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Quotidiano di Sicilia

Marco Venturi: «Rete imprese Italia cresce e fa squadra»
di Anna Maria Verna

Forum con Marco Venturi, presidente nazionale Confesercenti

Tags: Marco Venturi



Oltre a presiedere la Confesercenti lei, in questo momento, è presidente di turno di Rete imprese Italia. Ce ne parli. 
“A Rete imprese Italia, che dal 2006 rappresenta oltre 2,5 milioni d’imprese, aderiscono Cna, Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti e Casartigiani. Ciò ha portato a una rivoluzione vera e propria anche negli incontri ufficiali con il Governo italiano perché prima le sigle intorno a un tavolo erano davvero troppe e ognuno agiva per sé, invece adesso partecipiamo agli incontri come raggruppamento”.

Con l’avvento di Renzi state riuscendo a ritagliarvi spazi di discussione e confronto?
“Come Rete imprese Italia abbiamo fatto una serie d’incontri con il ministro del Lavoro Poletti e con il ministro della Semplificazione Madia”.

Che pensate del decreto legge di Renzi sul lavoro?
“Mi pare che l’impostazione sia abbastanza positiva, anche se bisogna studiarne bene i dettagli, che sono sempre molto importanti. Il nostro obiettivo è semplificare gli adempimenti e ridurre i costi per le imprese ma anche creare opportunità per lo sviluppo, altrimenti è chiaro che non riusciamo a essere competitivi. Per quanto riguarda il Mezzogiorno all’arretratezza economica si aggiunge la questione della criminalità organizzata che condiziona economia e imprese. Noi che rappresentiamo piccole e medie imprese, il cui commercio è prevalentemente su strada, sappiamo che sono taglieggiate regolarmente. Bisogna dare una svolta a tutto questo e creare nuove prospettive, assecondando anche eventuali vocazioni. Mi riferisco, per esempio, al turismo e alle possibilità che avrebbe il nostro Sud con una stagionalità molto ampia in teoria ma, di fatto, più breve che in tanti paesi del Nord. Sicuramente è colpa di noi meridionali ma è certo che, dietro, ci sono anche tanti altri fattori come forme di complicità con la stessa criminalità, non tanto da parte delle gente quanto di qualche autorità. Tali complicità hanno favorito la condizione di arretratezza in cui versa il nostro Mezzogiorno”.

Notiamo spesso come le organizzazioni imprenditoriali siano troppo concentrate sui loro interessi e non esercitino sulle istituzioni la dovuta pressione perché si facciano le riforme. Lei che cosa ne pensa?
“Non è facile, però dobbiamo sempre cercare di reagire. In alcuni casi i nostri dirigenti del Sud si sono impegnati ed esposti anche nella lotta al racket e all’usura. Però, ripeto, questa situazione è possibile perché ci sono delle complicità, perché altrimenti non si spiega. Ci sono delle coperture, degli affari, degli interessi politici o economici per cui si determina questo stato di cose cui dobbiamo tutti reagire a livello di società civile”.

Come fa a opporsi chi non riesce ad arrivare alla fine del mese?
“Il cambiamento deve essere indubbiamente guidato dall’alto. I cittadini meridionali, però, devono imparare a fare delle scelte anche quando votano, perché ci sono candidati che sono noti per avere qualche relazione criminale. Se questi conosciuti fiancheggiatori della criminalità sono votati dalla gente, non ne usciremo mai. Non è così semplice chiedere alla gente comune di rivoltarsi. Ci vuole lo Stato nel suo complesso ma anche Regioni, enti locali, associazioni di rappresentanza e sindacati. Solo così si potrà sradicare la criminalità e quel consenso che è stato costruito nel tempo”.

Associazioni e sindacati non servono a questo?
“Certo, però bisogna arrivare a un ricambio anche nella politica. Questo cambiamento può avvenire sicuramente attraverso giornali, televisione, associazioni e sindacati però la gente stessa deve imparare a non fare compromessi e a non mandare a governare chi è complice. Non dimentichiamo che tanta gente è morta perché non ha accettato tutto questo. Non dico che tutti devono fare gli eroi, però dobbiamo arrivare a una maggiore sensibilizzazione e far ciascuno il nostro piccolo passo. Per esempio, se solo riuscissimo a finire l’autostrada del Sole e sfruttare lo straordinario patrimonio turistico che abbiamo in quelle zone…”.
 
Avete in programma di esercitare una sorta di pressione anche mediatica?
“Il 18 febbraio a Roma Rete Imprese Italia ha promosso la manifestazione dei 60.000 che ha avuto un riflesso mediatico importante e una risposta che nemmeno noi aspettavamo, ma che è il segnale di quanto il malessere sia forte fra le imprese. Non vogliamo far spegnere l’eco di questa importante mobilitazione, quindi ragioneremo su quali altri atti mettere in campo per dare un’ulteriore sveglia alle istituzioni e alla politica. Abbiamo bisogno di risposte oggi, non domani, perché domani hanno chiuso già altre imprese quindi abbiamo bruciato altra ricchezza, altra occupazione e altra professionalità del paese. Inoltre, qualche anno fa, noi come Confesercenti abbiamo stilato una serie di rapporti sugli sprechi nella Pubblica Amministrazione che ho presentato a Porta a Porta e a Ballarò. Abbiamo preparato anche altri rapporti sulla sanità denunciando sprechi documentati e sulle infrastrutture e su tutti quei lavori su cui si sono spesi tanti soldi inutilmente. E poi c’è il fatto, di cui non riesco proprio a capacitarmi che è l’atteggiamento che da noi si ha verso il turismo. Dobbiamo promuoverlo questo turismo italiano. Sembra impossibile ma non abbiamo nemmeno un portale. E’ indispensabile un portale Italia che porti avanti una politica nazionale sul turismo, oltre a quella territoriale. C’è bisogno di una risposta quindi su questo piano importante perché il turismo potrebbe essere il nostro traino”.
 


Contro ecatombe d’imprese giù la pressione fiscale

Qual è la cura alla situazione italiana attuale?
“Sicuramente serve l’impegno della società civile, quindi anche nostro, e poi di una classe dirigente scelta bene, perché non è vero che i politici siano tutti uguali. I bravi politici ci sono ed è importante scegliere non un partito ma persone che diano garanzie”.

Cosa avete chiesto che il Governo faccia, non tanto per la Rete quanto per l’Italia?
“Innanzitutto abbiamo posto la necessità di creare le condizioni perché le imprese non chiudano. C’è stata un’ecatombe d’imprese, soprattutto piccole e medie. Non solo la crisi in sé ma anche la pressione fiscale è stata incredibile e più alta che nei nostri paesi concorrenti. C’è la necessità di aggredire tutti questi problemi che fanno da ostacolo alla crescita economica”.

Anche la vostra organizzazione è creditrice dei debiti della Pa?
“Le imprese di servizio e gli artigiani, in particolare, sono tra quelli che devono avere una fetta importante di quel debito. Due anni fa, nel mio precedente semestre di presidenza di Rete Imprese Italia, col ministro Passera abbiamo fatto riunioni su riunioni per trovare una sintesi. C’è stata tanta disponibilità ma pochi fatti. Qualche cosa è cambiata ma non abbiamo risolto il problema. Adesso sembra esserci una maggiore volontà. Se arrivano questi soldi le imprese di servizio e gli artigiani potranno pagare le banche e reinvestire qualcosa per cercare di tenere e di essere più competitivi. L’attesa è forte perché fortissima è l’esigenza. E’ un momento in cui l’accesso al credito è davvero difficile, anche se noi abbiamo fatto accordi con le banche e le nostre associazioni hanno i confidi con cui danno contro-garanzia. Ci auspichiamo e ci aspettiamo che la volontà espressa da Renzi sia non solo vera ma anche rapida, perché c’è bisogno di rapidità”.
 

 
Confesercenti: tra credito e contabilità agli associati

Passiamo alla sua organizzazione. La Confesercenti com’è organizzata a livello territoriale?
“Rappresentiamo più di 350mila Pmi e abbiamo 120 sedi provinciali, 20 regionali e oltre 1000 territoriali. Le sedi regionali aderiscono tutte al livello nazionale, però il riferimento territoriale per le provinciali è il regionale”.

Qual è la tipologia dei vostri aderenti?
“Ci definiscono l’associazione dei commercianti, ma noi abbiamo piccole e medie imprese. Tradizionalmente la maggioranza dei nostri soci sono commercianti, ma abbiamo anche tutto il settore del turismo e dei servizi, l’associazione degli artigiani e quella degli industriali. Ormai non ci sono più i settori standard a compartimenti stagni. Tutti abbiamo tutto anche perché noi, oltre a fare rappresentanza, offriamo servizi. E non si tratta solo di servizi di adempimento come contabilità e dichiarazione dei redditi: facciamo anche credito, cioè credito contro-garanzia, attraverso le nostre strutture dei confidi che danno delle contro-garanzie e favoriscono l’accesso al credito poiché le banche, sapendo di avere una copertura, concedono”.

Quante sono le imprese associate in Italia?
“Siamo vicini alle 400.000 perché abbiamo imprese attive e anche gli associati pensionati della Fipac, la Federazione Italiana Pensionati Attività Commerciali, Turistiche e dei Servizi, che rimangono con noi o che si associano una volta che si ritirano dal lavoro. Questo accade in tutte le associazioni di Rete Imprese Italia, non solo della nostra. È una caratteristica delle nostre associazioni quella del legame con il socio. Tra l’altro, allo scopo di tutelare la vita degli anziani e tutelarne i diritti, offriamo un po’ di tutto: servizi, contabilità, credito… Spesso s’instaura un rapporto umano, che non guasta, e che dura anche dopo”.

Articolo pubblicato il 29 marzo 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Marco Venturi, presidente nazionale Confesercenti
Marco Venturi, presidente nazionale Confesercenti