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Palermo - Il fronte unito dei commercianti contro lÂ’amministrazione Orlando
di Gaspare Ingargiola

“Si risolvono i problemi di Gesip ed ex Pip mentre chi investe i propri soldi viene penalizzato”. Non si placa lo scontro sulle regole per l’occupazione del suolo pubblico

Tags: Palermo, Leoluca Orlando, Gesip, Pip, Salvatore Bivona



PALERMO - Si alza il livello dello scontro fra i commercianti e il Comune sull’occupazione del suolo pubblico. Durante una conferenza stampa dai toni forti, presso la sede della Camera di Commercio, i rappresentanti delle associazioni di categoria, compatti dopo qualche screzio di troppo, hanno aperto alla possibilità di presentare ricorso al Tar contro l’ordinanza del sindaco Leoluca Orlando che sospende, per venti giorni, la pena accessoria della chiusura di cinque giorni comminata ai negozianti rei di aver occupato abusivamente il suolo pubblico con arredi urbani che non avessero fini ornamentali ma commerciali.

Qualcuno, come Salvatore Bivona, presidente della Cidec, ha chiesto inoltre le dimissioni dell’assessore alle Attività produttive, Marco Di Marco, nei cui confronti il malessere è generale. Solo Gigi Mangia della Fipe si è smarcato e ha puntato il dito contro il Consiglio comunale, parlando di “interessi poco chiari dietro i continui rinvii”.

“L’amministrazione – ha attaccato il presidente di Confartigianato, Nunzio Reina - in due anni non è riuscita a risolvere un problema stupido come questo, che necessitava di mezza giornata di lavoro. Ci sono ben tre bozze di regolamento e addirittura i capigruppo in Consiglio comunale stanno lavorando a una quarta soluzione. Siamo al ridicolo”.

Al suo fianco, altrettanto arrabbiati, ci sono Bivona, Mangia, Marco D’Agostino della Piccola industria di Confindustria Palermo, Mario Attinasi di Confesercenti e Vincenzo Costa, direttore di Confcommercio.

A far saltare i nervi ai commercianti è stata l’ordinanza che domenica Orlando ha vergato in fretta e furia dopo un vertice con Di Marco e la Polizia municipale, per fermare l’ondata di proteste contro il provvedimento dei cinque giorni.

È bene, a questo punto, fare un breve riepilogo: due anni fa il commissario Luisa Latella emanò una determinazione con cui si intendeva punire chi occupava abusivamente il suolo pubblico, non per forza con un gazebo ma anche con una semplice pianta, non solo con la contravvenzione ma anche con la chiusura dell’esercizio per cinque giorni. Per quasi due anni, però, il Suap, che di solito trasmette ai vigili urbani gli elenchi delle attività da multare, di fatto ha “congelato” la pena accessoria limitandosi alle multe.

A dicembre Orlando ha cambiato il dirigente del Suap: non più Carlo Giovanni Galvano ma Paolo Bohuslav Basile, che ha dato una “svegliata” all’ufficio emettendo provvedimenti di chiusura a raffica che gli esercenti si sono visti recapitare, a quasi due anni di distanza dalle multe, andando comprensibilmente su tutte le furie.

È stato chiesto perciò al sindaco di distinguere fra gli arredi ornamentali, come il vaso o la rastrelliera, e gli arrendi commerciali veri e propri, dai gazebo ai tavolini passando per gli ombrelloni. Distinguo che spetterebbe alla discrezionalità di chi eleva la multa. Con l’ordinanza il primo cittadino ha concesso venti giorni di tempo per ripristinare lo stato dei luoghi con l’avvertimento che, in caso di recidiva, la chiusura dell’attività non sarà di cinque bensì di otto giorni, che possono diventare anche quindici o venti se l’abuso viene reiterato.

Tutti contenti? Neanche per sogno, perché l’ordinanza non salva dalla chiusura per cinque giorni una sessantina di esercenti multati negli ultimi due anni. Da qui l’idea delle associazioni di studiare un ricorso al Tar, da capire con quale esito perché un atto amministrativo non può avere effetto retroattivo né si possono congelare le sanzioni senza una pezza normativa, com’è stato fatto in questi due anni, forse per un errore di valutazione: a oggi la sospensione della sanzione per venti giorni vale solo da questa settimana.

Ma per Reina le soluzioni non mancano: “Si potrebbe prolungare questo lasso di tempo di venti giorni ma soprattutto si deve fare questo benedetto regolamento. Sono pronto a dimettermi se non sarò in grado di dare risposte ai miei iscritti. Lo farò per vergogna nei loro confronti e per l’inefficienza di un’amministrazione che ci impedisce di lavorare”.

“Oggi – ha concluso Reina - si risolvono i problemi di Gesip ed ex Pip mentre chi investe i propri soldi viene penalizzato”.

Articolo pubblicato il 24 marzo 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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