Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia � su Twitterrss qds

Quotidiano di Sicilia

Veleni a Gela, tre dirigenti del petrolchimico Eni a giudizio
di Redazione

Dovranno rispondere dell'accusa di violazione dell'art. 674 del codice penale che persegue il "getto di cose pericolose". Legambiente, Lipu e Fiab si costituiranno parte civile, insieme alle Istituzioni locali e alla Regione

Tags: Fiab, Lipu, Legambiente, Petrolchimico, Eni, Raffineria Di Gela, Regione Siciliana, Sicilia



Tre dirigenti del petrolchimico dell'Eni compariranno a giudizio, domani, in tribunale, per rispondere dell'accusa di violazione dell'art. 674 del codice penale che persegue il "getto di cose pericolose" comprese le "emissioni di polveri e di prodotti gassosi maleodoranti tali da causare fastidio, molestie olfattive e difficoltà respiratorie" tra i residenti di una vasta area a ridosso dello stabilimento, le cui denunce sono state raccolte dalla procura della Repubblica in un unico processo.
 
Gli imputati sono l'amministratore delegato della "Raffineria di Gela Spa", Bernardo Casa, e due dirigenti aziendali, Alfredo Barbaro e Michele Viglianisi.
 
Una dozzina di associazioni ambientaliste e di comitati locali, tra cui Legambiente, Lipu e Fiab, si costituiranno parte civile e, prima dell'inizio dell'udienza, allestiranno un gazebo davanti al palazzo di giustizia gelese "per invocare - scrivono in una loro nota - il rispetto da parte dell'Eni della carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea, perché i cittadini italiani che vivono all'ombra delle raffinerie possano essere tutelati e garantiti". Anche il Comune di Gela, la provincia di Caltanissetta e la Regione Sicilia hanno annunciato di volersi costituire parte civile.

Articolo pubblicato il 10 marzo 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus