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Cave, la Regione scontenta tutti
di Rosario Battiato

Il miracolo del governo: si fa accusare dagli imprenditori per i canoni e dalle associazioni per la mancata tutela del territorio. Attesa per l’aggiornamento del Piano che dovrà fornire regole e incentivare le politiche di risanamento

Tags: Miniera, Cave, Regione Siciliana



PALERMO – Gli ultimi governi regionali non hanno saputo normare adeguatamente nemmeno quei settori produttivi siciliani che costituiscono, da decenni, la robusta ossatura dell'economia nostrana. Il settore delle cave, 10 mila occupati per un giro d'affari da milioni di euro, è un esempio evidente della disorganizzazione che regna all'interno della macchina politica e burocratica dell'Isola, inadatta a realizzare un riforma di sistema in grado di far convivere un comparto fiorente all'interno di una adeguata difesa del patrimonio naturalistico, calibrando tra risanamento ambientale dei luoghi e canoni di concessione all'altezza. La Regione è riuscita nell'impresa di scontentare tutti: dagli ambientalisti agli imprenditori.

A breve le aziende del settore lapideo dovranno pagare i canoni di concessione del 2013, secondo quanto previsto dalla norma contenuta nella finanziaria dello scorso anno. Un passaggio contestassimo dalle imprese che poi, come spesso accade dopo un'intesa attività di lobbying, avevano convinto governo e assemblea regionale a rimodulare i contenuti che però sono rimasti invariati dopo l'impugnativa del commissario dello Stato. Adesso la Confindustria dei cavatori tuona contro la politica regionale tramite un durissimo comunicato. “La volontà politica – ha spiegato Vito Pellegrino, presidente di Confindustria Marmo Trapani - non è stata capace a oggi di rimediare al grave errore di aver introdotto una tassazione abnorme che avrà come conseguenza la perdita di competitività delle nostre produzioni sui mercati nazionali ed esteri”.

I numeri sulle cave siciliane sono stati diffusi nei giorni scorsi da Legambiente nel rapporto cave 2014. In Sicilia ci sono 504 cave attive, terzo posto nazionale dopo Lombardia e Veneto, e 862 dismesse e/o abbandonate. “In Sicilia e Calabria, nonostante l’introduzione per il primo anno del canone di concessione, - si legge nel rapporto di Legambiente - le Regioni ricavano rispettivamente 208 e 420mila euro per l’estrazione di sabbia e ghiaia; decisamente ancora troppo poco rispetto ai 10 milioni in Sicilia ricavati dai cavatori ai prezzi di vendita ed ai quasi 15 milioni in Calabria”. La Sicilia detiene una delle più basse percentuali in materia di entrate derivanti dai canoni rispetto al prezzo di vendita per sabbia e ghiaia. Si tratta del 2,1%, mentre in alcune realtà come l'Abruzzo questo rapporto arriva a superare il 10%.

Gli imprenditori del settore, tuttavia, lamentano giustamente anche l'indifferenza dei politici nostrani nella normazione di un settore che avrebbe bisogno di aree delimitate per gli scavi e di politiche precise di risanamento dei luoghi, considerando che in molti casi le cave abbandonate sono diventate il luogo ideale per il seppellimento di rifiuti speciali da parte della criminalità organizzata. “A lanciare l'allarme affinché si presti la giusta attenzione a questo comparto – ha aggiunto Pellegrino - è l'intero consiglio direttivo del settore marmifero trapanese che da più di un anno aspetta risposte precise e puntuali anche sull'aggiornamento del piano cave, sulla riperimetrazione delle zone Sic e Zps così da ridurre i vincoli nelle aree vocate e destinate alle attività estrattive, per non parlare poi delle lungaggini burocratiche per l'ottenimento di un permesso, di una autorizzazione”. E senza piano aggiornato pagano un po' tutti, perché le regole servono ai cavatori e al territorio. Legambiente ricorda che “l’assenza dei piani è particolarmente preoccupante perché in pratica si lascia tutto il potere decisionale in mano a chi concede l’autorizzazione”.

In Sicilia il Prae (Piano regionale delle attività estrattive), redatto nel 2010, è stato bocciato nel 2012 del Consiglio di giustizia amministrativa che ha accolto il ricorso presentato da Legambiente Sicilia.

Articolo pubblicato il 23 maggio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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