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Leoluca Orlando: «A Palermo risanamento e nuovi investimenti»
di Gaspare Ingargiola

Forum con Leoluca Orlando, sindaco di Palermo e presidente Anci Sicilia

Tags: Leoluca Orlando



Quale era la situazione dei conti all’inizio del suo mandato, ormai quasi due anni fa?
“L’allora ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, aveva dato mandato al commissario di Palermo, Elisa Latella, di dichiarare il dissesto ma lei non se l’era sentita per ragioni di ordine pubblico. Anche Parma del mio amico Federico Pizzarotti si è trovata in una situazione simile, ma lì è diverso, ci sono grandi aziende come Parmalat e Barilla. A Palermo se salta il Comune saltano 19mila dipendenti diretti senza contare gli appalti. Posto che per via amministrativa non è stato fatto, la Corte dei Conti ha proposto il dissesto per via contabile per il periodo dal 2009 al 2011. Potevo dichiarare il default ma ho deciso di inseguire una pazzia: sono andato alla Corte dei Conti e ho proposto un piano di risanamento”.

Attraverso quali azioni?
“Innanzitutto con gli investimenti. Su un bilancio di 1,2 miliardi di euro nel 2011 erano stati investiti soltanto 11 milioni, l’1%, e i fondi europei utilizzati ammontavano ad appena 35 mila euro. Nel 2012 abbiamo investito 400 milioni in sei mesi ma non siamo falsari: è bastato portare avanti le firme e i progetti. Abbiamo fatto pulizia nel Piano triennale opere pubbliche togliendo investimenti inutili, revocato 600 incarichi interni a funzionari comunali e rinnovato il contratto comunale dei dipendenti. Oggi siamo un’azienda da 1,4 miliardi e il bilancio consuntivo 2012 è stato approvato ad aprile 2013: sono pochissime le aziende private che riescono a chiuderlo in quattro mesi. Il preventivo 2013 è stato approvato a ottobre, primo in Sicilia, ma il preventivo 2014 deve essere assolutamente approvato entro giugno. Sempre nel 2012 le spese del personale erano pari al 34% al Comune e al 65% includendo le partecipate, a settembre 2013 ci siamo attestati sul 54% ma contiamo di scendere sotto il 50%”.

Sempre che dalla Regione non arrivi il bacino degli ex Pip.
“Non ce li siamo ancora presi, già a ottobre avevamo detto che non li volevamo. La Regione è andata ugualmente avanti e adesso vuole mandarcene 364 ma io mi chiedo: che figure professionali ci sono e per quali attività? Se venissero iscritti nel bilancio comunale il nostro enorme sforzo di scendere sotto il 50% finirebbe nel nulla e si bloccherebbe tutto: la mobilità orizzontale, la nomina dei direttori generali delle partecipate, il conferimento di incarichi da dirigente tecnico all’interno della stessa amministrazione”.

Oggi si può dire che Palermo è fuori dal rischio dissesto.
“Direi di sì. Grazie al comportamento virtuoso del 2012 e del 2013 abbiamo superato l’esame alla Corte dei Conti sul periodo 2009-2011. E lo abbiamo fatto senza sfruttare il piano di rientro dal predissesto come hanno fatto Stancanelli a Catania, Pizzarotti a Parma, De Magistris a Napoli e il sindaco di Alessandria. Perché il dissesto taglia i debiti mentre il predissesto costringe un sindaco a tagli pesanti e a prestiti dallo Stato che prima o poi dovrà restituire. Per questo capisco le difficoltà del sindaco Bianco che s’è ritrovato questo piano già approvato. A Palermo invece l’assessore Abbonato (al Bilancio, ndr) ha fatto un grandissimo lavoro e adesso siamo in grado di pensare al futuro. Mi considero eletto oggi, perché questa città è povera di risorse ma con i conti in ordine. Non c’è un euro di anticipazione di cassa”.

Avete già elaborato un Piano aziendale?
“Esiste un piano strategico della vecchia amministrazione sul quale stiamo predisponendo modiche razionali. Ad esempio grazie al Pon abbiamo elaborato un dossier con 130 milioni di interventi a carico europeo per il Centro storico e la Costa Sud, in particolare la zfu di Brancaccio. Per la sola emergenza abitativa sono previsti 36 milioni. Il dossier passerà al vaglio del ministero delle Infrastrutture e poi andrà a Bruxelles. Poi parteciperemo anche al Por della Regione”.

Come proseguirà il risanamento?
“Palermo deve tornare ad essere capitale del Mediterraneo. Ma in Europa devi presentarti con le carte in regola. Per questo abbiamo approvato il primo Put della storia e il Pudm, è già in consiglio il Piano Pubblicità e sono state varate le linee guida del nuovo Prg. Stiamo cercando di sfruttare le somme residue del 2007/2013 per le Zfu dopodiché ci prepareremo alla nuova programmazione 2014/2020 con la quale intendiamo completare il sistema dei trasporti: tram, anello e passante e magari l’avvio di circonvallazione sotterranea e Metropolitana Automatica Leggera da Oreto a Mondello. Ci sono altre due priorità: il recupero delle zone degradate sia del Centro Storico sia delle periferie e lo scandalo delle opere pie nell’ottica dell’emergenza abitativa. Chiediamo alla Regione di applicare la legge Crispi del 1890 che assegna le opere pie ai Comuni con un processo di concentramento. L’opera pia resterebbe autonoma ma si scioglierebbe il Cda e si caccerebbero i commissari e i loro affari a volte sporchi. In Sicilia ci sono migliaia di immobili fermi che potrebbero servire per orti urbani e alloggi popolari. Ma alla Regione si limitano a nominare commissari e a rispondere che si devono rispettare le tavole di fondazione”.

Non è la prima dura critica che rivolge al governo Crocetta.
“Il sistema è imploso. Crocetta campa alla giornata, ormai è vittima e carnefice. Ma il clima lo ha distrutto lui, ad ogni esposto in Procura convoca i giornalisti e fa un comunicato stampa. Io ho presentato 70 esposti e non l’ho mai sbandierato”.
 


Gestione delle partecipate e costi del personale

Altro aspetto decisivo nelle finanze comunali è la gestione delle partecipate.
“È necessario ricondurre a un unico governo le aziende partecipate, che attualmente sommano la maggior parte dei dipendenti: 8.500 comunali, 8.500 delle municipalizzate e 1.700 Gesip. La cabina di regia è pronta dall’agosto 2012, ora vogliamo procedere con il bilancio consolidato, anche se sarà obbligatorio soltanto a partire dal 2015. Non potrà più succedere che il bilancio comunale sia in ordine e quello di un’azienda no. In questo senso, con grande rammarico e sofferenza, ho dovuto rinunciare a due persone perbene e amiche, quali Vincenzo Costantino e Giuseppe Modica (rispettivamente presidenti di Amap e Amat, che hanno lasciato l’incarico a causa di contrasti con l’amministrazione). Non dimentichiamo che entro il 2015 devono andare in gara i servizi non essenziali, non riusciremmo a trovare soci privati con le aziende in disavanzo”.

Storicamente tra le voci di maggior peso ci sono i costi del personale.

“Secondo il piano strategico taglieremo 2 o 3mila unità per arrivare ad avere alla fine del mio mandato tra i 15 e i 16mila dipendenti tra comunali e partecipate. Entro il 2017 mille comunali e mille dipendenti delle municipalizzate salteranno in modo fisiologico con il blocco del turnover. Inoltre il 10 aprile pubblicheremo il bando per l’esodo incentivato che dovrebbe essere accolto da 3 o 400 lavoratori Gesip. L’esodo funziona così: coloro che non godrebbero mai della pensione perché non hanno il numero minimo di anni di contributi possono rispondere a questo avviso e incassare così il Tfr, tra gli otto e i dodici mesi di Aspi e 26 mila euro lordi di incentivo. Infine stiamo elaborando una direttiva che proibisce le proroghe per la permanenza in servizio di chi può andare in pensione”.
 

 
Liberi consorzi di Comuni e servizi ad essi annessi

Come giudica la riforma dei liberi consorzi?
“C’è un vulnus insuperabile. La riforma non prevede le funzioni delle città metropolitane e dei liberi consorzi ma chiede ai cittadini di decidere entro sei mesi a quale consorzio aderire, senza sapere se quest’ultimo avrà competenza sui rifiuti o sull’acqua, sui beni culturali o sui distretti turistici. A me interessano le caratteristiche della città metropolitana non i suoi confini. Se Villabate o Monreale aderiscono all’area di Palermo e vogliono conferire i rifiuti a Bellolampo pagano 25 euro a tonnellata, in caso contrario 125 euro: c’è una bella differenza. Finirà che tanti Comuni chiederanno di cambiare la propria adesione. Serve unicità di governo e per questo sto già predisponendo le partecipate nell’ottica della realtà metropolitana”.

Prendiamo la questione dei rifiuti, sprecati e ammassati nelle discariche.
“Le cose vanno fatte per gradi. Con l’ex commissario Marco Lupo abbiamo lavorato alla gestione e alla sicurezza di Bellolampo rendendola capace di assorbire mille tonnellate di rifiuti al giorno, e si consideri che in base alla stagione a Palermo si producono dalle 7 alle 850-900 tonnellate al giorno. Quantitativo destinato a scendere con la raccolta differenziata. Inoltre a Bellolampo c’è un impianto dell’azienda Asia che produce energia sufficiente a illuminare Borgo Nuovo sfruttando i gas dei rifiuti. È questa la strada: solo dopo averli ridotto il più possibile, e il mio obiettivo è rifiuti zero, si potrà pensare a impianti per lo sfruttamento energetico del minimo residuo".

Lo stesso principio vale per il ponte sullo Stretto: senza interventi preliminari resta fine a se stesso.
“Esattamente. Serve una strategia complessiva di infrastrutture stradali e ferroviarie. Riparliamone quando avranno fatto le opere di collegamento”.

Articolo pubblicato il 05 aprile 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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