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Quotidiano di Sicilia

Energy manager, sprecati 80 mln
di Rosario Battiato

Consumo. Le inadempienze della Pa e il mancato controllo.
La figura. Il consulente per l’energia previsto dalla legge 10 del 1991, è obbligatorio nelle pubbliche amministrazioni. Nell’Isola è stato introdotto da 16 Comuni su 390 e 4 Province regionali su 9.
Il risparmio. Dal rapporto tra il consumo energetico regionale, laddove la figura è stata introdotta, e quanto pagato, si stima che in Sicilia potrebbero essere detratti 80 milioni dalle bollette intestate agli enti locali

Tags: Energia, Pa, Salvo Rametta, Energy Manager



PALERMO - La Legge 10 del 1991 ha istituito la figura dell’Energy manager, un esperto nel settore dell’energia che dovrebbe essere inserito nella pianta organica delle pubbliche amministrazioni per gestire razionalmente i consumi energetici. Trascorsi ormai quasi due decenni dalla legge, questo profilo professionale, nella maggior parte dei casi, resta ancora una figura assente. “L’incarico di responsabile per l’energia – si legge in un documento della Fire, Federazione Italiana per l’Uso Razionale dell’Energia - consiste nella raccolta e nell’analisi dei dati sui consumi energetici e nella promozione dell’uso efficiente dell’energia nella propria struttura, può essere svolto sia da un dipendente, sia da un consulente esterno”. Recenti stime della Fire aggiornate a fine 2008, in collaborazione col ministero dello Sviluppo economico, testimoniano che esistono in Italia 2650 esperti del settore, ma che sono principalmente collocati nella parte settentrionale del Belpaese.

Secondo l’ultimo censimento della Federazione Italiana per l’Uso Razionale dell’Energia, redatto per incarico del ministero dello Sviluppo economico, in Sicilia si sono dotati di questa figura i comuni di Agrigento, Bagheria, Caltagirone, Caltanissetta, Ispica, Gioiosa Jonica, Mazara del Vallo, Palazzolo Acreide, Pozzallo, San Giovanni La Punta, San Gregorio di Catania, Scicli, Termini Imerese, Tremestieri Etneo, Valverde, Vittoria e le province di Caltanissetta, Palermo, Trapani e Siracusa.
I comuni prima elencati fanno risparmiare ai loro cittadini qualcosa come 8 milioni di euro, una cifra di massima che serve a comprendere come il consulente energetico al massimo delle sue funzionalità giunge all’abbattimento del 30% della spesa energetica annua di un’amministrazione. Secondo quanto riporta Dario Di Santo, direttore della Fire, questa essenziale figura professionale figura nel 10/20% del pubblico, mentre nel privato è ancora più sporadica sia nelle Pmi che nelle grandi imprese.
Per gli enti locali sarebbe un ampliamento di organico immediatamente ammortizzato col risparmio energetico che ne deriverebbe. “La figura professionale – ha precisato Salvo Rametta, Energy manager presso la Provincia regionale di Siracusa dal 2004 al 2008 – permette di fare ottenere grandi risparmi agli enti e alle aziende che assumono, e quindi confermo i dati che circolano sulle riviste del settore che certificano un risparmio fino al 30% della spesa annua per l’energia”.

Secondo dati di massima un comune di 15 mila abitanti spende circa 800mila euro l’anno di spese energetiche, quindi un consulente farebbe risparmiare circa 240 mila euro. Ma forse i tempi non sono ancora maturi per una nuova consapevolezza energetica. “Purtroppo spesso si tratta di una sensibilità energetica sottoforma di spot – ha precisato Michele Sabatino, direttore Apea di Enna - frutto di  sollecitazioni esterne o di adempimenti normativi ma comunque molto improvvisata e inconsapevole. Solo alcuni amministratori pubblici sembrano veramente sensibili ma più per un fatto di cultura personale che di consapevolezza tecnica e politica”. Ma la competenza di un Energy manager diventa imprescindibile anche in rapporto alla gestione di problemi cui spesso un normale ufficio comunale non può sopperire.

“Il lavoro che ha portato maggiori risultati – ha spiegato Salvo Rametta - è stato il recupero di somme che la Provincia negli anni precedenti aveva indebitamente pagato all’Enel per errate fatturazioni, parliamo di diverse decine di migliaia di euro. Sono state anche individuate le utenze per le quali l’Enel faceva e, in alcuni casi fa, pagare all’Ente per il mancato rifasamento delle utenze, 23.000,00 € l’anno, da evitare con un investimento di 30.000,00 circa”.

Articolo pubblicato il 26 settembre 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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