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Quotidiano di Sicilia

Amianto, la nuova legge e le aree a rischio
di Rosario Battiato

Nei giorni scorsi è giunta finalmente l'approvazione della legge per la mappatura e la bonifica dei siti contaminati dal pericoloso minerale. Ecco la nostra cartina con i luoghi più pericolosi di Sicilia.

Tags: Legge Regionale, Amianto, Mortalità, Mesotelioma



PALERMO – La legge regionale “Norme per la tutela della salute e del territorio dai rischi derivanti dall'amianto” darà l'avvio a una serie di pratiche indispensabili per la salubrità dei cittadini e per l'occupazione.
 
Obiettivi La nuova norma agirà sul tema della prevenzione primaria e prevenzione secondaria nonché sul riconoscimento della pregressa esposizione dei lavoratori. L’istituzione di un specifico ufficio coordinerà le attività di parecchi assessorati della regione, avviando definitivamente la mappatura a livello regionale. A questo passaggio faranno seguito gli interventi di bonifica dei siti ambientali dove è presente l’amianto così da salvaguardare la salute dei lavoratori esposti, cioè coloro che hanno contratto patologie asbesto correlate come il mesotelioma pleurico. Si prevede di colmare una storica lacuna che ha sempre visto la Sicilia priva di un impianto di smaltimento dell'amianto tramite la creazione di una struttura di inertizzazione per la trasformazione del pericoloso minerale in risorsa economica. Si lavorerà, inoltre, all'istituzione del Registro regionale degli esposti, ed ex esposti alla fibra killer che permetterà a tutti lavoratori dell’amianto di essere identificati e iscritti nel Registro Regionale. Il centro di riferimento regionale per la cura e la diagnosi, anche precoce, delle patologie derivanti dall’amianto è istituito presso l’Ospedale “E. Muscatello” di Augusta. Tuttavia non si escludono altri centri nei centri maggiormente coinvolti nell'esposizione.
 
Scadenze Previsti tempi stretti per l'approvazione dei piani di bonifica e non si escludono sanzioni nei confronti dei dipendenti comunali, responsabili degli inadempimenti. Entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore la Regione dovrà avere completato il censimento delle zone a rischio attraverso un registro pubblico degli edifici, degli impianti, dei mezzi di trasporto e dei siti con presenza certa o contaminati da amianto. L'ufficio che si occuperà della raccolta e gestione di questi dati sarà istituito presso il dipartimento regionale della Protezione civile. La mappatura sarà dettagliata e specifica perché raccoglierà anche i vari livelli di conservazione, tenuta, peso, quantità e il grado di priorità della rimozione e bonifica dei luoghi. In tal senso il processo comincerà proprio dai Comuni che dovranno predisporre gli interventi da avviare con i contributi regionali. Per l'operazione amianto era stata data disponibilità di circa 21 milioni di euro (20 da fondi europei e 1 di contributi regionali) da parte dell'ormai ex assessore Bianchi.
 
La polemica Unico punto di tensione riguarda la struttura per l'inertizzazione. La norma prevede due anni per la costruzione dell'impianto, medesima tempistica prevista per la rimozione e trasformazione di tutto il minerale presente nell'Isola. Al di là della stima molto generosa, già entro i prossimi sei mesi i comuni dovranno avviare la raccolta utilizzando un sito temporaneo di stoccaggio. Sorgono seri dubbi che in mezzo al caos generato dal sistema di gestione dei rifiuti dell'Isola gli enti locali trovino anche il tempo per avviare un percorso così delicato senza i fondi e la preparazione adeguati. Questo passaggio, infatti, non ha convinto il M5S che avrebbe preferito una norma per spostare “l'amianto in impianti di trattamento fuori dalla Sicilia, - si legge in una nota - nell'attesa della realizzazione di quello previsto nell'Isola”.
 
Lavoro e salute L'esultanza corre sui social. Pippo Gianni, uno dei primi promotori del ddl che assieme ad altri è poi confluito nella legge regionale “Norme per la tutela della salute e del territorio dai rischi derivanti dall'amianto”, ha diffuso un post in cui ha voluto ricordare il suo impegno per la necessità di una norma che adesso potrà coniugare salute e lavoro.
 

 
I numeri del rischio
 
Il registro Sulla base degli ultimi dati del Renam (registro nazionale mesoteliomi), dal 1993 al 2008 sono stati 823 i casi di mesotelioma segnalati (780 pleura, 41 peritoneo, 2 pericardio) con 360 casi di esposizione definita. Allo stato dei fatti sono 91 i casi di esposizione professionale certa, 49 probabile e 54 possibile, ma ci sono ancora 120 casi di origine ignota. Una media di 51 casi all'anno con picchi in alcune realtà particolarmente colpite dal fenomeno perché centri di lavorazione dell'amianto – l'ex Sacelit di San Filippo del Mela a Messina e lo stabilimento dell'Eternit a Siracusa – oppure nelle zone industriali. Nello stabilimento peloritano l'Inail di Milazzo ha riconosciuto 116 vittime su 220 lavoratori esposti per malattie professionali. A Siracusa nell'ex Eternit i primi dati dello studio epidemiologico ordinato dai magistrati rivelano che su 990 lavoratori, 400 sono scomparsi per varie cause, 90 sono stati uccisi dal mesotelioma e dall'asbestosi, e altre 90 sono ammalate.
 
Le aree a rischio La priorità dell'azione è proprio nei centri industriali. Una verità confermata dal quadro del rischio esposizione in Sicilia: “le attività della cantieristica navale per Palermo, gli insediamenti petrolchimici nei due siti dichiarati di interesse nazionale per le bonifiche di Gela (prov. Caltanissetta) e Priolo ( Siracusa), gli stabilimenti di produzione di manufatti in asbesto-cemento di Siracusa, San Filippo del Mela (Messina) e San Cataldo (Caltanissetta)”. Ci sono tuttavia anche altri casi meno noti a livello regionale, ma di grande impatto sul territorio come l'ex stabilimento Acque della Pozzillo ad Acireale i cui capannoni industriali sono protetti da una copertura in amianto da 1 ettaro. Un caso a parte resta Biancavilla “per le esposizioni di origine ambientali con contaminazione naturale da fluoroedenite (fibra asbesto-simile)”. Poi si segnalano “i casi di mesotelioma indotti da un’esposizione nel settore agricolo dovuta all’uso di sacchi di juta riciclati e precedentemente contenenti amianto in fibre”.
 
 
 

Articolo pubblicato il 29 marzo 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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