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Quotidiano di Sicilia

Il 26,5% degli scolari siciliani non consegue un diploma
di Andrea Carlino

La situazione dell’istruzione in Sicilia nel dossier della Flc Cgil. 2.000 ore di lezione in meno senza il tempo pieno

Tags: Scuola, Diploma



CATANIA - La Federazione lavoratori della Conoscenza FLC della Cgil Sicilia ha presentato ieri a Sant'Alessio Siculo (in provincia di Messina) un dossier che fotografa la situazione dell’ istruzione scolastica nell’isola. Numeri che disegnano un quadro preoccupante per il sistema istruzione in Sicilia. Oltre alla crisi sociale ed economica dell’isola, in Sicilia, si legge nel report, “i livelli di istruzione della popolazione sono al di sotto della media nazionale per quanto riguarda il numero dei laureati (12,6% contro 14,5%), per i diplomati (30,9% contro 32,5%) e per la popolazione adulta con qualifica professionale (2,2% contro 6,9%). Più alta invece la percentuale di licenze di scuola primaria (17,4% contro 12,6%) e la percentuale di licenze della superiore di primo grado (37,1% contro 33,5%)”.

Il segretario regionale, Giusto Scozzaro, è chiaro: “Esiste una questione meridionale anche per l’istruzione e l’università, non possiamo più accettare che il divario col resto del paese si allarghi, esigiamo dunque risposte immediate dalla politica, da governo nazionale e da quello regionale”.

Dal dossier della Flc Cgil emerge inoltre che gli alunni che abbandonano gli studi senza conseguire un diploma o una qualifica di secondo livello sono il 26,5% contro la media nazionale del 19,2% e che le immatricolazioni nelle Università siciliane hanno subito una contrazione del 20% negli ultimi tre anni, “una percentuale molto alta - ha detto Scozzaro - che occorre frenare con un provvedimento legislativo. Alla radice di questi problemi c’è lo stato di precarietà di tutto il sistema della conoscenza”.
 
Per quanto riguarda gli asili nido in numero insufficiente rispetto alla popolazione, poche sezioni di scuola dell’infanzia, con oltre 15 mila bambini che non frequentano. La Flc ha calcolato che nella scuola primaria la sostanziale mancanza del tempo pieno fa sì che in pratica gli alunni siciliani nei 5 anni facciano 2.145 ore di lezione in meno rispetto ai coetanei del Nord, pari a 2,5 anni. Anche nella scuola media il tempo prolungato è residuale. “Qui - ha concluso Scozzaro - è in discussione il diritto costituzionale allo studio, si seminano disuguaglianze sociali e si riducono le opportunità per le giovani generazioni: una condizione socialmente e politicamente inaccettabile”.

Articolo pubblicato il 19 marzo 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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