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La carica degli start-upper: contro la disoccupazione bastano le buone idee
di Oriana Sipala

Moda, design, fotografia, tecnologie innovative: storia di quattro siciliani che hanno creato lavoro a partire dal talento. Un giovane padovano ha raccolto sul sito internet www.uncomag.com 300 storie vincenti

Tags: Startup, Lavoro, Disoccupazione



CATANIA - Gli ultimi dati Istat sulla disoccupazione in Italia ci hanno permesso di tracciare un quadro tutt’altro che positivo della situazione lavorativa di molti soggetti. Il numero dei senza lavoro ha infatti toccato picchi altissimi nel mese di febbraio, arrivando alla cifra del 13%. Anche riguardo alla fascia di età compresa tra i 15 e i 24 anni, i numeri non sono affatto consolanti: sempre nel mese di febbraio i giovani privi di occupazione erano infatti 680 mila e quelli inattivi oltre 4 mila. Un problema oggettivo, questo, che va affrontato attraverso incisive politiche di sostegno al mondo del lavoro e all’imprenditoria giovanile.

Non tutti i giovani, però, si lasciano trascinare nel vortice della disoccupazione. L’intraprendenza, la creatività, la voglia di mettere in atto un’idea valida sono spesso la chiave di volta per superare il problema. L’Italia è piena di simili storie, di testimonianze che vedono al centro giovani protagonisti, che in mancanza di lavoro, se lo sono letteralmente inventato.
 
Alessio Sartore è uno di questi. Padovano, 33 anni, ha creato a Verona uno spazio di coworking, dove sono attive alcune aziende da lui gestite, specializzate in eventi, strategie di marketing e realizzazione di siti web. Ma quel che più ci interessa di questo giovane padovano è il suo sito www.uncomag.com, dove egli stesso ha raccolto più di 300 storie di brillanti start-upper. Tra questi anche molti siciliani.

Salvo Presti, 33 anni, di Acireale, è uno stilista e designer. Sfruttando il suo talento e la sua passione per la sartoria, ereditata dall’ambiente familiare in cui è cresciuto, ha scelto di partecipare a Project Runway Italia, un talent show sul mondo della moda.
 
Anche Giovanna Tringali, di Augusta, ha la passione per le stoffe. Stilista da quando aveva 22 anni, a 28 ha deciso di mettersi in proprio e di aprire il suo atelier di moda, Gothcouture, dove realizza creazioni che richiamano lo stile gotico e quello siciliano, un mix che lei stessa definisce “neogotico siciliano”.

Vincenzo Di Maria è un designer siracusano, in particolare si occupa di progettazione di servizi innovativi. Il suo lavoro, in realtà, non è facilmente collocabile in una categoria. Egli stesso si definisce un “catalizzatore di persone”, che intreccia modelli imprenditoriali e tecniche creative per dar vita a nuove forme di innovazione economicamente, socialmente ed ecologicamente sostenibili. Infine, per citare un ultimo esempio, ci spostiamo a Palermo, dove Rosario Leotta ha creato la sua attività sfruttando il suo talento fotografico. La sua non è una tecnica fotografica qualsiasi: attraverso una serie di elaborazione digitali, infatti, Rosario Leotta è riuscito a tradurre le sue fotografie in opere che si avvicinano più alla pittura. Un incrocio originale e innovativo che, per il fotografo palermitano, si è rivelato vincente.
 


L’approfondimento. Il coraggio come antidoto alla fuga dei cervelli
 
È evidente, quindi, che in Italia non si può parlare solo di immobilismo, di fuga di cervelli, di giovani fannulloni che non si scommettono. Del resto i numeri parlano da soli. Sul sito startup.registroimprese.it, vengono offerti i risultati di un monitoraggio periodicamente aggiornato sul numero di start-up innovative presenti nel Belpaese. Ad oggi, queste ammontano a 1941, un numero in rapida crescita, se consideriamo che a settembre dello scorso anno queste erano 1.114. La Lombardia è sicuramente la culla principale delle start-up, dove se ne contano attualmente 393, seguita dall’Emilia Romagna (222), dal Lazio (199), dal Veneto (159), dal Piemonte (156) e dalla Toscana (133). La Sicilia ne conta solo 71, ma va sicuramente meglio di altre Regioni, come la Basilicata, in cui se ne contano 9 e la Calabria, in cui il numero di start-up arriva a 24. Situazione più o meno simile alla nostra Isola è, invece, quella della Puglia e delle Marche, dove sono presenti rispettivamente 82 e 83 start-up, mentre in Campania se ne contano 95.

Articolo pubblicato il 17 aprile 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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