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Opg, ancora una volta si allontana il sogno della loro chiusura
di Oriana Sipala

Gli ospedali psichiatrici giudiziari avrebbero dovuto serrare le porte lo scorso 1 aprile, tutto slitta al 2015. La struttura di Barcellona Pozzo di Gotto, unica in Sicilia, ospita 180 pazienti

Tags: Ospedale Psichiatrico



ROMA - Li chiamano Ospedali psichiatrici giudiziari, eppure sono a tutti gli effetti strutture penitenziarie. I pazienti, se così si possono chiamare, vivono in condizioni di isolamento rispetto al mondo esterno, internati in grandi residenze costose e inutili ai fini di un trattamento delle loro patologie mentali e di una loro possibile reintegrazione nel tessuto sociale. Ormai da tempo è in atto una discussione circa la loro chiusura. Ma il problema sta proprio qui: nel mancato passaggio dalle parole ai fatti. Proroghe su proroghe si sono succedute negli ultimi anni, tanto che oggi ci si trova ancora a fare i conti con dei sistemi che rappresentano la negazione stessa del rispetto verso la persona.

Nello specifico, queste strutture dovevano essere chiuse proprio qualche giorno fa, l’1 aprile 2014, secondo quanto stabilito dalla legge 57/2013 (la quale non è che un’ulteriore proroga della legge 9/2012, art. 3-ter, che stabiliva la chiusura degli Opg per il 1° febbraio 2013). Ma così non è stato. La cosa non ha certo destato stupore: il colpevole immobilismo delle Regioni e il vento di un ennesimo rinvio dei termini sono stati chiari segnali di un esito che appariva scontato già due mesi fa.

Lo scorso 31 gennaio, infatti, era apparso un emendamento al decreto Milleproroghe, col quale si chiedeva lo slittamento della chiusura degli Opg al 2017. Le Regioni, infatti, nonostante avessero presentato entro il 15 maggio 2013 i programmi per la realizzazione delle strutture sanitarie alternative agli Opg, non erano (e non sono) ancora pronte per indire le opportune gare d’appalto e per dare il via ai lavori. Tuttavia nel decreto Milleproroghe, definitivamente approvato dalle due Camere e uscito in Gazzetta ufficiale lo scorso 28 febbraio, tale emendamento è scomparso. Da allora, una situazione in sospeso.

Fino a un paio di giorni fa, quando è stato confermato l’ennesimo slittamento della chiusura degli Opg al 2015, come previsto da un decreto approvato dal Consiglio dei ministri proprio lo scorso 31 marzo. Il decreto prevede anche che il Governo potrà nominare un commissario ad acta nei casi di Regioni inadempienti rispetto al termine ultimo di chiusura degli Opg. Un altro anno di tempo, dunque, un prolungamento obbligato, ma nello stesso tempo intollerabile se pensiamo ai tanti “pazienti-detenuti” che necessiterebbero di cure più adeguate.

Non sono mancati i commenti, tutt’altro che positivi, sulla decisione di prorogare ancora la chiusura degli Opg. Michele Saccomanno, ex senatore della XIV legislatura e relatore dell’inchiesta sugli Ospedali psichiatrici giudiziari, ha parlato una “vergogna di Stato riconosciuta anche dal presidente Napolitano”. E infatti, anche il Presidente della Repubblica, si dice “rammaricato” per la piega che ha preso la situazione: “Ho firmato con estremo rammarico il decreto legge di proroga urgente della norma del dicembre 2011 relativa agli Ospedali psichiatrici giudiziari – ha affermato il Presidente -. Con rammarico per non essere state in grado le Regioni di dare attuazione concreta a quella norma ispirata a elementari criteri di civiltà e di rispetto della dignità di persone deboli”.

Secondo gli ultimi dati forniti dalla Società italiana di psichiatria, sono circa mille i soggetti ricoverati oggi nei sei Ospedali psichiatrici giudiziari d’Italia, un dato in calo rispetto a 5 anni fa, quando erano circa 1.600. La flessione si spiega sostanzialmente con un aumento delle dimissioni. Di questi soggetti, circa 180 si trovano nell’unica struttura siciliana, quella di Barcellona Pozzo di Gotto, che accoglie la maggior parte dei detenuti del Mezzogiorno, escluse le donne. Qui convivono persone che hanno commesso reati più o meno gravi e che ricevono, tutti, lo stesso trattamento. Di anno in anno, passano la loro esistenza internati in questa struttura perché, nonostante abbiano scontato il loro periodo di detenzione, continuano a essere considerati individui “socialmente pericolosi”.

Le proroghe della misura di sicurezza servono proprio a questo: a trattenerli in un limbo a tempo indeterminato. La verità, però, è un’altra. La verità è che solo da pochi mesi qualcosa è iniziata a muoversi. Dai recentissimi decreti regionali si evince infatti che sono stati stilati progetti e messe a disposizione le risorse per realizzare strutture alternative e per avviare percorsi di cura e di guarigione attraverso cui restituire dignità a tutti i ricoverati. Ma, ancora una volta, il problema è passare dal testo scritto all’attuazione delle misure.


Decreti assessoriali. Pubblicati sulla Gurs i piani da adottare per il post Opg

Attraverso alcuni decreti recentemente pubblicati nella Gazzetta ufficiale della Regione siciliana, si sono delineati progetti e stanziati finanziamenti finalizzati al superamento degli Opg. Il 18 settembre 2013, l’assessore regionale alla Salute, Lucia Borsellino, ha firmato un decreto per l’individuazione delle strutture alternative all’Opg di Barcellona Pozzo di Gotto, in attuazione del suddetto art. 3-ter della legge 9/2012. Con tale provvedimento viene anche approvato il Piano programmatico degli interventi per la realizzazione di strutture Rems (Residenze per l’esecuzione della misura di sicurezza sanitaria), orientati alla cura e alla riabilitazione di pazienti autori di reati, a cui si affiancherà il lavoro dei Centri di salute mentale. Si prevedono, dunque, due nuove strutture presso il presidio ospedaliero Santo Pietro di Caltagirone e presso l’Asp di Catania (in entrambi i casi si tratta in realtà dell’adeguamento di due strutture già esistenti). Oltre a un’unità per 10 uomini e a una Rems per 20 uomini verrà inoltre creata un’unità funzionale per 10 donne. Per l’adeguamento delle strutture sono previsti finanziamenti per 18.118.474 euro (si tratta di fondi statali per il 95% statali e regionali per il 5%, con un residuo di 1.646.608 euro). I fondi saranno utilizzati anche per la manutenzione straordinaria del Polo ospedaliero A. Dubini (Asp Caltanissetta) dove realizzare una Rems per 20 uomini, e per la ristrutturazione di parte dell’ex presidio ospedaliero di Naso (Asp Messina). L’importo residuo verrà invece utilizzato per una programmazione successiva di percorsi terapeutici e di riabilitazione, e per la creazione e il mantenimento di misure alternative all’internamento.


Parla Salvo Fleres, ex garante diritti dei detenuti in Sicilia: “I problemi che impediscono la chiusura degli Opg sono di
impreparazione e costi”

A seguire l’intervista a Salvo Fleres, ex garante dei diritti dei detenuti per la Sicilia, che ha espresso il suo parere in merito alla situazione degli Opg vigente allo stato attuale.

Lo scorso 31 marzo, un decreto approvato dal Consiglio dei ministri ha stabilito la proroga della chiusura degli Opg al 2015. È l’ennesima proroga, dopo quella stabilita un anno fa. Gli Opg, infatti, avrebbero dovuto chiudere i battenti entro il 1° febbraio 2013, ma così non è stato. Questo continuo rinviare suggerisce, a suo avviso, una totale impreparazione degli enti competenti ad attuare il passaggio?

“Purtroppo la situazione è peggiore di quella ipotizzata nella domanda. C’è un problema di impreparazione, c’è un problema di costi e c’è un problema di negoziazione con le società che gestiscono le ‘case di riposo’. In Sicilia, poi, c’è un problema nel problema dato che né il governo Lombardo, né il governo Crocetta si sono preoccupati del recepimento in Sicilia del decreto sul trasferimento della sanità penitenziaria dal ministero della Giustizia alla Regione. Circostanza gravissima, dato che provoca un diverso trattamento sanitario tra i reclusi negli istituti della nostra Regione rispetto a quelli reclusi in altre parti d’Italia. Ciò in aperto, colpevole e indegno conflitto con l’art. 2, con l’art. 3, e con l’art. 32 della Costituzione. Una circostanza della quale, vergognosamente nessuno si occupa, e questo a tutto vantaggio di chi ha l’interesse a dimostrarsi più credibile di uno Stato che non rispetta le proprie leggi, mafia compresa! Intendo dire che chiunque amministra male, chiunque abbassa la qualità della vita e dei servizi è complice della criminalità che punta a sostituirsi allo Stato”.

Quali sono, secondo lei, le possibili soluzioni per un superamento di quest’immobilismo?

“Le soluzioni potrebbero essere tante ma tutte sono sottoposte alla volontà politica, di una politica che non ha voglia di fare politica, né di rispettare la legge e i suoi doveri. Ma non voglio sfuggire alla domanda, per cui credo che la prima cosa da fare dovrebbe essere trovare le somme necessarie a rendere applicabile la legge sugli Opg, dato che parliamo di questo. Poi bisognerebbe istituire un tavolo tecnico con i gestori delle case di cura e con gli Enti locali, per le parti di rispettiva competenza. Ma il presupposto di questo, almeno in Sicilia, è sempre il recepimento del decreto sulla sanità penitenziaria di cui parlavamo prima”

Un tavolo tecnico, al quale lei stesso aveva preso parte, era stato in effetti costituito per definire le modalità del passaggio degli Opg dal ministero della Giustizia al ministero della Salute. Cosa ne è stato di tale passaggio? A quali conclusioni è giunto il tavolo tecnico?
“Fino a quando ne ho fatto parte è stato fatto qualche passo in avanti, soprattutto in direzione dell’individuazione dei parametri da adottare. Dopo non so cosa sia successo, ma credo che non ci siano novità di particolare rilievo”.

Proprio lo scorso 31 gennaio, è stato pubblicato sulla Gurs un decreto a firma dell’assessore alla Salute, Lucia Borsellino, con il quale si demanda ai Dipartimenti di salute mentale l’elaborazione dei Piani terapeutici individuali per i pazienti. Viene inoltre stabilito che ogni struttura psichiatrica deve avere il suo personale specializzato, organizzato secondo i principi di una governance clinico-assistenziale. C’è quindi molta attenzione verso i programmi riabilitativi da attuare in favore dei pazienti. Come si concilia tale decreto con la proroga della chiusura degli Opg? Il decreto prevede solo la realizzazione di progetti di reinserimento o anche la creazione di strutture riabilitative? Queste ultime coesisteranno con Barcellona o si sostituiranno all’Opg di Barcellona?
“Non si concilia, perché manca il presupposto fondamentale, cioè il passaggio della gestione dell’Opg di Barcellona dal ministero della Giustizia al Servizio sanitario nazionale. Dal 2008 la Sicilia è fuori legge dal punto di vista dell’assistenza sanitaria, e in particolare dell’assistenza sanitaria penitenziaria, perché non ha recepito il decreto nazionale dell’aprile 2008 che prevede il trasferimento della sanità penitenziaria dal ministero della Giustizia al Servizio sanitario nazionale e quindi alle Regioni. Se manca questo passaggio, si possono scrivere anche duecento decreti, ma non saranno attuabili. Da Bolzano fino a Reggio Calabria i detenuti sono assistiti dal Servizio sanitario nazionale, da Messina fino a Capo Passero no, perché la Regione non ha ancora provveduto. Questa cosa è in netta violazione con l’art.2 della Costituzione, che prevede che i cittadini italiani sono tutti uguali. E invece non sono tutti uguali: i cittadini della penisola sono cittadini di serie A, perché godono di un trattamento sanitario come gli altri, poi ci sono cittadini di serie B, come quelli della nostra Isola, che non godono di un trattamento come gli altri perché il governo Lombardo prima e il governo Crocetta dopo non hanno applicato la legge”.

Articolo pubblicato il 03 aprile 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Salvo Fleres, ex garante dei diritti dei detenuti per la Sicilia,
Salvo Fleres, ex garante dei diritti dei detenuti per la Sicilia,


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