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Messina - Taormina minacciata dal dissesto. Debiti fuori bilancio per 13 mln di euro
di Massimo Mobilia

Si è passati ora al vaglio del ministero dell’Interno, del ministero dell’Economia e della Corte dei Conti. L’amministrazione Giardina ha stilato un Piano decennale di riequilibrio finanziario

Tags: Taormina, Eligio Giardina, Corte Dei Conti



TAORMINA (ME) - Mentre la maggioranza di governo litiga sulla nomina a commissario unico dell’Azienda servizi municipalizzati, e il sindaco Eligio Giardina azzera deleghe e uomini in Giunta, il Comune di Taormina sta giocando l’ultima partita per tentare di salvarsi dalle sabbie mobili dei debiti e dal fallimento economico. Il Piano di riequilibrio finanziario - previsto dal d.lgs. 267/2000 e poi dalla Legge n. 213/2012 nella forma di prestito statale per gli Enti locali in grave deficit - ha già preso forma nella delibera che il Consiglio comunale ha adottato il 13 febbraio e le misure correttive sono adesso al vaglio di ministero dell’Interno, ministero dell’Economia e della Corte dei Conti che ne aveva fortemente auspicato l’adozione.

È dal 2009 infatti che i giudici contabili della Corte regionale hanno puntualmente diffidato l’amministrazione di Palazzo dei Giurati rispetto a quanto rendicontato nei vari bilanci annuali, a partire dal 2008, contestando gravi ritardi nell’approvazione, una massiccia presenza di residui attivi, costante mancanza nel recupero dei crediti, fino a giudicare Taormina un “ente strutturalmente deficitario”, ergo in procinto di giungere al dissesto finanziario. A rendere pesante il passivo economico ha contribuito nel tempo soprattutto la presenza di notevoli debiti fuori bilancio, che solo negli ultimi due anni sono arrivati a contare circa 2,6 milioni di euro, di cui quasi 1,3 milioni relativi al 2013.

Il pesante fardello deriva però da una serie di contenziosi in cui si trova da più tempo impelagato il Comune, con conseguenti richieste di decreti ingiuntivi (su tutti il famoso Lodo Impregilo) che allo stato attuale e per tutto l’anno in corso vedono l’Ente nella situazione di debitore per oltre 12 milioni di euro dovuti a sentenze rese esecutive. Per tutte queste ragioni, gli uffici finanziari che hanno predisposto il Piano di riequilibrio hanno dovuto conteggiare un totale di 13 milioni di euro di debiti fuori bilancio che verranno ripianati in dieci anni fino al 2023, di cui 12,4 milioni solo in spese correnti, con la previsione di far fronte già entro quest’anno a 1,8 milioni.

In realtà le vicende legali in cui si trova coinvolto il Comune di Taormina non sono ancora tutte chiuse e ballano in totale richieste per circa 40 milioni di euro, ma l’adozione del “Salva Comuni” permette intanto di bloccare tutte le richieste ingiuntive a danno dell’Ente.

Al di là degli aiuti da parte dello Stato, l’amministrazione dovrà comunque assumersi l’onere di una parte del risanamento. Per farlo, sono state previste una serie di misure volte alla riduzione della spesa, come un nuovo contratto con l’Enel che dovrebbe portare un risparmio di almeno 600 mila euro l’anno, tagli alle spese legali per 150 mila euro, ma in particolare la riduzione della spesa del personale per 1,6 milioni con un taglio a 47 unità in servizio attraverso i prepensionamenti.
 
Dall’altro lato però, gli sforzi maggiori ricadranno ancora una volta sui cittadini a causa dell’aumento delle tasse, con l’Imu che prevede già le aliquote più alte e l’introduzione della Tasi (Tassa servizi indivisibili) sulla prima casa per sopperire ai mancati trasferimenti statali degli incassi Imu. Stesso discorso per la vecchia Tarsu, divenuta poi Tares e oggi Tari, che sarà rivista al rialzo. Sicuro anche il gettito derivato dalla tassa di soggiorno che, entrata in vigore da un anno, ha già portato nelle casse del Comune oltre un milione e mezzo di euro.

Articolo pubblicato il 25 marzo 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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