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Bye bye Province siciliane
di Redazione

Manca solo il voto finale, ma i siciliani possono iniziare a salutare per sempre gli ex Enti intermedi. Al loro posto i Liberi Consorzi e le Città metropolitane di Palermo, Catania e Messina. Decisivo l'apporto di Ncd e M5S. L'unico vero ostacolo potrebbe essere una nuova impugnativa del Commissario dello Stato

Tags: Province, Movimento Cinque Stelle, Beppe Grillo, Grillo, Liberi Consorzi Dei Comuni, Comuni, Crocetta, Assemblea Regionale, Sicilia



Manca solo il voto finale, previsto per martedì prossimo, ma i siciliani possono iniziare a salutare per sempre le Province. D’ora in avanti, al di qua dello Stretto a fare da cerniera tra i Comuni e la Regione ci saranno i Liberi Consorzi e le Città metropolitane di Palermo, Catania e Messina. Sono state approvate tutte e 11 le norme di cui è composta la riforma della giunta Crocetta, che senza l’apporto decisivo del Movimento cinque stelle e soprattutto del Nuovo centrodestra non sarebbe mai andata in porto.
 
Prove tecniche di grande coalizione? Gli uomini di Angelino Alfano fino ad ora hanno sempre smentito l’eventualità, ma certo l’alleanza romana tra Renzi e l’ex delfino di Silvio Berlusconi lascia aperte le porte a ogni scenario. Tanto che Rosario Crocetta, incalzato dai giornalisti in merito a un possibile rimpasto “allargato”, non conferma né smentisce: “Ncd in giunta? Non credo sia all'ordine del giorno”.
 
“È stata una grande fatica”, ha commentato poi il governatore che ora potrà tornare da Massimo Giletti con le stellette della vittoria. “C’è stato un incessante lavoro di mediazione che ha portato, alla fine, a esitare una legge persino migliore di quella che avevamo pensato”, ha aggiunto.
 
Il percorso per la maggioranza è stato molto difficile, con il governo che è andato sotto più volte durante quasi un mese e mezzo di discussione della riforma. Le opposizioni hanno fatto ricorso a ogni mezzo per ostruire i piani della Giunta e della maggioranza. E adesso agitano lo spettro di una nuova impugnativa da parte del commissario dello Stato, in quanto la riforma conterrebbe norme incostituzionali. Sarebbe la seconda volta consecutiva per il Governo, già scottato per la bocciatura del prefetto Carmelo Aronica alla Finanziaria regionale.
 
Per quanto riguarda il contenuto, i Liberi consorzi inizialmente saranno nove, quante le attuali Province, ma potrebbero diventare di più nei prossimi sei mesi se i comuni riusciranno a formare nuovi enti, partendo da una popolazione minima di 180 mila abitanti. E sempre nel prossimo semestre i Comuni avranno la possibilità di scegliere liberamente fra l'Area metropolitana e un Consorzio, o fra un Consorzio e quello confinante. Insomma la mappa politica della Sicilia è destinata a cambiare in modo radicale.
 
Il dato più evidente è che scompare il voto diretto, gli organismi rappresentativi (presidenti e assemblee) sono di secondo livello.
“Siamo andati avanti con una maggioranza d'aula anche in presenza di voto segreto, lo vedo come un fatto positivo”, afferma il presidente dell'Ars, Giovanni Ardizzone. “Oggi si è segnato un notevole passo in avanti, un'ulteriore fase di completamento dell'abolizione delle Province avviata un anno fa”, aggiunge Ardizzone, secondo cui “ora si deve puntare in maniera significativa sulle città metropolitane”.
 
Le norme appena approvate definiscono un quadro che dovrà essere completato con una successiva legge che il governo porterà in aula in autunno e che dovrà stabilire soprattutto compiti e funzioni di Liberi consorzi e Città metropolitane.
“La Regione dovrà privarsi delle sue funzioni prima in favore dei Comuni e poi delle città metropolitane - osserva Ardizzone - Avremo tutto il tempo per far maturare questo percorso”.
 
Uno dei nodi principali che il Governo dovrà affrontare è quello dei dipendenti delle ex Province. Che fine faranno? Saranno destinati alla Regione, ai Comuni o agli stessi Liberi Consorzi? Sul punto Rosario Crocetta ha spiegato che “i lavoratori non devono preoccuparsi perché saranno valorizzati. Una parte dei funzionari sarà trasferita ai comuni dove potranno mantenere lo status, alcuni andranno nei Liberi consorzi e nelle città metropolitane, questo verrà fatto per migliorare i servizi”.
 

Articolo pubblicato il 06 marzo 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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