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Quotidiano di Sicilia

Europee, campagna del NO senza Renzi siciliano
di Carlo Alberto Tregua

I politicanti hanno rovinato la Sicilia

Tags: Matteo Renzi, Elezioni, Rosario Crocetta



Abbiamo individuato molto prima che sorgesse l’astro Matteo Renzi, in tempi non sospetti quando egli era semplicemente il sindaco di Firenze e nessuno lo conosceva.
Già con un editoriale dell’11 settembre 2012 invitavamo il Pd a pensionare cariatidi e dinosauri e puntare sul giovane Renzi. Naturalmente il nostro appello non è stato accolto e Bersani, allora segretario, volle fare una prova di forza svolgendo le primarie per dimostrare che era molto più forte del pivello fiorentino.
Per quell’occasione, esattamente il 14 novembre 2012, andai a registrarmi per votare alle primarie comunicando che avrei votato per Renzi, ma non per quel Pd. Tutto andò come sappiamo, vinse Bersani con largo margine. Ma la partita era rimandata.
Siamo più volte ritornati sulla questione che ha come oggetto principale le riforme per rimettere in moto il disastrato Paese e l’ancor più disastrata Sicilia. 
Abbiamo auspicato che nella nostra Isola Crocetta applicasse il metodo Renzi, anche se egli non è fatto della stessa pasta.

Crocetta è una brava persona, così ci dicono, ma inadatto a fare il presidente della Regione: un’azienda pubblica con un bilancio effettivo di oltre 15 miliardi, che gestisce altri sedici miliardi di fondi europei e statali.
Se queste enormi risorse fossero impiegate per attività produttive, cantieri di opere pubbliche, riassetto idrogeologico del territorio, campagna per la ristrutturazione antisismica di 1,3 milioni di immobili e per tutti i piani che abbiamo più volte pubblicato, l’economia siciliana ripartirebbe ed entro dodici mesi funzionerebbe molto bene.
Condizione essenziale, l’abbiamo scritto più volte, sarebbe l’eccellente funzionamento delle pubbliche amministrazioni regionali, comunali e degli altri enti, il che significherebbe tagliare tutte le spese clientelari inutili che alimentano la corruzione e l’inefficienza.
Se Crocetta avesse il quid politico, dovrebbe capire che la redde rationem è arrivata perché non ci sono più risorse per pagare il clientelismo. Dovrebbe dire a tutti i raccomandati-privilegiati, che attendono lo stipendio, che si creino un lavoro fuori dai palazzi, sottolineando che non è piu possibile dare loro stipendi e non darli ai 368 mila disoccupati.
 
Se Crocetta avesse il quid, dovrebbe portare in Assemblea le riforme da noi suggerite più volte e riprese quasi per intero da Davide Faraone, il cui forum è stato pubblicato ieri.
Mettere con le spalle al muro i consiglieri-deputati dell’Ars e costringerli ad approvarle. Oppure, venire nei quotidiani e nelle tv regionali a spiegare come quei conservatori vogliono mantenere la Sicilia nella palude, per tutelare i propri privilegi ed interessi e quelli dei propri clientes.
Se Crocetta avesse il quid, farebbe un rigoroso cronoprogramma delle riforme e delle iniziative, con date precise di approvazione ed attivazione.
Continuare ad approvare leggi di finanziamento ai privilegiati perché raccomandati (formatori, forestali, Pip, Lsu, eccetera) è la strada dell’inferno anche perché il bravo Commissario, prefetto Aronica, gliele boccerà essendo contrarie alle leggi dello Stato.

Se Crocetta usasse il metodo renziano (più volte abbiamo scritto che non c’è quello siciliano), dovrebbe avere il coraggio di dimettersi e ripresentarsi: i siciliani che vogliono cambiare questo stato comatoso lo voterebbero, noi per primi, perché avrebbe dimostrato coraggio e capacità di intuizione.
In queste condizioni, domenica 25 maggio, assumiamo una posizione chiara e netta, come facciamo in occasione di ogni competizione elettorale. In queste condizioni, ripetiamo, non possiamo invitare i siciliani a votare per alcun partito, anche se si tratta di elezioni europee, perché è necessario dare un segnale forte di intolleranza e di indignazione verso un ceto politico regionale incapace di affrontare i gravissimi problemi e di approntare efficaci soluzioni.
La nostra posizione, e l’invito che facciamo agli elettori siciliani, è di dare codesto segnale andando a votare in massa e scrivendo NO sulla scheda, con ciò annullandola. Sia chiaro che non si tratta di scrivere NO all’Europa, perché noi siamo europeisti convinti, anche se l’Unione ha bisogno di riforme.
Scrivere NO significa il rifiuto di questo comportamento indecoroso e della conseguente perniciosa inconcludenza, madre della recessione.

Articolo pubblicato il 23 maggio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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