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"Da noi abilitazioni più care". Denuncia M5S: fino a 3mila euro
di Michele Giuliano

Denuncia M5S al governo regionale e nazionale: da noi il percorso per l’insegnamento costa sino a 3.000 €. Immissioni in ruolo con il contagocce: quest’anno il Miur ne chiamerà circa 500

Tags: Abilitazione, Docente, Scuola, M5s, Maria Marzana



PALERMO - Immissioni in ruolo con il contagocce. Per diventare insegnante in Sicilia la strada si fa sempre più difficoltosa. Non solo perché bisogna affrontare il normale ciclo di studi universitari, o perché per accedere all’abilitazione bisogna superare un test d’ammissione per poche decine di persone a cui si presentano in centinaia. C’è dell’altro con cui dovere misurarsi e cioè gli altissimi costi per i percorsi abilitanti.

Questa caratteristica sembra essere un’esclusiva della Sicilia nel panorama nazionale tanto che la questione va alla ribalta del governo nazionale. “In modo inspiegabile, risulta che i percorsi abilitanti che i docenti privi di abilitazione si accingono a frequentare in Sicilia, attivati dalle Università, dai Conservatori e dalle Accademie delle belle arti, hanno costi in media più alti, se confrontati con quelli dei corsi attivati dalle Università e dalle istituzioni del resto della penisola” denuncia il Movimento Cinque Stelle, che congiuntamente alla Camera e all'Assemblea regionale siciliana, ha presentato un'interrogazione e un'interpellanza a firma Maria Marzana e Valentina Zafarana.

Si parla di corsi che arrivano anche a costare sino a 3 mila euro. Per la deputata Marzana è incomprensibile come il Ministero della Pubblica istruzione non abbia vigilato sul rispetto delle norme per garantire ai candidati interessati parità di opportunità su tutto il territorio nazionale: “La reticenza degli atenei – sostiene la Marzana - nell'attivazione dei percorsi abilitanti speciali per alcune classi di concorso, produrrà irrimediabilmente una diseguaglianza imperdonabile in vista del prossimo aggiornamento delle graduatorie previsto per il mese di maggio”.

“Scandaloso è il tema dei costi chiesti ai singoli candidati, - aggiunge la parlamentare Cinquestelle all'Ars, Valentina Zafarana - infatti, gli interessati ai Pas, a copertura delle spese per la fruizione dell'offerta formativa delle singole classi di abilitazione, sosterranno una spesa che parte da 2 mila euro fino a raggiungere, come nel caso di molte Università siciliane, 3 mila euro”. “Il Ministero e il governo regionale - concludono le due parlamentari M5S - sono tenuti a rispondere su come intendono intervenire nei confronti delle sperequazioni”. In questo clima già difficile c’è da dire che praticamente le assunzioni nelle scuole siciliane si riducono sempre più al lumicino. Nell’Isola avverranno solo il 5 per cento delle assunzioni fatte nel paese a fronte di un numero di alunni che sono pari circa al 10 per cento dei giovani che studiano nello stivale.

In pratica la Sicilia verrebbe discriminata con un numero di assunzioni pari a circa la metà del dovuto. Un problema reso ancor più grave dalla vicenda dell’abolizione delle Province che rischia di far piombare nel caos i licei provinciali e dunque di causare il taglio dei posti di lavoro dei precari di quegli istituti facendo confluire nei ruoli statali gli insegnanti di ruolo. Nel dettaglio la scuola materna potrà contare su 63 nuovi maestri, alle elementari le immissioni in ruolo saranno solo 32. Infine 216 le cattedre assegnate alla scuola media e 198 nei licei.
 


Pronto un ricorso alla Corte di Giustizia europea
 
Per completare il quadro 76 gli insegnanti di sostegno che entreranno in servizio nell’isola. L’Anief, intanto, annuncia ricorso alla Corte di Giustizia europea: “Speravamo di non doverci stupire più di nulla – dice Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir – ma stavolta il teatrino messo su dal ministero dell’Istruzione ha dell’incredibile: prima mette i posti a concorso, poi realizza delle lunghe e dure selezioni, ma alla fine premia solo una parte dei vincitori perché nel frattempo i posti non ci sono più. È un’ingiustizia, perché i posti vacanti solo per i docenti sono almeno 50 mila e ogni anno vengono assegnate 100 mila supplenze annuali. Vorrà dire che anche il superamento di questa situazione kafkiana passerà per la decisione della Corte di Giustizia europea, che dovrà decidere sulla compatibilità delle deroghe adottate in Italia con la direttiva comunitaria sulle assunzioni del personale precario”. Alla beffa già consumata, infine, potrebbe seguirne un’altra. Le immissioni in ruolo dovranno essere completate entro la fine di agosto dagli uffici scolastici provinciali e regionale che attualmente non sono a pieno organico amministrativo. Quelle procedure di assunzione che non saranno completate slitteranno al prossimo anno scolastico.

Articolo pubblicato il 11 maggio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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La deputata Maria Marzana
La deputata Maria Marzana