pedonale, che ne autorizzi la presenza.

Insomma, una gran confusione. E su questa difficoltà interpretativa si è radicato il diverso discernimento del Consiglio, da una parte, e dell’assessorato alle Attività produttive, dall’altra, che hanno formulato due diversi testi. Ora pare che ci si stia incamminando verso un terzo regolamento di mediazione fra i due, anche se quello di iniziativa consiliare è stato prelevato in aula. Se passerà il nuovo testo l’iter dovrà ripartire: elaborazione da parte degli uffici, pareri delle Commissioni coinvolte (Prima, Seconda e Sesta), nuovo prelievo e discussione a Sala delle Lapidi.

In tutto questo a pagare sono soprattutto i ristoratori, che vivono sospesi tra l’incertezza normativa e l’opera di pulizia che il Suap sta portando avanti congiuntamente con la Polizia municipale, che sta battendo a tappeto la città comminando multe da 168 euro, chiusure forzate per cinque giorni e il ripristino dello stato dei luoghi a spese del contravventore. Nel mirino non sono finiti soltanto i gazebo, per i quali al momento non vige alcun tipo di licenza (18 sono già stata dismessi, per altri 21 sono in corso accertamenti), ma anche ombrelloni, tavoli, sedie, sgabelli, fioriere, recinzioni abusive, panche, pedane, banchi di lavoro, tende, vasi con le piante, rastrelliere, perfino cartelloni pubblicitari. Una sessantina gli esercizi coinvolti: pub e ristoranti ma anche fruttivendoli e pompe di benzina.

Articolo pubblicato il 04 marzo 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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