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Quotidiano di Sicilia

Alfio Baudo: «Fidimpresa: “Crescere in servizi e associati»
di Melania Tanteri

Forum con Alfio Baudo, presidente Fidimpresa Confidi Sicilia

Tags: Alfio Baudo



Qual è la situazione attuale di Fidimpresa? Come intende aumentare il numero degli associati e quali garanzie vengono date alle imprese?
“Fidimpresa riprende il suo percorso dopo un anno, il 2013, difficile per l’economia ed i confidi in generale ma in più, nel nostro caso, segnato dal declassamento disposto dalla Banca d’Italia da Consorzio 107 vigilato a Consorzio 106. Ciononostante e forti della volontà degli associati espressa nelle assemblee di fine anno, contrarie ad un’ipotesi di liquidazione, si è scelto di dare il via ad un percorso programmatico che partendo già dal totale rinnovo dell’organo di controllo punta a riportare rapidamente Fidimpresa tra i Consorzi di riferimento, in Sicilia e, forse, oltre. Una delle priorità riguarda il recupero della fiducia da parte dei propri associati, riavvicinandosi anche con umiltà alla base associativa ed una maggiore qualificazione professionale del servizio offerto per far si che si possa motivare ed incentivare l’adesione al Consorzio anche in settori sin’oggi non sviluppati”.

Quale settore ha risentito maggiormente di questo stato di sofferenza e quale strategia avete messo in campo per favorire la ripresa?
“Sulla base dei nostri dati sul controllo rischi, il settore che ha maggiormente risentito è quello dell’edilizia, seguito dai servizi alle imprese (trasporti) e meccanica. Sebbene non riteniamo che Fidimpresa da solo possa avere la forza per incidere direttamente sulla capacità di ripresa dell’economia locale, siamo convinti che il saper essere vicini ed assistere gli associati nella giusta maniera possa consentire di gestire al meglio le conflittualità esistenti tra associati e sistema bancario, spesso attore protagonista nella drammatica amplificazione a carico delle imprese degli effetti della crisi. Siamo reduci dal congresso di Firenze dedicata a tutti i confidi italiani; un evento importante al quale partecipano docenti universitari esperti di settore e manager apicali delle più importanti banche italiane. Il messaggio, chiaro, emerso dal convegno è che è finita l’epoca del microassocianismo – i confidi devono crescere anche dimensionalmente -, che bisogna ampliare e diversificare l’offerta di servizi – in un’ottica qualitativa ma anche di tutela del conto economico - e non ultimo che un punto di forza del Confidi di particolare appeal per il sistema bancario sta proprio nella sua territorialità e prossimità associativa. Ebbene questi sono fattori esaminati, condivisi e promossi dal nuovo CdA, ancor prima della loro manifestazione ‘nazionale’”.

In che modo intendete applicare questo nuovo modello?
“Riteniamo il periodo attuale, un momento positivamente importante di selezione e qualificazione. Da parte nostra abbiamo proattivamente fatto tesoro delle indicazioni (o rilievi) della Banca d’Italia e le abbiamo trasformate in pietre miliari di un duro percorso di sviluppo che ci porterà fuori dalla crisi”.

Qual è la situazione relativamente al bilancio?
“Il bilancio 2013 si chiuderà con una perdita d’esercizio di circa 1.500.000. Le cause stanno sia nei criteri stringenti di tutela dei rischi inerenti la nostra attività applicati nel calcolo degli accantonamenti, ma anche, purtroppo, nel basso profilo commerciale adottato negli ultimi anni, che non ha accompagnato adeguatamente un normale avvicendamento societario e la crescita dei ricavi”.
 
Forti di questa nuovo inizio, quali sono gli obiettivi che intendente raggiungere nel breve termine?
“In primo luogo stiamo completando l’aggiornamento delle convenzioni esistenti con le banche. Poi, abbiamo già ripristinato la normale operatività con la Regione Sicilia (dipartimento economia); oltre a ciò intendiamo da subito modificare il concetto di relazione con gli associati, da passiva a propositiva, anche nei passi da poter intraprendere per sostenere le imprese in particolare difficoltà con il sistema bancario, spesso per ragioni meramente congiunturali”.

Quali sono allora le priorità?
“Le priorità sono state già accennate: ristrutturare la rete commerciale, recuperare gli spazi operativi lasciati a disposizione dei nostri competitor, recuperare la piena fiducia degli associati; rafforzarci sul piano aziendale/patrimoniale, anche con operazioni di partenariato associativo”.

L’attività di un Ente come Fidimpresa non può prescindere dal confronto con le istituzioni. Come sono i vostri rapporti con la Regione?
“Ottimi e collaborativi da entrambe le parti, sul piano operativo; peraltro come sapete uno dei sindaci componenti il nostro collegio sindacale è nominato dalla Regione”.
 
Cosa chiedete al mondo della politica e delle istituzioni, per essere messi nella condizione di aggredire la crisi?
“Chiediamo di fornire (o dovrei dire assicurare) servizi alle imprese in maniera efficiente e proattiva. Semplificare le procedure di accesso agli incentivi allo sviluppo, ridurre i tempi di risposta alle istanze rivenienti soprattutto dalle Pmi (oggi più che mai le più fragili e bisognose di sostegno) concorrere sinteticamente e prontamente  alla riduzione del costo reale del denaro. Siamo convinti che questo efficientamento sia possibile, anche da subito. Mi sembra giusto a questo proposito segnalare l’efficienza, professionalità e cortesia dimostrata dai dirigenti dell’Assessorato all’Economica con cui abbiamo avuto modo di interagire proprio in queste prime settimane della nostra attività di ‘riordino’”.

Cosa può fare Fidimpresa per sollecitare questo cambio di mentalità, questo cambio di passo?
“In un panorama congiunturale così complesso Fidimpresa da sola può fare ben poco. Può e deve certamente rafforzare il suo ruolo a sostegno dei propri associati; qualificare ed ampliare i servizi anche ad ambiti diversi dal rilascio delle garanzie. Farsi promotore di accordi ed attività volti a soddisfare le quotidiane esigenze operative dei propri associati e su questi argomenti siamo già al lavoro. Questo impegno deve essere accompagnato da uno metasettoriale e di ampio respiro finanziario, che per forza di cose resta a carico dell’autorità regionale centrale. Il focus è dare la giusta forza alle imprese ed a tutti gli operatori. A nostro avviso questo sarà possibile soltanto se le decisioni saranno prese secondo una logica di pianificazione long-term e non di (est)temporanea soluzione ad un problema immediato”.

Articolo pubblicato il 09 aprile 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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