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Quotidiano di Sicilia

Spesa sanitaria pubblica, in Sicilia il peso più alto sul Pil: 10,30%
di Serena Giovanna Grasso

Osservasalute 2013: la sanità incide sul prodotto interno lordo del 7,04% (media Italia), in Lombardia del 5,47. Cause: inefficienze gestionali e investimenti non correttamente pianificati

Tags: Sanità, Spesa



PALERMO – In tempo di crisi proviamo a valutare il livello di “salute” del Paese. Ad assolvere a questo compito ci aiuta Osservasalute con il suo rapporto 2013 pubblicato lo scorso 16 aprile. Il rapporto è condotto da un ente autorevole in materia sanitaria: l’Osservatorio Nazionale sulla salute delle regioni italiane, con sede presso l’Università Cattolica di Roma e stilato grazie agli studi effettuati da 203 esperti.

Sicuramente le condizioni italiane sono in netto miglioramento, ma lo stesso non può dirsi della Sicilia. Stiamo parlando proprio della spesa sanitaria pubblica rapportata al Pil. In quest’ottica l’Italia continua il percorso iniziato nel 2009 di allineamento al contesto Ocse, seppur un gradino più in basso rispetto a Paesi come Regno Unito, Stati Uniti d’America, Francia e Germania di un punto e mezzo percentuale. Ma lo stesso non può dirsi per tutte le regioni dello Stivale. Infatti, la storia si ripete uguale a sé stessa e come al solito la Sicilia continua ad essere la pecora nera della grande famiglia italiana. Naturalmente è tutto il Sud in generale a fare da corredo alla situazione siciliana, collocandosi sulla sponda opposta rispetto al Nord. Infatti, la situazione vede tra il 2010 e il 2012 un gradiente Nord-Sud e Isole non affatto indifferente: le regioni meridionali si presentano con valori superiori all’8% circa e sempre maggiori del dato nazionale, mentre le regioni settentrionali meno del 7,5% circa.

Se per il Sud abbiamo parlato di un valore della spesa sanitaria rapportato al Pil superiore all’8%, la Sicilia esagera registrando nel 2012 un tasso percentuale pari al 10,30% (ben tre punti percentuali e mezzo in più rispetto alla media nazionale ferma al 7,04%). Se da una parte bisogna riconoscere il merito alla nostra regione nell’aver ottenuto un miglioramento nel 2012 rispetto al 2011 e il 2010, anni in cui la spesa percentuale ammontava rispettivamente al 10,38% e 10,48%, dall’altra parte dobbiamo notare la differenza sostanziale che ci distacca dal 2009, 2008 e ancor più dal 2005, anni in cui si registravano percentuali rispettivamente del 10,17%, 9,89% e 9,85%.
 
Attenzione, questo non voleva certamente essere un elogio all’Isola dal momento che si è sempre collocata ben al di sopra della media nazionale, ma vuole semplicemente fotografare la situazione, evidenziando il grave peggioramento che la spesa ha subìto. Sembra quasi paradossale, ma al crescere del Pil decresce la spesa sanitaria e di conseguenza viceversa. Esemplare è il modello offerto dalla Lombardia, nostro costante punto di riferimento, regione la cui percentuale di spesa pubblica corrente in rapporto al Pil è sempre stata la più bassa a livello nazionale, attestandosi al 5,47% nel 2012 (dunque un valore quasi dimezzato rispetto a quello siciliano).

Adesso passiamo in rassegna le possibili ragioni che portano le regioni ad investire maggiormente sul sistema sanitario al fine di garantire i Livelli essenziali di assistenza (Lea) ai loro cittadini. Una delle tante possibili motivazioni potrebbe risiedere nel fatto che la salute è un bene necessario e quindi, per una certa misura, incomprimibile con la conseguenza che la quota di Pil destinata alla spesa sanitaria non può che essere più elevata nelle regioni più povere, così come accade per un’analoga categoria di beni come quella alimentare.

Un’ulteriore e diversa spiegazione potrebbe risiedere nel fatto che le regioni sono tenute al rispetto dei Lea e che il relativo finanziamento è alimentato anche da trasferimenti di fondi definiti in sede di accordo Stato-Regioni. La conseguenza è che a fronte di un’omogenea ripartizione di risorse destinata alla sanità fra le diverse regioni, il valore della spesa, se rapportato al Pil pro capite, pare incidere in misura maggiore nelle realtà più povere.

Tuttavia, ciò spesso significa o inefficienze gestionali nella produzione dei servizi e/o un’offerta quantitativamente inappropriata di prestazioni e/o ancora investimenti non correttamente pianificati nel tempo e nella distribuzione fra i soggetti produttori. A supporto di tale ultima possibile spiegazione vi sono i dati relativi alle regioni interessate dai piani di rientro che sono per lo più fra quelle che hanno un’incidenza superiore al valore nazionale. Naturalmente va da sé che la Sicilia è assoggettata ai Piani di rientro.
 

 
Approfondimento. Un limite risiede nell’incapacità di misurare il benessere
 
Qual è lo scopo che si prefigge di raggiungere l’analisi della spesa pubblica rapportata al Pil? Il rapporto tra la spesa sanitaria pubblica e il Pil indica la quota di risorse (proprie o trasferite) che la regione utilizza per la promozione, il mantenimento, la cura e il ristabilimento delle condizioni di salute della popolazione rispetto a quanto prodotto complessivamente nel periodo di riferimento. L’indicatore misura il peso economico potenziale per la garanzia dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) e degli altri servizi socio-sanitari aggiuntivi che la regione vuole garantire ai suoi cittadini. Ma purtroppo è un parametro soggetto a limiti. Il pregio consiste nell’offrire la possibilità di confrontare il valore delle varie regioni, ma anche di varie nazioni. Ma accanto ai pregi occorre non sottovalutare i difetti. Infatti, il limite fondamentale sta nell’incapacità di riuscire ad offrire una chiara prospettiva sulla politica sanitaria, né misura il grado di benessere della collettività. In più il valore non rappresenta la quota di reddito regionale effettivamente destinato alla Sanità Pubblica, in quanto parte di quella spesa potrebbe essere finanziata attraverso fonti esterne rispetto alla regione. Inoltre, poiché l’indicatore non tiene conto della numerosità della popolazione residente è possibile che bassi valori dell’indicatore, che esprimono una scarsa spesa per il servizio sanitario, se rapportati alla popolazione potrebbero indicare una elevata destinazione di risorse finanziarie alla tutela della salute dei residenti nelle singole regioni.

Articolo pubblicato il 26 aprile 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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