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Fiscal compact e lÂ’imbroglio del 3%
di Carlo Alberto Tregua

Rigore e sviluppo insieme

Tags: Fiscal Compact, Sviluppo, Economia, Crisi



L’art. 81 della Costituzione recita: “Lo Stato assicura l'equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico”. Perciò il pareggio di bilancio è divenuto un obbligo costituzionale. Lo sforamento di tale pareggio comporta una violazione. Neanche dello 0,1%.
Però tutti girano attorno alla questione se superare o meno tale limite sia un vantaggio o uno svantaggio. Bisognerebbe che onesti politici dicessero a chiare lettere quanto precede ed evitassero di porre una questione del tutto illegale, come se fosse l’Unione europea a imporre il pareggio di bilancio e non la Costituzione italiana.
Analizziamo l’imbroglio del 3 per cento da un punto di vista sostanziale. Che significa un disavanzo di tale misura? Significa che le uscite sono superiori alle entrate. Quando questo accade, il debito aumenta di 25-30 miliardi e si somma a quello precedente.

Non avere un disavanzo annuale vuol dire non appesantire ancor più l’enorme debito che, a gennaio 2014, ammontava a 2.085,5 mld €. Non c’è via d’uscita, se non tagliare le spese o aumentare le entrate, non più deprimendo l’economia col massacro di questi ultimi anni, ma attraverso la crescita del Pil, che ha come più importante risultato l’aumento dell’occupazione.
Quasi trecento anni fa, Adam Smith (1723-1790) fissò le regole della moderna economia e tutti quelli che non le osservano o sono ignoranti oppure in malafede: in ambedue i casi creano danno ai cittadini.
Avere i conti in ordine non significa rinunciare allo sviluppo, tutt’altro. Significa disporre le risorse necessarie per andare verso la crescita, che non si fa a parole, ma investendo. Senza risorse non si può investire, ma le risorse non ci sono se sono utilizate per la spesa corrente che, per la maggior parte, è improduttiva e clientelare.
La questione è chiarissima ed è inutile girarci attorno: avere i conti in ordine non significa strozzare l’economia, ma aiutarla a crescere e con essa, ripetiamo, aiutare a crescere anche l’occupazione.
È, quindi, imperativo che si ottenga il pareggio di bilancio, senza del quale non può cominciare l’abbattimento del debito pubblico.
 
Affrontare questa montagna di cambiali fa tremare le vene dei polsi. Eppure, non si può prescindere da questa via, perché continuare a pagare 80-85 miliardi l’anno di interessi significa annullare il sacrificio degli italiani che pagano le imposte e che creano il più alto avanzo finanziario dell’Europa. Ricordiamo che l’avanzo finanziario è la differenza tra entrate e uscite senza contare gli interessi sul debito.
Se si arrivasse a dimezzare il debito pubblico in 20 anni, come prevede tassativamente il Fiscal compact, impegno verso noi stessi e l’Europa, pagheremmo 40 e non 80 miliardi. Con quelli risparmiati si darebbe una forte accelerazione alle attività produttive e a quelle per investimenti, nonché alle opere pubbliche.
È vero, dal 2015 bisognerà tagliare circa 50 miliardi l’anno. Ma non è necessario che le risorse provengano dal taglio della spesa.

Infatti, lo Stato può vendere il suo patrimonio mobiliare e immobiliare, che ammonta a circa 500 miliardi, per un decimo l’anno. La congiuntura favorevole che si apre da qua ai prossimi cinque anni (le vacche grasse) consentirà di far aumentare i prezzi di tali beni e quindi con una migliore realizzazione.
Un Comico deve fare il comico, un vero politico dev’essere colto e sapiente. Purtroppo, i comici si sono messi a fare i politici e gli ignoranti si sono inventati politici. Risultato, non sanno di che parlano.
Vorrebbero forse che il disavanzo annuale diventasse il 6 per cento? Ma il maggior debito non andrebbe ad aumentare quello consolidato? Rispondano a queste due domande il Comico e gli ignoranti, anziché dar fiato alla bocca. E non continuino a imbrogliare l’opinione pubblica che, per fortuna, capisce di più e non è tanto credulona.
La questione che andiamo scrivengo è ovviamente ridotta all’osso, per renderla comprensibile. Il Fiscal compact non è un imbroglio, in quanto è essenziale per non fare aumentare il debito. L’abbattimento dello stesso fa risparmiare interessi. Manovre essenziali per crescere.

Articolo pubblicato il 26 marzo 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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