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Grillo vince se la corruzione dilaga
di Carlo Alberto Tregua

Portare nella Pa merito e responsabilità

Tags: Matteo Renzi, Berlusconi, Beppe Grillo, Corruzione



La corruzione è peggio della peste o della spagnola. Una malattia dilagante se non trova gli anticorpi nella Comunità. I globuli bianchi che la difendono devono aggredire il virus senza indugio, non appena esso tenta di colpire il tessuto sano.
La corruzione è anche figlia della disonestà di falsi imprenditori (perché quelli bravi non hanno bisogno di corrompere perché sanno competere), di partitocrati senzamestiere, di burocrati inetti, e in generale, dell’inefficienza che aumenta sempre più nella Cosa pubblica, retta da incapaci.
Per diventare dirigenti pubblici, come si diventa dirigenti privati, ogni candidato dovrebbe mostrare le proprie referenze, non banali titoli di studio o partecipazioni a corsi di formazione senza qualità. Dovrebbe mostrare le referenze relative a obiettivi raggiunti in altri lavori e anche con altre mansioni.
Infatti, chi aspira a dirigere altre persone deve possedere competenze multiple e preparazione teorico-pratica idonea a gestire risorse umane e finanziarie. Deve conoscere bene quella recente scienza (iniziata nel 1937 presso gli ospedali canadesi) che è l’organizzazione, in modo da utilizzare al meglio quanto si dispone per ottenere i più alti risultati.

Chi aspira a diventare dirigente pubblico, come nel privato, deve possedere doti e qualità che altri debbono vagliare, estranei all’amministrazione, persone integerrime capaci di valutare il merito e non le raccomandazioni. In sostanza, le amministrazioni pubbliche di qualunque livello che assumono dirigenti dovrebbero scegliere fra coloro in possesso delle competenze citate e sciogliere i contratti con tutti gli altri.
I nuovi dirigenti dovrebbero essere selezionati dalle società che esistono proprio per scovare le teste d’uovo più idonee a ricoprire le mansioni richieste.
Si parte dal merito, punto di riferimento essenziale per rimettere in moto le Pubbliche amministrazioni sconquassate che tanto danno arrecano ai cittadini.
Nessuna riforma potrà essere attuata in Italia fino a quando la macchina pubblica non funzionerà perfettamente. E non può funzionare perfettamente se non si riforma prendendo come riferimento i valori del merito e della responsabilità.
 
Finché permane questo stato di cose, Grillo (il primo pregiudicato, il secondo è Berlusconi) avrà gioco facile perché usa i problemi che affliggono i cittadini. Essi assistono con gravissimo disagio ai tanti privilegi del ceto politico e burocratico, sordo e cieco, che nessuno sembra intenzionato a eliminare.
Un esempio per tutti in Sicilia è l’Assemblea regionale, che non vuole pubblicare sul web stipendi di dipendenti e dirigenti, né i vitalizi agli ex deputati.
Anche se non pubblici, ormai tutti sanno che il segretario generale percepisce fra 400 e 500 mila euro lordi l’anno, molti dirigenti incassano oltre 200 mila euro lordi l’anno e perfino degli uscieri anziani, denominati pomposamente assistenti parlamentari, hanno stipendi lordi annui superiori a 100 mila euro.
Trecentosessantottomila disoccupati e centinaia di migliaia di dipendenti privati, nonché centinaia di migliaia di artigiani, piccoli commercianti e piccoli agricoltori, che sbarcano a malapena il lunario, non possono più sopportare questo stato di cose.

Ecco perché votano inopinatamente Grillo, che agita il vessillo della protesta ma non è capace, perché non ha le competenze, di fare proposte e di concorrere alle indispensabili riforme che mettano fine a questo deprecabile stato di cose.
Non sappiamo se il Comico genovese, molto abile nella comunicazione, forse evasore fiscale, e condannato penalmente, avrà successo aumentando il numero di elettori che voteranno il suo movimento.
Né sappiamo se la protesta cavalcata da Berlusconi per esclusivi motivi elettorali avrà ancora consenso. La notte fra domenica e lunedì ci dirà se gli elettori hanno seguito i parolai senza ragionare oppure, disgustati da costoro, diserteranno le urne.
Noi suggeriamo ai siciliani, invece, di andare in massa a votare scrivendo sulla scheda “NO”, per esprimere lo sdegno contro il mantenimento dei privilegi e la conseguente diffusione di inefficienza e corruzione.

Articolo pubblicato il 21 maggio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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