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Carmine Valente: «La mafia riprende piede e suona l’allarme pizzo»
di Annalisa Giunta

Forum con Carmine Valente, Prefetto di Caltanissetta

Tags: Carmine Valente, Caltanissetta



Qual è il bilancio dell’attività da lei svolta e quali obiettivi ha raggiunto a quasi due anni dal suo insediamento?
“In questi due anni c’è stato un miglioramento in vari settori, sia sotto il profilo dell’efficienza degli uffici della Prefettura, sia nei rapporti con le forze dell’ordine soprattutto per quel che riguarda il coordinamento dell’ordine e della sicurezza pubblica di cui il Prefetto assume la responsabilità politica- funzionale e il Questore la responsabilità tecnica-operativa. Inoltre è migliorato il rapporto con gli altri colleghi della Sicilia orientale e occidentale con i quali stiamo lavorando per realizzare il cosiddetto ‘Modello Trinacria’ ideato dal ministro Angelino Alfano e che prevede la collaborazione tra tutte le Prefetture e le Questure dell’isola per l’esecuzione dei piani di sicurezza nei confronti delle persone a rischio che si muovono sul territorio.
Più nello specifico, in questi due anni sono accaduti fatti particolari sotto il profilo dell’ordine e della sicurezza pubblica. Vi sono stati segnali preoccupanti che hanno fatto innalzare il livello di attenzione da parte delle forze dell’ordine. Infatti mentre negli ultimi anni la mafia era rimasta pressoché sottotraccia, forse per non dare nell’occhio o perché colpita al cuore dall’arresto di tutti i capimafia e i loro affiliati e dedicandosi perlopiù  alla piccola criminalità (spaccio di droga, prostituzione, contrabbando) e  perché tagliata fuori dai grandi appalti e dalle estorsioni, cosa che l’ha messa nella condizione di dovere applicare una sorta di spending review al proprio interno, ultimamente ha ricominciato a dare dei segnali finalizzati a riaffermare il proprio ruolo. Mi riferisco a numerose telefonate e scritti anonimi contro magistrati o a minacce contro imprenditori e uomini delle Istituzioni non disdegnando invii di proiettili e lettere anonime. Tutto ciò ha fatto convincere gli investigatori che si potesse arrivare anche a porre in essere fatti eclatanti per assurgere alla ribalta della cronaca. Si sono ipotizzati atti compiuti da uomini d’onore arrestati in passato ma che grazie ai benefici carcerari, al patteggiamento o ad altre forme di benefici siano stati scarcerati”.

La Prefettura è stata protagonista del Comitato Nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica alla presenza del ministro dell’Interno Alfano, quali sono stati i punti trattati?
“In occasione di questo Comitato, che per la prima volta nella storia si è riunito a Caltanissetta, durante il quale si è fatta un’analisi accurata della criminalità in Sicilia anche alla presenza della Magistratura, si ha avuto modo di sottolineare come fosse evidente un certo fermento nella criminalità organizzata. Il sospetto che il livello dell’attività svolta dalla criminalità organizzata si fosse alzato  si è avuto nel momento in cui esponenti del gruppo dirigente di Confindustria che avevano denunciato il pizzo nel 2007, hanno ricevuto una nuova richiesta di pizzo nel 2013, ciò a significare che nonostante gli stessi si fossero schierati contro la mafia, la criminalità organizzata faceva capire che intendeva riaffermare simbolicamente il proprio potere, nonostante la consapevolezza che il pizzo non lo avrebbero mai riscosso. Da qui la necessità di riassestare il sistema del controllo del territorio e delle misure di protezioni personali tenendo conto anche della riduzione del numero delle forze dell’ordine sul territorio (5% -7%)”.
 
Qual è la situazione relativa all’immigrazione?
“Tutti noi pensiamo di essere democratici, di essere all’avanguardia sotto il profilo della tutela dei diritti civili ma all’atto pratico nessuno vuole essere toccato nei propri interessi. I Sindaci hanno fatto a gara quando c’è stato la tragedia di Lampedusa per dare una degna sepoltura agli immigrati. La provincia di Caltanissetta è stata quella che ha fornito più loculi, in tutto circa novanta, ma poi quegli  stessi sindaci non hanno avuto lo stesso comportamento alla mia richiesta di accogliere nelle strutture dei loro Comuni gli immigrati che vivono fuori dal centro di Pian del Lago. Ultimo caso: l’Ipab di San Cataldo è stato scelto dalla Prefettura, con la collaborazione del Commissario e il Liquidatore regionale, per  accogliere fino a 100 immigrati ottenendo un duplice risultato: dare una dignitosa ospitalità e salvare 18 dipendenti dell’Ente dalla precarietà che dura da oltre quattro anni e dal licenziamento certo, visto che il Comune non avrebbe mai potuto stabilizzare. Ebbene parte dei Consiglieri comunali e parte della c.d. società civile si sono opposti veicolando un messaggio sbagliato alla popolazione. Così davvero passa il messaggio di “dagli all’untore” che tanti danni ha provocato in passato. La solidarietà non può andar bene soltanto se a farla siano gli altri e quando non tocca i miei interessi. Questo atteggiamento io lo chiamo razzismo. Comunque il 4 marzo scorso 58 immigrati sono stati accolti nella Ipab di San Cataldo, ma che fatica!”.
 

 
Curriculum Carmine Valente
 
Carmine Valente, 58 anni, è nato a Pago del Vallo di Lauro, in provincia di Avellino. È laureato in Giurisprudenza. In carriera dal 1982, è stato ad Asti, addetto alla Divisione Affari economici e sociali. Dal 1986 all’Ufficio stampa del ministero dell’Interno. Viceprefetto dal 2000, dal 2003 al 2006 dirigente dell’area “Formazione manageriale” presso la Scuola superiore dell’amministrazione dell’Interno. Dal dicembre 2005 vicedirettore della Scuola. Nel 2012 commissario prefettizio al Comune di Trevi. Dal 2 aprile 2012 è prefetto di Caltanissetta.

Articolo pubblicato il 11 marzo 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Carmine Valente, Prefetto di Caltanissetta
Carmine Valente, Prefetto di Caltanissetta