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Tra rifiuti, raffinerie e centrali elettriche non mancano gli esempi da seguire
di Maria Bonaccorso

Da anni la provincia soffre il deterioramento della qualità ambientale, tuttavia la sensibilità comincia a cambiare. In una frazione di S. Filippo da quattro anni l’illuminazione affidata alle cellule fotovoltaiche

Tags: Messina, Ambiente



MESSINA - Inquinamento, dissesto idrogeologico, emergenza rifiuti: sono molti i problemi in primo piano, relativi all’ambiente, nella provincia messinese.
Il dissesto idrogeologico, relativamente recente, ha rivelato le sue drammatiche conseguenze su tutto il territorio, costellato di torrenti e reso ancora più vulnerabile dai devastanti roghi. Da poche settimane nel comune di Messina, è stata effettuata la pulizia in due dei numerosi torrenti che attraversano la città: un po’ poco, considerata la natura del territorio. La frana caduta lungo la S.S. 113, che collega i villaggi della zona nord alla città, è ancora in attesa di essere rimossa: una bretella temporanea sta tamponando l’emergenza, ma l’attesa di oltre 7 mesi non è più tollerabile, considerando soprattutto l’avanzare della stagione autunnale. Stessa situazione nel villaggio di Gesso, dove una frana tiene isolata la località, con gravi disagi per i suoi abitanti.

Problema identico per i comuni della fascia jonica. La frana abbattutasi lo scorso 16 settembre sui comuni di Letojanni, Giardini e Roccalumera, mettendo in tilt la circolazione sull’autostrada Messina - Catania e sulla parallela S.S. 114, non è che l’ennesima conferma della fragilità del territorio. Sul fronte della raccolta dei rifiuti, la situazione è di costante emergenza: tra disservizi e cattive, inveterate abitudini dei cittadini, c’è poco da stare allegri. Se è vero che Messinambiente, Gesenu (area tirrenica) e Amia (fascia jonica) gestiscono a singhiozzo le fasi di raccolta e avvio al riutilizzo dei materiali riciclati, è anche vero che una buona parte dei cittadini, mantiene la pessima abitudine di buttare tutto, indistintamente, in un unico cassonetto.
Nei paesi della fascia tirrenica a tenere banco è la questione dell’inquinamento dell’aria e dell’acqua. Soprattutto nella Valle del Mela e nel comprensorio di Milazzo, dove Raffineria e Centrale termoelettrica Edipower creano il maggior flusso di agenti inquinanti.

Qualcuno prova, seppure in maniera a volte poco pubblicizzata, a proteggere l’ambiente. Nella frazione di Cattafi del comune di S. Filippo, ad esempio, dal 2005 l’illuminazione pubblica è affidata alle cellule fotovoltaiche, con un sensibile risparmio di energia elettrica, e il conseguente alleggerimento di emissioni inquinanti. Un altro segnale viene da un sacerdote. padre Giuseppe Trifirò, parroco di Archi, non a caso presidente dell’associazione “Tutela della salute dei cittadini”, ha fatto montare sul tetto della sua parrocchia – la prima in provincia di Messina – un impianto fotovoltaico da 6,12 Kwp , che permetterà la fornitura di quasi 10.000 kwh l’anno. La spesa è stata di quasi 40 mila euro, ma l’incentivo annuo dell’Enel sarà di circa 4 mila 200 euro e, con il meccanismo di scambio, saranno risparmiati sulla bolletta altri 2 mila euro.
 
Stando così le cose, nell’arco di venti anni, dunque, la parrocchia potrà guadagnare ben 80 mila euro, e l’impianto eviterà l’emissione di circa 5.300 chili l’anno di anidride carbonica, per un totale di 106 mila kg in meno di Co2. Peccato che il presidente della Regione Raffaele Lombardo abbia deliberato la chiusura, dal 1° settembre, di quattro uffici speciali aperti nel 2005, tra cui l’Ufficio Aree a Elevato Rischio di Crisi Ambientale (A.E.R.C.A.), che aveva, tra le sue competenze specifiche, il rilascio di pareri preventivi su qualsiasi decisione relativa a problematiche ambientali nelle aree a rischio, tra cui, appunto, la zona Milazzo/Valle del Mela.

Articolo pubblicato il 30 settembre 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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