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Quotidiano di Sicilia

Rimpasto, tutte le strade portano a Roma
di Antonio Leo

Potrebbero essere ore decisive per la giunta di Rosario Crocetta, volato a Roma ufficialmente per prendere parte al confronto tra il Governo e le Regioni. Ma anche per discutere con Matteo Renzi degli equilibri politici nell'Isola

Tags: Pd, Sicilia, Ars, Crocetta, Faraone, Renzi, Lupo, Assemblea Regionale Siciliana, Partito Democratico



La questione del rimpasto sta assumendo contorni grotteschi in Sicilia. Se ne discute da mesi, durante i quali è successo di tutto: è stato cambiato – attraverso le primarie – il segretario regionale del principale partito della maggioranza (a guidare il Pd è stato scelto il giovane Fausto Raciti al posto dell’uscente Giuseppe Lupo, tra i più strenui oppositori del presidente della Regione), il governo ha subìto più volte il fuoco amico, sia in occasione della bocciatura di mezza Finanziaria da parte del commissario dello Stato che nel corso delle votazioni sulla riforma delle Province (mai parto fu più faticoso), e ieri l’assessore all’Economia, Luca Bianchi, si è dimesso. “Per i gravi errori” del Partito democratico, ha precisato Bianchi tra le altre cose. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la diserzione dei deputati Pd all’Ars in occasione della discussione sul ddl “Salva-imprese”.
 
L’assenza si spiega con il conclave di martedì pomeriggio, quando ben cinque ore non sono bastate agli alleati per trovare un’intesa sul rimpasto. Crocetta, infatti, non vorrebbe andare oltre un rimpastino – qualche nome qua e là giusto per accontentare i lamentosi questuanti – ma i partiti fanno orecchio da mercante, persino di fronte alla minaccia di dimissioni dell’ex sindaco di Gela, e vogliono se non un azzeramento quantomeno un rinnovo radicale. “Un cambio di passo”, per dirla con le parole giuste del segretario democrats Raciti.
 
Sono tanti piccoli pezzi di un quadro che definire caotico sarebbe riduttivo. Fino ad oggi si è navigato a vista e il motivo è presto detto: gli alleati di Crocetta non hanno mai digerito la scelta dell’esecutivo tecnico voluto con forza dal presidente. Il sogno di portare a Palermo il modello inaugurato da Mario Monti si è infranto inesorabilmente. E d’altro canto i tempi e le mode sono cambiati, anche a Palazzo Chigi dove Matteo Renzi ha rispolverato il manuale Cencelli per costruire parte della sua squadra.
 
Tutte le strade portano a Roma e proprio questa mattina il governatore siciliano è volato dal premier. Ufficialmente per prendere parte al confronto tra il Governo e le Regioni, ma con l’obiettivo di ritagliarsi a margine un colloquio con il presidente del Consiglio.
“Voglio coinvolgere in questa discussione sulla giunta i vertici nazionali dei partiti”, ha dichiarato nella tarda serata di ieri Crocetta. In primis, dunque, il Pd (verrà ascoltato l’uomo di Renzi in Sicilia, Davide Faraone), ma anche l’Udc che pare abbia messo diversi paletti all’ingresso in Giunta di Drs e Articolo 4. L’agenda romana prevede, a tal proposito, un confronto con il senatore ed ex ministro della Pa, Gianpiero D’Alia.
 
A pesare sulla scacchiera come la Regina è naturalmente il posto vuoto lasciato da Luca Bianchi. Da quella poltrona passano i futuri di un’Isola con i conti devastati, debitrice di un miliardo di euro verso le imprese, e – come ribadito recentemente da Confindustria – mai uscita dal pericolo default.
 
Sul punto Crocetta è stato laconico. “È un ruolo tecnico, non basta essere un politico, servono competenze specifiche”, ha detto il governatore. “È una fase molto delicata –ha osservato - ci sono in ballo il ddl pagamenti e la manovra bis e un vuoto in questo momento crea non pochi problemi”. Per adesso la delega all’Economia resta nelle mani del presidente, in cerca della “persona giusta”. Renzi, per caso, ha già qualche nome?

Articolo pubblicato il 20 marzo 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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