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Tasse locali, la Sicilia fa il pieno, dal 1997 ad oggi aumenti del 200%
di Gianluca Di Maita

Cgia di Mestre: nel 2013 la tassazione locale ha intascato 72,8 miliardi in più rispetto all’anno precedente. Aliquote addizionale regionale Irpef e Irap ancora ai massimi livelli nell’Isola

Tags: Fisco, Tasse



PALERMO – Il federalismo è stato tradito. Così esordisce l’ufficio stampa del centro studi della Cgia di Mestre, che già nel 2012 aveva denunciato lo strepitoso boom delle tassazioni locali, allora aumentate del 114%, oggi del 200% rispetto al 1997.
Il QdS già ai tempi, con un articolo dal titolo “Irap e Irpef, stangata per la Sicilia”, aveva analizzato come la nostra Regione avesse l’aliquota più alta di Italia. Nel 2011 infatti, la Sicilia è stata l’unica regione a statuto speciale ad essere sottoposta ad un piano di rientro dal deficit sanitario. Allo scopo di ottenere 6 miliardi dall’aumento dell’aliquota, in Sicilia l’Irpef è arrivata all’1,73, dall’1,40 del 2012.

Da allora niente è cambiato, se non i governatori. È notizia di pochi giorni fa l’approvazione, da parte della commissione Bilancio, del provvedimento per ottenere dalla Cassa Depositi e Prestiti un prestito di 953 milioni di euro, da restituire in trent’anni con un tasso agevolato del 4,3% annuo. Una soluzione estrema pagata, udite udite, con un’ulteriore aumento delle addizionali Irpef e Irap. Non sono mancate le proteste, soprattutto da parte del Movimento 5 stelle, in accoppiata inusuale con Confindustria. Il provvedimento è arrivato in Aula, ma poi è tornato indietro in Commissione e contemporaneamente ci sono state le dimissioni dell’assessore all’Economia.

Trovare vie alternative all’aumento delle tasse. L’ormai annuale studio della Cgia di Mestre, sembra proprio suffragare questa tesi. Dal 1997 sino alla fine del 2013 le entrate fiscali provenienti dalle tasse sono aumentate del 49,4%, col risultato di avere un debito, sia nazionale che regionale, sempre difficile da sostenere e con cui si deve fare i conti.

Complessivamente nel 2013, il gettito complessivo stimato è stato pari a 683,42 miliardi di euro, con un aumento rispetto all’anno precedente di 226 miliardi di euro. Ma il dato forse più significativo è la forbice sempre più ampia, a livello nazionale, tra la pressione fiscale locale e quella centrale. Se nel 2011, appena 3 anni fa, il trend era del 114%, oggi vedere un +200% è preoccupante. Questo boom deve essere chiaramente letto nella prospettiva di Comuni e Regioni sempre più in difficoltà. Nel 2013 le tasse locali hanno apportato un gettito di +72,8 miliardi rispetto all’annata precedente, per un ammontare complessivo di 109,2 miliardi di euro. L’andamento delle tasse centrali, invece, è stato protagonista di un aumento del 35,9% (pari a + 94,8 miliardi rispetto al 2012), sebbene nel 2013 le entrate statali abbiano raggiunto i 359,2 miliardi di euro.

Andando a scoprire il perché di questa pericolosa esplosione, il segretario della Cgia Bortolussi, ha affermato senza remora che “L’aumento delle tasse localì è il risultato del forte decentramento fiscale iniziato negli anni novanta del secolo scorso”. Il federalismo amministrativo e il decentramento burocratico è entrato nel vivo con la prima legge Bassanini (legge n.59 del 1997), comportando il trasferimento di numerose funzioni dall’autorità centrale a quelle locali.
 

 
Bortolussi : “L’aumento delle tasse conseguenza del federalismo”
 
Nella nostra regione il rapporto col federalismo fiscale è stato tuttavia sempre più complicato rispetto alle altre regioni, per via della nostra condizione di specialità che ha reso da sempre la Regione Sicilia dotata di completa autonomia finanziaria. Tuttavia dall’attuazione del federalismo fiscale nel 2009, e poi con i vari decreti Montiani, il governo siciliano ha dal canto suo seguito la scia delle altre Regioni di un aumento delle addizionali Irpef e Irap. “Non dobbiamo dimenticare che, negli ultimi 20 anni – prosegue Bortolussi - le Regioni ed i Comuni sono diventati responsabili della gestione di settori importanti come la sanità, i servizi sociali e il trasporto pubblico locale, senza aver ricevuto un corrispondente aumento dei trasferimenti. Anzi, la situazione dei nostri conti pubblici ha costretto lo Stato centrale a ridurre progressivamente i trasferimenti, creando non pochi problemi di bilancio a molte Autonomie locali che si sono difese facendo leva sulle nuove imposte locali introdotte dal legislatore”.  Si è preteso insomma, di far camminare con le proprie gambe le Regioni, le quali senza un aumento vertiginoso delle imposte non avrebbero neppure il fiato di fare un passo.
 

 
Principali imposte e tasse nazionali e locali

NAZIONALI

IRPEF (imposta sui redditi delle persone fisiche)
IRES (imposta sui redditi delle società)
IVA (imposta sul valore aggiunto)
Accise (carburanti, oli minerali, tabacchi, gas metano, energia elettrica)
Imposta di registro
Imposta ipotecaria
Imposta catastale
Imposte su donazioni e successioni

LOCALI
 
Regionali
IRAP (imposta regionale sulle attività produttive)
Addizionale regionale IRPEF
Tassa automobilistica (bollo auto)
Addizionale regionale all’accisa sul gas naturale Tassa sulle concessioni regionali
Tassa diritto studio universitario

Provinciali
Imposta sulle assicurazioni RC auto
Imposta provinciale di trascrizione (autoveicoli, camion e rimorchi)
Addizionale provinciale sul consumo di energia elettrica (diverso da abitazioni)
Tributo provinciale per i servizi di tutela, protezione e igiene dell’ambiente

Comunali
ICI (fino al 2011) – IMU (dal 2012)
TARSU/TIA (tassa sui rifiuti) – TARES (dal 2013)
Addizionale comunale IRPEF
Tassa occupazione spazi e aree pubbliche
Imposta comunale sulla pubblicità e diritto sulle pubbliche affissioni
Addizionale sul consumo di energia elettrica (abitazioni)

Articolo pubblicato il 28 marzo 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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