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Per salvare gli immigrati impedirgli di partire
di Carlo Alberto Tregua

Task-force all’imbarco

Tags: Mare Nostrum, Immigrazione



L’Italia spende 10 mln € al mese per le operazioni di salvataggio dei disperati che vengono imbarcati su battelli sconquassati, come fossero bestie. Frontex, la struttura europea, ha stanziato appena 30 mln €, ergo 90 restano a carico nostro.
Ma a questa cifra vanno aggiunte tutte quelle spese a terra di mantenimento, cura, pulizie, soggiorno, controlli nonché le altre per i ponti aerei e le altre forme di trasferimento. Una manna economica per chi fa tutti questi servizi, un disastro per le popolazioni locali che devono reggere un urto tremendo e vedono in pericolo la stagione turistica.
Non siamo a conoscenza dei motivi secondo i quali le navi della Marina e della Capitaneria di Porto non trasportano gli immigrati salvati in tutti i porti italiani del Nord, del Tirreno e del Mediterraneo. Abbiamo qualche difficoltà a capire perché solo le navi italiane si recano ad appena 30 o 40 miglia dalle coste libiche o egiziane a prelevare i disgraziati.

Questo comportamento del Governo italiano è ovviamente di tipo umanitario, ma l’ondata che si è riversata sulle nostre isole e coste meridionali, di oltre 30 mila da gennaio ad aprile, non solo non si ferma, ma aumenterà, per cui rischiamo a fine anno di avere importato 200 mila migranti. L’onda non può che ingrossarsi, dal momento che basta far partire i barconi con un’autonomia di 30 o 40 miglia, al resto ci penseranno le navi italiane.
In Spagna, hanno messo le saracinesche sulle coste. Gli immigrati non entrano. E non entrano neanche in Francia. In tutto il Mediterraneo non ci sono navi francesi e spagnole che stanno facendo la spola come quelle italiane. Il commissario uscente europeo per gli Affari interni, Cecilia Malmström, ha detto che il problema esiste. Ma non muove un dito per trovare la soluzione e sollevare l’Italia da questo impatto enorme, che però ha risvolti economici positivi al di là dell’aspetto umanitario.
Tuttavia non si può far finta di niente, perché bisogna contemperare la disperazione di tante persone umane che fuggono da tirannie, malattie, fame e sperano in un domani migliore. D’altra parte, bisogna trovare una soluzione stabile.
 
Non veniteci a raccontare che nel dopoguerra i nostri avi emigrarono in Germania e in Nord-Europa, negli Stati Uniti e in Australia con facilità. Tutt’altro. Se non avevano il permesso, non potevano imbarcarsi, altro che sbarcare, né potevano prendere il treno per il centro del nostro continente.
Di soluzioni ve ne possono essere diverse. Quelle attuate mediante accordi con Tunisia e Marocco stanno funzionando, perché da quei lidi barconi non ne partono. C’è anche l’accordo con la Libia per controllare i siti di partenza, ma lo stato di caos di quel ricco Paese non consente l’applicazione dell’accordo.
Le partenze dall’Egitto potrebbero essere fermate mediante un potenziamento del blando accordo che c’è, dal momento che con la recente nomina a premier di Ibrahim Mahlab, ex ministro dell’Edilizia, quel Paese si è stabilizzato. La strada è quella degli accordi con i Paesi rivieraschi.

A suo tempo il Governo Berlusconi aveva fornito anche delle motovedette all’esercito libico, che sono rimaste là, inutilizzate o non utilizzate per il controllo dei luoghi di partenza.
Occorre rendere operativi gli accordi con tutti questi Paesi ed eventualmente istituire uffici colà, atti a identificare coloro che vogliono venire in Europa, ma con un filtro che consenta di limitarne il numero e di preparare i nostro porti, ripetiamo, compresi quelli del Nord, a ricevere un flusso ordinato di persone.
Nelle grandi Comunità internazionali i diritti vanno sempre contemperati, gli uni con gli altri. e confrontati con i doveri.
Ricevere tanti poveretti è un dovere umanitario, secondo l’insegnamento di Francesco, che divideva il suo pane con i poveri. Tuttavia, vi sono regole di convivenza che debbono consentire a queste persone di entrare in un ambiente nuovo ed estraneo e a chi li riceve di poterli ospitare senza stravolgere le regole della convivenza.
Per salvare gli immigrati, dunque, occorre impedirgli di partire, in modo pericolosissimo, disordinato e caotico. Questa è vera azione umanitaria.

Articolo pubblicato il 15 maggio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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