Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia � su Twitterrss qds

Quotidiano di Sicilia

Disoccupazione alle stelle, oltre 3 mln senza lavoro
di Oriana Sipala

Lo rivelano gli ultimi dati Istat. Il premier Matteo Renzi: “È sconvolgente”

Tags: Istat, Matteo Renzi, Disoccupazione, Lavoro, Raffaele Bonanni, Giuliano Poletti



ROMA - I più recenti dati Istat sull’occuapazione in Italia rivelano una situazione che nel tempo è andata solo a peggiorare. Nel mese di febbraio, solo il 55,2% degli italiani risulta occupato: poco più di una persona su due tra 15 e i 64 anni. Parliamo di un tasso minimo che non si registrava più dal primo trimestre del 2000. Insomma, siamo tornati indietro di 14 anni. Di contro, il tasso di disoccupazione rilevato a febbraio è pari al 13%, il più alto sia dall’inizio delle serie mensili, gennaio 2004, sia delle trimestrali, primo trimestre 1977. In cifre assolute, a febbraio il numero di disoccupati supera la soglia dei 3,3 milioni.
 
L’Istat registra precisamente 3 milioni e 307 mila persone in cerca di lavoro, in aumento di 8 mila su gennaio (+0,2%) e di 272 mila su base annua (+9%). Considerando solo la fascia di soggetti con un’età compresa tra i 15 e i 24 anni, il tasso di disoccupazione è pari al 42,3%, in calo di 0,1 punti percentuali su gennaio, quando aveva toccato il picco, ma in aumento di 3,6 punti su base annua. Sono precisamente 678 mila i giovani in cerca di lavoro.

Queste le parole del premier Matteo Renzi, dopo aver appreso i numeri allarmanti: “È sconvolgente, perdiamo mille posti al giorno, questo è il problema. Ci sono segnali di ripresa ma non sono sufficienti: l’Italia faccia quello che deve fare”. “Negli ultimi tre anni abbiamo perso troppa strada”, ha aggiunto da Londra, dove si è recato per incontrare il primo ministro del Regno Unito, David Cameron. “È arrivato il momento di rimettersi a correre con performance economiche possibili, con uno sguardo di insieme condiviso con l’Europa, basato sulla crescita e non sulla burocrazia”, ha poi affermato. “Andare sotto la doppia cifra della disoccupazione, sotto il 10%, è l’obiettivo che possiamo raggiungere nei prossimi mesi, nei prossimi anni”.
 
Il problema è la mancanza di flessibilità, e infatti le statistiche stanno lì a dimostrare una situazione per nulla invidiabile. “La ricetta del passato - secondo Renzi - è sbagliata: le regole non hanno funzionato, producendo tanta burocrazia e non lavoro. Bisogna cambiare le regole”. Nel corso del dibattito parlamentare, “tutte le mediazioni sono possibili, ma non si può cambiare l’impostazione di fondo”, che è quella di “dare garanzie a chi non ne ha e la possibilità agli imprenditori di assumere in modo vero”.

Dal fronte sindacale c’è chi non risparmia però il premier. Il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, interviene con toni abbastanza duri: “Non basta dirsi sconvolti per i dati sulla disoccupazione. Chi ha responsabilità di Governo deve indicare una via d’uscita concreta di fronte a queste cifre drammatiche”. “Se la disoccupazione è arrivata a questi livelli così allarmanti - sottolinea il leader della Cisl - vuol dire che occorre cambiare ricetta. È inutile creare nuove forme contrattuali. Il lavoro non si crea né con le leggi né con i proclami”. Per favorire gli investimenti, aggiunge Bonanni, “occorre sbloccare quei fattori che ostacolano gli investimenti come l’energia troppo cara, le tasse fuori controllo, le infrastrutture, la giustizia civile lenta, ma soprattutto incentivando fiscalmente gli accordi tra le parti sociali”.
 
Ma accanto a questi interventi urgenti, bisogna agire con determinazione per far emergere e regolarizzare i 650 mila cocopro, i 500 mila finti lavoratori con la partita Iva, 54 mila collaboratori nella Pa e 52 mila associati in partecipazione”. Alle critiche del sindacato replica il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti. “Contesto in maniera radicale l’affermazione per cui il dl precarizzi il Paese”. “Il dl non precarizza – affermae Poletti - ma mette in condizione le imprese di utilizzare questa forma contrattuale. E un contratto a termine è un contratto che dopo quello a tempo indeterminato gode di tutte le tutele. è meglio avere un buon contratto a termine e pretendere che non si usino in maniera strumentale le altre forme contrattuali che sono invece senza tutele”. 

Articolo pubblicato il 02 aprile 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus