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Palermo - Piano per “ripulire” il Comune e lasciare fuori la corruzione
di Gaspare Ingargiola

Sotto la lente d’ingrandimento tangenti, favori, storture burocratiche, parentele e conflitti d’interesse. La Giunta ha approvato il documento triennale in applicazione del Dlgs 235/2012

Tags: Palermo, Corruzione



PALERMO – Lotta serrata alle mazzette nel Comune di Palermo. La giunta di Leoluca Orlando, su testo predisposto dal segretario generale Fabrizio Dall’Acqua, ha applicato il Decreto legislativo 235 del 31 dicembre 2012, meglio noto come Legge Severino, che ha disposto l’incandidabilità e il divieto di ricoprire cariche elettive e di governo per i politici condannati per reati contro la Pubblica amministrazione. La legge prevede anche l’adozione, da parte degli Enti locali, di un Piano triennale anticorruzione per la prevenzione e la repressione dell’illegalità.

Un provvedimento quanto mai necessario in un Comune che purtroppo non si è fatto mancare mai niente quanto a indagini della magistratura e fattacci di cronaca. Durante il recente forum con il Quotidiano di Sicilia il primo cittadino Orlando ha rivelato di aver effettuato addirittura una settantina di esposti in Procura dal suo insediamento (maggio 2012) a oggi.

Il Piano anticorruzione pone sotto la lente tangenti, favori, storture burocratiche, parentele e conflitti d’interesse e mette sotto torchio non solo gli ottomila dipendenti ma anche i consulenti a titolo gratuito e gli esperti esterni all’amministrazione. Diversi i provvedimenti previsti: blitz a sorpresa negli uffici, rotazione del personale nei settori a rischio corruzione e dei dipendenti condannati in primo e in secondo grado, controlli sulla produttività.
 
La validità, come detto, è triennale, ma il piano dovrà essere aggiornato annualmente: entro ogni 30 settembre è prevista la segnalazione delle situazioni a rischio da parte di dirigenti e capiarea, entro ogni 31 dicembre la formulazione di proposte di aggiornamento da parte dei responsabili dell’amministrazione, entro ogni 31 gennaio la nuova approvazione da parte della Giunta, che a seguire dovrà essere trasmesso alla Regione e alla Presidenza del Consiglio dei ministri e pubblicato sul sito istituzionale dell’Ente.

La misura maggiormente incisiva è la rotazione del 33% del personale sulla base di un calcolo matematico che viene applicato a tappeto su tutti i settori dell’amministrazione, così da creare una gerarchia del rischio corruzione. Nella rotazione, ogni tre o cinque anni, saranno coinvolti anche i commissari e i selezionatori dei bandi di gara. Sott’occhio, in particolare, le aree più delicate di Bilancio (pagamento dei tributi, soprattutto l’ex Tares, e agevolazioni fiscali), Attività produttive (l’occupazione del suolo pubblico e il Suap) e Urbanistica (forse il settore in cui il giro dei soldi è maggiore fra appalti, opere pubbliche, piano regolatore, concessioni e condoni edilizi).

Saranno passati a pettine fitto anche tutti i generi di licenza, autorizzazione e graduatoria, la gestione dei cimiteri (si pensi all’ordine cronologico di sepolture e cremature), i bandi per gli spettacoli pubblici (specie in occasione del Festino di Santa Rosalia e delle festività natalizie), concorsi e promozioni, persino i passi carrabili.

L’altro aspetto preponderante coinvolge i dipendenti condannati per i reati di peculato, concussione, abuso d’ufficio, corruzione e ogni altra specie contro la Pubblica amministrazione: non potranno far parte di uffici in cui si trattano ingenti somme di denaro, si assegnano contributi e si effettuano acquisti.

Passando ai conflitti di interesse, ogni sei mesi i dirigenti dovranno verificare le parentele fino al secondo grado delle persone che si occupano dei vari procedimenti mentre ogni dodici mesi i dipendenti dovranno stilare una dichiarazione contenente le parentele fino al secondo grado.

L’ultimo aspetto va a colpire i tanti, troppi tempi morti delle pratiche: anche in questo caso, rotazione dei responsabili dei procedimenti e soprattutto informatizzazione in massa delle scartoffie con la chiusura al pubblico di interi uffici, come già avvenuto con il Suap (salvo il fatto che una mozione del Consiglio comunale ne ha chiesto la riapertura a causa del problematico passaggio alle pratiche digitalizzate). L’obiettivo per i settori interessati dalla svolta digitale è pubblicare e rendere rintracciabili il 40% dei documenti entro il 2014 e l’80% entro il 2016.

Articolo pubblicato il 12 aprile 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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