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Angela Merkel, la mafia è anche a casa tua
di Redazione

Un lungo articolo del quotidiano tedesco Sueddeutsche Zeitung (Sz) racconta la penetrazione della criminalità organizzata nel Sud della Germania. In Algovia il capo dell'antidroga è stato arrestato e si indaga su possibili infiltrazioni mafiose nella polizia

Tags: Angela Merkel, Germania, Mafia, Algovia, Parlamento Ue



“La mafia parla svevo”: è questo il titolo di lungo un articolo in cui il quotidiano Sueddeutsche Zeitung (Sz) racconta la penetrazione della criminalità organizzata italiana nel Sud della Germania. Anche in relazione ad alcuni recenti arresti per traffico di droga che hanno coinvolto cittadini italiani residenti nella regione dell'Algovia.
 
“La mafia e l'Algovia, questa piccante costellazione torna a infiammarsi sui media”, scrive il quotidiano, “e non senza ragioni: già da mezzo secolo la mafia tesse le proprie trame in Algovia, come ha confermato l'Ufficio criminale regionale. Soprattutto per ragioni storiche. Con l'arrivo dei lavoratori 'ospiti' dall'Italia negli anni '50, sono state importante anche le reti criminali mafiose. E queste reti continuano ad esistere in parte fino a oggi”.
 
A fine gennaio i giudici della città di Kempten hanno condannato a due anni di prigione Agatino P. per traffico di droga, racconta Sz, e oggi “già sta per iniziare il prossimo processo sull'italo-cocaina contro il pesce grosso Giuseppe A.”, come l'ha definito la procura di Kempten.
 
Ma la tradizione di arresti eccellenti nella lotta alla criminalità organizzata, in Algovia, non è una novità: nel 1989 era stato arrestato a Kempten Salvatore Salamone del clan Santangelo, accusato di omicidio, traffico d'armi e di droga e altri delitti. Dopo di lui nel 1992 il “successore” Vito Di Stefano originario di Adrano, nel catanese, per reati quasi identici.
 
Nel 1998 il killer della 'ndrangheta Giorgio Basile, sempre a Kempten, ricorda Sz. Secondo il presidente dell'Ufficio criminale bavarese, Heinz Lenhard, l'Algovia “da tempo non è più solo un luogo di ritiro per mafiosi troppo al centro dell'attenzione in Italia, ma si è trasformato in un centro di smistamento per il traffico di droga nell'Europa centrale”.

Ciononostante dal 2000 in Algovia la lotta alla criminalità organizzata si sarebbe allentata, scrive Sz, da quando è stato nominato a capo dell'anti-droga locale Armin N., oggi indagato e arrestato per possesso di droga (oltre un chilo e mezzo di cocaina) e per aver picchiato la moglie. Gli inquirenti stanno dunque ora indagando possibili infiltrazioni mafiose fin nei vertici della polizia.
 
Che la mafia sia ormai presente in tutta Europa, e in special modo nei Paesi centrali del Vecchio continente, è assodato. Tanto che, come scrive oggi Roberto Quartarone sul Quotidiano di Sicilia, martedì scorso il Parlamento europeo riunito a Strasburgo ha approvato le norme che regolano la confisca dei beni provenienti da attività criminali a livello comunitario. Sono norme che, dopo la ratifica dell’accordo con il Consiglio europeo, dovranno essere recepite entro 30 mesi da tutti i Paesi dell’Ue.
 
Molti di questi Stati – tra cui anche la Germania - non hanno avuto la sfortuna di aver dovuto affrontare la mafia per decenni, e quindi non hanno gli strumenti legislativi che consentano di contrastarla allo stesso modo. Ed è per questo che le norme approvate sono di ampio respiro e cercano di toccare tutti gli ambiti che potrebbero essere utili alla giustizia.
 
“Mandare alcuni criminali in galera – ha spiegato la relatrice, romena dei popolari, Monica Luisa Macovei – lasciando il loro denaro sporco in circolazione è intollerabile”. Si potrà procedere alle confische dopo le condanne penali definitive, ma anche quando non si possa giungere a conclusione di un processo per la latitanza o la malattia di un imputato.
 
I reati che potranno essere interessati saranno la corruzione passiva sia nel privato sia nel pubblico, il coinvolgimento in un’organizzazione criminale, la pedopornografia o i crimini informatici. In alcuni casi si potrà anche confiscare i beni di una terza parte (nel caso si tratti di un prestanome) e si potrà prevedere il riutilizzo sociale, punto su cui molto dibattuto in passato e che è stato inserito.
 
Diversi europarlamentari siciliani, da Sonia Alfano a Rita Borsellino, si sono battuti per l'approvazione della legge che reputano "un timido passo avanti". Si poteva fare certamente di più, ma l'ostilità di alcuni Paesi - uno su tutti - ha impedito che passassero regole più incisive.
 
"Va messo in evidenza - ha spiegato Sonia Alfano - che, in modo incomprensibile, proprio quei paesi che si sono distinti a livello europeo per aver imposto una politica di austerity - mi riferisco alla Germania, sempre pronta a chiedere la spending review - davanti alla possibilità di far recuperare alle casse dell'Unione patrimoni frutto di attività illecite hanno alzato le barricate e hanno impedito l'approvazione di un testo più efficace ed ambizioso".

Articolo pubblicato il 04 marzo 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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