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Fondi Ue, la Sicilia rischia una sforbiciata
di Massimo Mobilia

La distribuzione delle risorse per il Programma operativo 2014/20 potrebbe dipendere anche dai risultati di spesa precedenti. Una quota di circa il 40% potrebbe essere ostaggio dello Stato. Se ne discute a Bruxelles

Tags: Unione Europea, Fondi



PALERMO - Meno risorse all'orizzonte per la Sicilia nell'ambito del nuovo ciclo di programmazione dei fondi europei. E' questa la novità degli ultimi giorni quando tutto è ancora in fase di discussione ed evoluzione riguardo la definizione del Programma operativo 2014-2020.
 
In quella che sarà la nuova spartizione tra le Regioni, la Commissione europea ha già assegnato alla Sicilia la cifra di 6,860 miliardi di euro, che al momento è la fetta più grossa in Italia, ma che adesso è ostaggio di una revisione al ribasso da parte del Governo con il beneplacito dei vertici europei. In sostanza la Presidenza del Consiglio dei ministri vuole far in modo che la prossima divisione delle risorse dipenda dai risultati ottenuti dalle Regioni nel precedente ciclo 2007-2013, per responsabilizzare gli enti locali ed evitare che si ripropongano esempi di mancata spesa. Di questo hanno parlato qualche giorno fa a Bruxelles il sottosegretario, Graziano Delrio, e il commissario per le Politiche regionali, Johannes Hahn, trovandosi d'accordo.

La Regione siciliana è stata sicuramente tra i principali protagonisti, in questi anni, di una cattiva gestione dei fondi europei, e noi lo abbiamo più volte analizzato: basti pensare che alla fine del 2013, in coincidenza con la scadenza del ciclo, la percentuale di spesa certificata si aggirava attorno al 40%.
 
Ecco quindi che, stando al nuovo metodo proposto dal Governo, alla somma di 6,8 miliardi potrebbe venir meno una quota di risorse (fissata secondo indiscrezioni al 40,7%) che saranno gestite direttamente da Roma (e non è detto che poi ritornino nuovamente in Sicilia). Così facendo, lo Stato gestirebbe direttamente circa 2,8 miliardi. La parte restante, poco più di 4 miliardi, arriverebbe poi a non più di 5,4 miliardi con le compartecipazioni statali e regionali che saranno anch'esse in percentuale più bassa rispetto al passato.

Ricapitoliamo il tutto nella tabella pubblicata in pagina, dove lo sfruttamento delle risorse relative al 2007-2013 è aggiornato ad aprile (ad eccezione del Fep definito a dicembre) e vede la Sicilia ad una spesa di circa 8,3 miliardi su 15,9 a disposizione, pari al 52%. Restano da spendere 7,6 miliardi entro il 2015 in virtù del biennio ulteriore che l'Europa concede per chiudere il ciclo di programmazione precedente. Sono ancora tantissimi soldi che, insieme alle risorse che stanno arrivando col nuovo settennato e con una nuova ipotetica definizione del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (ex Fas), consegnerebbero alla Sicilia una disponibilità totale di circa 21 miliardi di euro.

Una cifra inferiore rispetto a quanto riportato nel nostro ultimo monitoraggio di marzo in virtù dell'accelerazione di spesa nel 2014, ma che potrebbe rivelarsi inferiore pure nel caso in cui la quota che lo Stato sta valutando di prendere in "ostaggio" non tornasse più in Sicilia.

Tutto è ancora incerto e comunque da discutere. Queste sono al momento le ipotesi più probabili sul tavolo degli interlocutori, con i rappresentanti di Ue, Governo e Regioni. Se ne parlerà ancora soprattutto nella Conferenza Stato-Regioni, ma la certezza non arriverà comunque prima di quest'estate quando il Comitato di sorveglianza, tra giugno e luglio, comunicherà la soglia di spesa raggiunta su cui si baseranno i presunti tagli per la Sicilia.
 


Lo Stato dovrebbe gestire direttamente 2,8 miliardi di euro

Se le cifre della programmazione 2014-2020 saranno confermate verranno suddivise per circa 4,5 miliardi nel Fesr (il programma più importante che abbraccia tutti i settori) e circa 800 milioni nel Fondo sociale, gestito dal dipartimento Formazione. Siamo ad oltre 3 miliardi di euro in meno rispetto alla precedente assegnazione. Colpa, come detto, dei ritardi nella spesa 2007-2013. Sulla quota di risorse che lo Stato gestirà direttamente (2,8 miliardi), l'assessore regionale alle Attività produttive, Linda Vancheri, ha fatto sapere che non si tratta di un dato definitivo e che in Conferenza Stato-Regioni si cercherà in tutti i modi di abbassarla: "Se si vuole usare il metodo della premialità - ha detto - allora sulla Sicilia bisogna ragionare guardando all'accelerazione avuta nell'ultimo anno e non alle cattive gestioni precedenti".
Il presidente Crocetta invece, che si era già vantato di aver portato la Sicilia ad essere la regione più virtuosa nella spesa Fesr e Fse col 41,7%, è stato già smentito dal Qds visto che la media nazionale a febbraio era del 49,6%. Il governatore, in una direttiva inviata ad assessori e dirigenti, ha però invitato ancora una volta a sbrigarsi per raggiungere gli imminenti target di maggio, ricordando che dall'utilizzo di queste risorse dipenderà la nuova programmazione.

Articolo pubblicato il 14 maggio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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