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Codice rosa in Sicilia, una task force per contrastare la violenza di genere
di Antonia Cosentino

In Italia il femminicidio ha colpito 128 donne nel 2013 (di cui 15 nell’Isola) e già 65 nei primi 4 mesi 2014. Operatori sanitari e psicologi saranno presenti negli ospedali per assistere le vittime

Tags: Donne, Violenza



PALERMO - Nasce in Sicilia il Codice rosa, un piano per il contrasto della violenza di genere. Una task force di operatori sanitari, psicologi e assistenti sarà presente negli ospedali siciliani per dare assistenza e sostegno alle donne e ai minori vittime di violenza sessuale, facilitando la raccolta della denuncia nei casi previsti.

A disporlo una circolare dell’assessorato regionale alla Salute, pubblicata lo scorso venerdì 9 maggio nella Gazzetta ufficiale della Regione siciliana, che invita le aziende sanitarie a predisporre i moduli organizzativi appropriati, sul modello del protocollo elaborato dall’Asp di Ragusa, dove un progetto pilota è stato realizzato con successo.

Da una stima sulla violenza di genere contro le donne in Sicilia, risulta che il 23,3% della popolazione femminile tra i 16 ai 70 anni (dati Istat 2010), ha subìto una violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita, di cui l’11,9% da parte di un partner.
Per il 4,3% si tratta di violenze sessuali subìte prima dei 16 anni, di cui oltre il 50% da parte di parenti o conoscenti. Un fenomeno che ha proporzioni preoccupanti anche a livello nazionale e internazionale. L’Organizzaione mondiale della sanità ha dichiarato il femminicidio una delle cause di morte più frequenti per le donne a livello globale.

Solo nel 2012 in Italia i femminicidi sono stati 124 nel 2012, 128 nel 2013 e quest'anno il trend sembra ancora in aumento: fino ad oggi, cioé in poco più di 4 mesi, in tutta Italia si contano 65 episodi di femminicidio.

In Sicilia le donne uccise nell’ultimo anno sono state 15. “Secondo diversi studi clinici e di ricerca - si legge nella circolare regionale - subire violenza è un’esperienza traumatica che produce conseguenze gravi sulla salute psicofisica e mentale, tanto da determinare sulle vittime la probabilità del 50% di abusare di alcool e droga e un’eventualità del 42% di sviluppare turbe psichiche con tendenza al suicidio sei volte maggiore rispetto alla media, non considerando, ancora, che la violenza di genere è un modello che si replica nelle generazioni e nei processi di identificazione dei ruoli femminili e maschili”.

La Regione siciliana nel 2012 ha emanato la legge regionale n. 3 “Norme per il contrasto e la prevenzione della violenza di genere”, che prevede linee di intervento di prevenzione e azioni di sistema, ed è in questa direzione che si muove il Codice rosa.
Il femminicidio rappresenta solo l’ultimo anello di una catena di violenze e discriminazioni subite dalle donne in più ambiti. L’Italia è al settantaquattresimo posto nel mondo per Gender gap, preceduta da Repubblica Domenicana, Vietnam, Ghana, Malawi, Romania e Tanzania. Nel nostro Paese le donne sono pressocché escluse dalle posizioni di comando, faticano ad entrare nelle liste elettorali e quindi nelle istituzioni con ruoli di direzione. Nel lavoro sono pagate meno rispetto ai colleghi uomini, pur svolgendo le stesse mansioni. Subiscono discriminazioni nel linguaggio e nella loro rappresentazione nei mezzi di comunicazione. Gli interventi per contrastare il fenomeno dovrebbero avere altrettante declinazioni.

Tra gli obiettivi della programmazione sanitaria regionale in materia si prevede, inoltre, l’elaborazione di un sistema di monitoraggio delle prestazioni erogate dai servizi sanitari ai minori vittime o a rischio di violenza e alle donne, per costruire una banca dati regionale, anche attraverso l’implementazione di uno specifico flusso informativo, a partire dai dati rilevati dal “Flusso informativo dell’emergenza-urgenza 118 e Ps” e dalla Scheda di dimissione ospedaliera.

Se lo scopo del Codice è quello di favorire la denuncia da parte delle vittime, è anche vero però che andrebbero incrementati anche tutti quei servizi indispensabili alle donne per l’uscita da quella che viene definita “spirale della violenza”, finanziando i centri antiviolenza per esempio. Denunciare purtroppo non basta. Non dimentichiamo che il 70% delle vittime di femminicidio in Italia nel 2012 aveva, infatti, sporto denuncia.

Articolo pubblicato il 16 maggio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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