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Sicilia, maggioranza appesa a un filo
di Redazione

Crocetta continua a tirare la corda con gli alleati: tensione per le nomine "solitarie" nella sanità, il "licenziamento" dell'assessore Valenti (Udc) e le continue giravolte ("Farò il governo del presidente", "anzi no"). Intanto i problemi dell'Isola restano sullo sfondo

Tags: Crocetta, Regione Siciliana, Rimpasto, Udc, Patrizia Valenti, Drs, Partito Democratico, Fausto Raciti, Sicilia, Rosario Crocetta, Rimpasto Giunta, Pd



Maggioranza allo sbando in Sicilia e partiti spaccati anche al loro interno sui rapporti da tenere col governo. A scatenare il terremoto politico è stato il presidente Rosario Crocetta. Prima le nomine dei manager della sanità pubblica senza consultare la coalizione, poi il "licenziamento" dell'assessore Patrizia Valenti dell'Udc (il decreto di revoca non è ancora stato firmato) "colpevole" di avere rispettato l'invito del partito a disertare la giunta per non dare copertura politica alla scelta dei dirigenti sanitari, quindi l'affondo finale, dopo settimane di "melina" tra gli alleati, sul rimpasto nell'esecutivo: "Farò un governo del presidente, lo farò anche a prescindere dai partiti se non coglieranno l'ultima chance che concedo". Sembrava un vero e proprio ultimatum, ma come al solito – di fronte all’alzata di scudi degli alleati – il governatore è dovuto tornare sui propri passi.
 
“Non intendo rompere col mio partito – ha dichiarato Crocetta - e ritengo che non sia in atto alcuna rottura. Probabilmente la nomina dei manager della sanità ha creato qualche fibrillazione. Non ho mai detto che farò un governo del presidente senza partiti o addirittura contro, la mia intenzione è accelerare la discussione perché non può essere infinita". Dalla mattina alla sera il presidente cambia idea, additando la responsabilità ai soliti giornalisti che “male interpretano” le dichiarazioni fatte in conferenza stampa.
 
“Penso - ha continuato l’ex sindaco di Gela - che debba essere confermato il rapporto con le forze che hanno sostenuto la mia candidatura (Pd, Udc e Megafono) e con quelle che hanno appoggiato il governo nel corso della legislatura - aggiunge Crocetta - Sono ottimista".
 
Nel Pd e nell'Udc la tensione resta altissima, ma qualche mal di pancia comincia a registrarsi anche tra gli esponenti dei partiti minori (Drs e Articolo 4). Nell'Udc gli uomini più vicini al presidente Gianpiero D'Alia sono furiosi per il trattamento riservato all'assessore Valenti, accusata da Crocetta di essere stata eterodiretta da Roma: "Telefonava agli altri due assessori Udc invitandoli a non presentarsi in giunta, ma loro correttamente hanno partecipato: a questo punto ne tragga le conseguenze, il rapporto col presidente non può più esistere".
Critiche respinte dalla Valenti, con l’ex ministro D'Alia, il segretario siciliano Giovanni Pistorio e il gruppo parlamentare dell'Ars a fare quadrato attorno all'assessore. "Gli assessori non sono vassalli, in base allo Statuto sono preposti ai singoli rami dell'amministrazione e rispondono all'Assemblea", reagisce duro il presidente dell'Ars, Giovanni Ardizzone (Udc) che mette in guardia Crocetta "dal creare conflitti istituzionali". "Si presenti in Parlamento", aggiunge.
 
Oggi una delegazione dello Scudocrociato incontrerà Crocetta per capire se vi siano ancora margini per ricucire lo strappo, altrimenti l'Udc potrebbe togliere il sostegno al governatore. Anche il Pd affronterà la crisi nella riunione dei parlamentari all'Ars, alla presenza del segretario Fausto Raciti, il più duro nei confronti del presidente della Regione: "Se Crocetta pensa di gestire la costruzione del nuovo governo come ha gestito la scelta dei manager troverà nel Pd un fermo oppositore". Più tardi poi il leader democratico in Sicilia ha smorzato i toni, dopo il passo indietro del presidente: "Prendo atto della sostanziale smentita di Crocetta rispetto alle dichiarazioni fatte stamattina, attendo ora la convocazione del tavolo di coalizione per lanciare il governo nuovo".
 
Il governatore comunque non molla e si fa forte del sostegno ricevuto da Davide Faraone (Pd), che ha apprezzato la nomina dei manager e lo ha invitato ad andare spedito con la formazione della nuova giunta. Crocetta si affida anche ai buoni rapporti col segretario dell'Udc Lorenzo Cesa, col quale è stato più volte a colloquio in queste settimane di fibrillazione. Prova ne è la scelta degli altri due assessori Udc, Dario Cartabellotta ed Ester Bonafede, di rimanere a fianco del governatore contravvenendo alle disposizione del partito.
 
La situazione è retta da un filo di lana e ancora una volta c'è il rischio che il Parlamento diventi in un Vietnam per il governo. Le prime avvisaglie ci sono già. Alcuni membri della commissione Sanità dell'Ars spingerebbero per impugnare le nomine dei manager per il mancato rispetto di una risoluzione che impegnava il governo a scegliere i direttori generali anche in base ai risultati delle valutazioni effettuate dall'organismo parlamentare: il presidente Pippo Digiacomo (Pd) avrebbe già chiesto pareri legali. In ballo poi ci sono il dl pagamenti col mutuo da un miliardo per pagare i debiti della pubblica amministrazione con le imprese e la manovra bis per sbloccare gli stipendi di 30mila dipendenti di enti e consorzi regionali.
 

Articolo pubblicato il 02 aprile 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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