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Quotidiano di Sicilia

Celiachia, 12 mila diagnosi in Sicilia ma solo 22 presidi accreditati
di Fabrizio Margiotta

L’Isola ha ricevuto 100 mila € per l’acquisto di cibi adeguati per le mense, più del doppio la Lombardia. Al di qua dello Stretto nel 2012 sono stati organizzati 88 corsi di formazione

Tags: Celiachia



PALERMO - Il 14 febbraio scorso il ministero della Salute ha pubblicato la sesta edizione della relazione annuale al Parlamento sulla celiachia, relativa all’anno 2012. Il documento, realizzato dalla Direzione generale per l’igiene e la sicurezza degli alimenti e la nutrizione, contiene informazioni scientifiche, dati epidemiologici e indicazioni utili su questa “intolleranza autoimmune permanente”, scatenata dall’ingestione del glutine in soggetti geneticamente predisposti.

Da sempre il QdS approfondisce le problematiche relative alla malattia celiaca, che emergono a livello nazionale e regionale: tutte le patologie, specie quelle più gravi, necessitano di un intervento mirato e attento da parte delle istituzioni, ma la celiachia, coinvolgendo il consumo di prodotti basilari della dieta mediterranea e interessando fette sempre crescenti di popolazione, richiede un impegno non irrilevante nel campo (non esclusivamente medico) della conoscenza, della prevenzione e della neutralizzazione dei rischi.

Se in ambito casalingo la consapevolezza di essere celiaci può portare a una forte riduzione dei fattori di rischio, come va affrontato il problema nella ristorazione scolastica, ospedaliera, nei luoghi di lavoro e negli altri esercizi pubblici e privati? Prima di affrontare le singole questioni, cerchiamo di comprendere la diffusione del fenomeno: in Italia, solo nel 2012, sono risultati positivi alla diagnosi 148.662 soggetti, circa 13.000 in più rispetto all’anno precedente. Se il nostro Paese, a livello percentuale di diffusione della patologia nella popolazione adulta, si pone al di sotto della media europea (0,7% contro 1%), preoccupano almeno due dati: la proporzione media maschi:femmine, all’interno della popolazione, è di 1:2, e la prevalenza di celiachia in età pediatrica risulta maggiore rispetto all’età adulta (1,25%).

A livello diagnostico, anche grazie a un accordo tra Regioni e Pa datato 2008, il protocollo risulta essere piuttosto semplice, basato su saggi essenziali e suddiviso in diversi percorsi, a seconda del quadro clinico e anamnestico del paziente. Nel 2001, inoltre, la nascita della Rete nazionale di presidi sanitari e centri interregionali di riferimento per la prevenzione, la sorveglianza, la diagnosi e la terapia delle malattie rare, ha permesso di affrontare in modo più organico le questioni mediche relative alla celiachia. La Sicilia, in particolare, vanta numerosi presidi accreditati, organizzati secondo il modello delle reti cliniche integrate “Hub & Spoke” (ossia il modello organizzativo che prevede la concentrazione dell’attività in un numero limitato di centri, integrata attraverso i centri ospedalieri periferici): ben 22 strutture, dall’Ospedale “S. Antonio Abate” di Trapani al “Garibaldi” di Catania, passando per il “Giovanni Paolo II” di Agrigento. Tutte le province siciliane, con l’aggiunta di Licata, Gela, Termini Imerese, Partinico e Vittoria, costituiscono degli approdi sicuri per chi ogni giorno si trova a fare i conti con la celiachia.
Mancano in Sicilia, e questo è un tasto dolente, dei veri e propri Centri di riferimento, presenti invece in Molise, Basilicata, Calabria (qui addirittura dieci unità).

Sempre con riferimento all’anno finanziario 2012, il ministero ha assegnato una somma complessiva di un milione e 563 mila euro a tutte le Regioni (e Province autonome) italiane, per la somministrazione di prodotti senza glutine nelle mense delle strutture scolastiche, ospedaliere e di altre strutture pubbliche. Poco meno di 100 mila euro sono andati alla Sicilia, contro i 263 mila euro della Lombardia e i 136 mila euro della Campania. A queste somme occorre aggiungere anche quelle assegnate con decreto dirigenziale del 27/12/2012, per un totale di circa 43 mila euro, destinate alle attività di formazione e aggiornamento professionale sulla celiachia. Di questa cifra, solo 2.731 euro sono toccati alla Sicilia, quasi ex aequo, questa volta, con la Lombardia (3.000 euro).

I 148.662 casi di celiachia diagnosticati in Italia solo nel 2012, secondo stime approssimative costituiscono un quarto di quelli complessivamente stimati. In Sicilia le percentuali (sempre e solo dei casi diagnosticati nel 2012) sono piuttosto elevate: 12.357 persone, ossia l’8,3% del totale, il quarto posto in una ideale classifica (solo Lombardia, Lazio e Campania hanno percentuali più elevate). Questi dati, se confrontati con quelli del 2011, parlano di un 2012 con 1.611 nuove diagnosi in Sicilia, in linea con il costante incremento del numero di celiaci in tutte le Regioni d’Italia. Quanto alla proporzione maschi:femmine, in Sicilia il rapporto è di 1:3, più della media nazionale, mentre sono senz’altro più numerose le diagnosi effettuate nei soggetti con più di dieci anni di età (in conformità alla media nazionale).

Per concludere, in Sicilia (nel 2012) sono stati organizzati 88 corsi di formazione, con una partecipazione di circa 1.250 persone, nella consapevolezza che solo la conoscenza, teorica e pratica, genera salute e benessere. Non tutti sanno, ad esempio, che diversi autorevoli studi scientifici (confermati dalle linee guida della Società europea di gastroenterologia, epatologia e nutrizione pediatrica) hanno evidenziato l’importanza del latte materno, e delle sue uniche capacità immunomodulanti, nella prevenzione dei meccanismi patogenetici dell’infiammazione celiaca. Introdurre le prime quantità di glutine durante il divezzamento, tra il quarto e il settimo mese di età del neonato, associando dunque l’allattamento al seno, permetterebbe di favorire lo sviluppo della tolleranza immunologica. Un altro punto a favore del latte materno, di cui noi del QdS siamo strenui sostenitori.

Articolo pubblicato il 05 marzo 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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