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Buttafuoco al QdS: «Commissariare la Regione, così Crocetta può salvare la Sicilia»
di Antonio Leo

Al Festival del giornalismo di Perugia incontriamo il giornalista del Foglio: "Lo Statuto speciale è il vero cancro che sta distruggendo l'Isola"

Tags: #ijf14, Festival Internazionale Del Giornalismo, Pietrangelo Buttafuoco, Rosario Crocetta, Mafia, Statuto Siciliano, Regione Sicilia, Sicilia



PERUGIA - Don, zu, attià. E poi ci sono i piritolli, quelli che - per dirla con Fulvio Abbate - stanno più in basso delle arance cadute a terra. Il lessico siciliano, con quella sua potenza chirurgica di descrizione di realtà e persone, è un po’ il leit motiv dell’incontro al Festival del giornalismo con Pietrangelo Buttafuoco e lo stesso Abbate. La memoria - il tema ufficiale - si snoda lungo aneddoti divertenti, senza pretese, senza dover cercare l’applauso low cost, quello facile facile che inebria Piero Pelù al concerto del primo maggio. Lo ricorda lo scrittore e giornalista del Foglio, citando Francesco Merlo che su Repubblica ha spiegato come Mr Litfiba abbia ottenuto l’agognato boato della folla non tanto per la battuta sul Renzi boy-scout di Licio Gelli (roba per grillini e addetti ai lavori), quanto per mezzo della formuletta usata e garantita “contro la mafia, la camorra e la ‘ndrangheta”.
Vanno avanti senza un registro, eppure i numerosi astanti presenti all’Hotel Brufani ridono e applaudono ai “cunti” dei due oratori.
Il vezzo di stare sulle cose siciliane - “della quale oggi non si parla più, a differenza degli anni ’60”-  ci ha spinto a porgere a Buttafuoco alcune domande proprio sull’Isola. E così, poco prima che iniziasse l’incontro, abbiamo intervistato il giornalista siciliano. Sul tavolo davanti a noi, una copia di un quotidiano che titola in prima pagina: “Crocetta, l’affitto d’oro per cinque auto blu”.
 
Bando della Regione per cinque nuove auto blu. Totale: 1 milione e 440 mila euro più Iva per un contratto di 48 mesi. Due resteranno ferme, una a Roma e l’altra a Bruxelles. Tutto questo mentre è stato appena acceso un mutuo da un miliardo di euro per pagare le imprese.
 
“E vabbè, fanno parte del corredo politico cultural narcisistico. Non credo ci sia necessità di commentare. Soltanto colore, qualcosa di pittoresco, niente di sostanziale”.
 
Davide Faraone ha annunciato un’intesa tra il Governo Renzi e la Regione siciliana per un’assistenza tecnica strumentale alla spesa dei Fondi Ue 2007-2013. A dispetto dell’autonomia, siamo incapaci di autogestirci. Tanto vale eliminare la farsa con il commissariamento?
 
“Questa è la risposta che dovrebbero dare anzitutto i politici. Io credo che potrebbe essere anche per lo stesso Crocetta la strada da intraprendere per salvare se stesso e la Sicilia. Si deve fare carico di questo passaggio obbligato, cioè quello di favorire il commissariamento dell’Isola, intestarsela come battaglia e poi arrivare al nodo politico-culturale fondamentale: l’abolizione dello Statuto speciale che è il vero cancro che sta distruggendo la Sicilia”.
 
Tra i sostenitori del commissariamento c’è il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando. Ma dove sono le opposizioni all’Assemblea regionale siciliana?
 
“Le opposizioni politiche sono banali, ridicole. Non ha senso, data la situazione di emergenza, evocare e aspettare che maturi una presa di posizione politica, a maggior ragione delle opposizioni. Nessun passaggio politico-elettorale potrà determinare un vero cambiamento. E’ necessario che si stabilisca, nello stato di emergenza in cui versa l’Isola, un’autorità che prescinda dal ricatto del consenso. Perché qualunque forma di consenso in Sicilia, allo stato attuale delle cose, non può che essere determinato dalle clientele. Non si potrà avere un cambiamento in Sicilia se non ci sarà data la possibilità di far operare i prefetti, e non certamente dei padronati politici che possono fare il bello e cattivo tempo rispetto alle proprie clientele”.
 
Che fine ha fatto il centro-destra in Sicilia?
 
“C’era il cosiddetto mondo del sessantuno a zero di berlusconiana memoria che di fatto ha stabilito la vittoria di Crocetta. Se non ci fosse stato il traccheggio elettorale di Micciché, Crocetta non sarebbe stato eletto. Detto ciò, è inutile andare a sperare che ci possa essere qualcosa perché, dalle notizie che ricevo e ne ricavo, non mi pare ci siano degli atteggiamenti chiari. Gli alfaniani giocano un po’ di sponda, o addirittura di appoggio, al Governo regionale. Poi, con rispetto parlando, credo che Musumeci perda troppo tempo nel ruolo di presidente della commissione Antimafia. Una Commissione che, come tutte le altre, è sostanzialmente inutile. Dovrebbe dedicarsi alla politica e non al rituale”.
 
Parliamo del governo Renzi. Non crede che ci sia un po’ la stessa ansia da annuncio che ha portato tante volte Crocetta a fare cattive figure?
 
“No, la caratura dei personaggi è diversa. Matteo Renzi ha una storia curiosa, importante, quella di Crocetta è soltanto una vicenda vocale. Quello delle promesse è un gioco che aveva iniziato Sivlio Berlusconi. E’ tutto un gioco costruito sulla comunicazione, poi di fatto non c’è niente”.
 
I giornali inseguono troppo gli annunci dei politici?
 
“Il peso dei giornali è infinitamente minore rispetto alla realtà. I giornali in Italia saranno consultati massimo da duemila persone effettivamente. Poi anche se i numeri sono diversi corrispondono ai necrologi, agli annunci sulle serate al cinema o alla cronaca. Io non darei eccessivo peso al battage mediatico”.
 
Antonio Leo
Nostro inviato

Articolo pubblicato il 04 maggio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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