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Sud, è ancora profondo rosso
di Redazione

Nel secondo semestre 2013 sono aumentati i disoccupati, i poveri e sempre più imprese hanno chiuso i battenti. E' il quadro nerissimo che emerge dal Report sull'Economia del Mezzogiorno della Fondazione Curella

Tags: Sud, Sicilia, Isole, Povertà, Imprese, Disoccupazione, Lavoro



Un'Italia spaccata, divaricata in due: Centro-Nord che, nonostante dubbi e difficoltà, si avvia su una strada migliore e una parte del Centro, Sud e Isole che non vedono ancora l'uscita dal tunnel di una crisi che sembra non finire più.
Sono alcuni dei dati che emergono nel Rapporto sull'Economia del Mezzogiorno nel secondo semestre 2013, presentato oggi all'università di Palermo. Un "instant focus" realizzato dalla Diste Consulting per la Fondazione Curella.
 
"La lunga e infausta recessione dell'economia italiana potrebbe essersi finalmente arrestata - si legge nel report - tuttavia l'inversione di tendenza che riguarda soltanto una parte del Paese al momento resta nelle statistiche e non è affatto percepita né dalle famiglie né dalle imprese. Il pericolo di default, ad oggi, è scampato, ma la crisi non è finita".
 
Non si scorgono segnali di un durevole rilancio dell'attività produttiva, trainato dai consumi, dagli investimenti e da nuovi flussi di credito alle imprese. Per effetto della crisi migliaia di lavoratori sono stati eliminati dai processi produttivi e molte categorie di mansioni e di professioni si sono ridimensionate, hanno subito ristrutturazioni o sono addirittura scomparse.
 
Secondo il report, il mercato del lavoro ha mantenuto una tendenza in deciso deterioramento. Secondo i dati mensili provvisori, al netto dei fattori stagionali, a gennaio il numero degli occupati (ventidue milioni 259 mila) è rimasto stabile sui bassi livelli precedenti, ma in calo dell'1,5% su dodici mesi prima (-330 mila unità). Il tasso di occupazione, pari al 55,3%, è diminuito di 0,1 punti percentuali in termini congiunturali e di 0,7 punti su base annua. Il numero dei disoccupati, tre milioni 293 mila, è aumentato dell'1,9% su dicembre e dell'8,6% al confronto di un anno prima (+260 mila). Il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 12,9%. La dinamica del tasso di disoccupazione giovanile, riferito alla classe d'età 15/24 anni, è rimasta sostenuta e l'indice ha toccato il 42,4%.
 
Aumentano anche i fallimenti delle imprese in Italia: 62 mila nei primi nove mesi dell'anno, il 7,3% in più del 2012 e il record assoluto degli ultimi anni. Le chiusure sono in aumento in tutti i macro-settori, numeri drammatici che non risparmiano nessuna area territoriale. Nel quarto trimestre 2013 i fallimenti hanno toccato nuovi record, arrivando alla cifra più alta registrata in un trimestre dal 2009.
 
Nel 2013 circa 14 mila 300 casi, +14% sul 2012 e +54% rispetto al 2009. In cinque anni si conteggiano in tutto 59 mila 600 imprese costrette a portare i libri in tribunale, con un trend in costante aumento. Lo scorso anno il numero dei casi ha raggiunto quota 3.700 circa nel Sud e Isole. Il perdurare della crisi ha fiaccato la capacità di tenuta del sistema imprenditoriale, che da un quinquennio subisce una decimazione delle proprie imprese.
 
La crisi influisce ancora di più sui redditi delle famiglie. Sono milioni i cittadini indigenti sparsi sul territorio meridionale. In Italia ci sono 4 milioni 800 mila persone in condizioni di povertà assoluta (8,0% della popolazione) di cui oltre la metà residenti nel Sud e Isole (circa due milioni 350 mila, l'11,3%) e 2 milioni 450 mila nel Centro-Nord (6,2%). Per fortuna non si tratta di affamati veri e propri, ma di cittadini con una spesa mensile a stento sufficiente a sbarcare il lunario. Non meraviglia che nel Mezzogiorno quasi la metà dei residenti (48,0%) sia a rischio di povertà ed esclusione sociale.

Articolo pubblicato il 14 aprile 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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