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Messina - La miniera d’oro del "pastazzo": 70 casi di smaltimento illecito
di Francesco Torre

Le indagini della Direzione distrettuale antimafia hanno portato a otto misure cautelari per traffico di rifiuti. Un business da 2 mln € l’anno con sversamenti e danni anche al depuratore

Tags: Messina, Rifiuti



Messina - Che cos’è il pastazzo? Lo scarto di produzione degli agrumi, ma anche un’incredibile miniera d’oro, almeno per i clan di Barcellona Pozzo di Gotto. Lo ha scoperto e provato, dopo anni di indagini, la Dda di Messina che, attraverso il Gip del Tribunale, ha emesso otto misure cautelari per attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti.
 
Nell’operazione, denominata Last Orange, tre persone sono finite agli arresti domiciliari: Nunzio Calabrò, titolare e presidente del Cda della società Canditfruct Spa; Sebastiano Conti Mammanica, proprietario di un’impresa per lo smaltimento a Lentini; Antonino Mazzeo, già detenuto al 41 bis, gestore della ditta “Trasporti Line”. Per altre 4, invece, è scattato l’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria. Si tratta di Giovanni Floramo, imprenditore, e degli autotrasportatori Fortunato Arcoraci, Salvatore Crinò e Mario Pantè. Obbligo di dimora, infine, per Giuseppe Triolo, altro trasportatore. Nelle more del provvedimento, inoltre, sono stati sequestrati preventivamente la Canditfrucht, ditta tedesca produttrice di succhi di frutta, affidata adesso ad un amministratore giudiziario, e vari autocarri.

Le indagini sul racket del pastazzo andavano avanti già dal 2012, confermate peraltro dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Santo Gullo. In questo lasso di tempo, il sostituto procuratore della Dda di Messina, Camillo Falvo, unitamente ai sostituti della procura di Barcellona, Giorgio Nicola e Fabio Sozio, ha accertato almeno 70 casi di sversamento illecito di rifiuti. Un affare dal quale si poteva lucrare fino a 2 mln di euro l’anno, e che ha finito – tramite una condotta interrata realizzata ad hoc – anche per danneggiare il depuratore della città di Barcellona.

In pratica, lo “smaltimento”, perché sfuggisse ai costosi procedimenti previsti dalle normative di riferimento, avveniva o scaricando in aree vicine ad animali, come se fosse mangime (con danni per gli allevatori), o vicino a corsi d’acqua (anche a Lentini, se era il caso) oppure ancora bruciando il pastazzo.

Vertice dell’organizzazione, secondo gli inquirenti, sarebbe Nunzio Calabrò, amministratore della Canditfrucht. Non si esclude, però, l’interessamento nel racket di altre imprese agrumarie della zona.

Articolo pubblicato il 25 aprile 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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