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Cave, Sicilia bucata e povera
di Rosario Battiato

Un giro d’affari di oltre 10 milioni di € l’anno a fronte di modesti canoni di concessione di poco superiori a 200mila euro. Terza regione per numero di siti attivi, omesso il loro ripristino dopo l’abbandono

Tags: Cava, Miniera



PALERMO - Tra le tante ragioni che hanno portato all'impoverimento della Sicilia ci sono sistemi di controllo e gestione del territorio e delle risorse naturali, che non sono mai stati all'altezza di una regione così vasta e ricca. Il sistema cave, in tal senso, ne è l'esempio più evidente e non tanto per l'attività degli imprenditori, che compiono semplicemente il loro lavoro, ma per l'assenza di una normativa regionale di sistema, il cosiddetto Piano delle attività estrattive, e per i canoni di concessione che, seppur in progressivo rialzo, sono ancora molto distanti dalle richieste che si trovano spesso in Italia e nel resto d’Europa.
A fronte di tutto questo ci sono i lasciti di decenni di attività mineraria, depositi sotterranei che spesso diventano il luogo ideale per occultare rifiuti tossici e contaminare il già malandato territorio isolano.

Articolo pubblicato il 13 maggio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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