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Sempre gas e petrolio nel futuro dellÂ’Isola
di Rosario Battiato

Accordo Regione-Assomineraria prevede investimenti per 2,4 miliardi in 4 anni, con una occupazione stimata in 7mila unità. Il governo Crocetta vuole fare cassa, in cambio autorizzazioni veloci nel rispetto dell’ambiente

Tags: Energia, Petrolio, Gas, Regione Siciliana



PALERMO – Un protocollo di intesa che è un patto di ferro tra la Regione siciliana e Assomineraria, la confindustria dei petrolieri. In ballo ci sono le nuove trivellazioni regionali, “nel rispetto dell’ambiente” aggiunge una nota della Regione, occupazione e royalties. Rosario Crocetta e Linda Vancheri, che hanno rappresentato il governo all’incontro con i giganti degli idrocarburi, hanno parlato di “rilancio economico della Sicilia” per la firma di un accordo che è figlio di lunghe ed estenuanti trattative. Non tutti, però, ne sono così convinti.

I numeri sono talmente ingombranti che sembrerebbero adombrare anche le eventuali ripercussioni denunciate dagli ambientalisti. In ballo ci sono investimenti per 2 miliardi e 400 milioni di euro in quattro anni, per una occupazione stimata di circa 7mila unità. L’accordo è stato sottoscritto tra Regione siciliana e l'Assomineraria rappresentata da Pietro Cavanna, presidente Settore Idrocarburi, dall'amministratore delegato EniMed SpA, Renato Maroli, da Giovanni Antonio Di Nardo, presidente di Edison Idrocarburi Sicilia Srl, e da Antonio Pica, amministratore delegato di Irminio Srl.?

In questi mesi di trattative si è discusso soprattutto degli aspetti connessi allo sviluppo dell'occupazione, alla tutela del paesaggio e dell'ambiente. Regione e aziende hanno elaborato un complesso piano di pesi e contrappesi, una specie di “do ut des”, che prevede snellimento burocratico per le attività estrattive, normativa stabile anche in fatto di royalties e "appoggio" regionale per la ricerca e lo sviluppo di alcuni pozzi. L'accordo, infatti, prevede l'istituzione di un comitato paritetico finalizzato all'accelerazione degli investimenti e al monitoraggio delle prescrizioni ambientali e di sicurezza. Le imprese si impegnano a vestirsi di verde impegnandosi in attività che contengano progetti ecosostenibili.

“Con questo accordo - ha dichiarato il presidente Crocetta - contribuiamo al rilancio economico della Sicilia, al miglioramento della situazione finanziaria per effetto dell'incremento delle entrate relative alle royalties, alla fiscalità e diamo una risposta di tipo innovativo che rilancia fortemente l'occupazione con un progetto di investimenti ecosostenibili”.

Dagli ambienti del lavoro la firma è stata salutata come benefica – la Uil ha dato piena disponibilità a visionare l’accordo per prevenire l’insorgenza di impedimenti – ma non tutti hanno festeggiato. Cisl e Femca Sicilia hanno denunciato un accordo che non fa “cambiare verso sull’utilizzo del petrolio e del gas in Sicilia”.
 
Per Franco Parisi ed Emanuele Gallo, rispettivamente segretario regionale Femca e segretario generale Ust Cisl (Agrigento-Caltanissetta-Enna) si tratta dell'ennesimo annuncio da parte del presidente della Regione. Nel mirino le royalties che farebbero scappare le imprese e l’assenza di un piano industriale e quindi “una strategia per la Sicilia e il territorio”.

La mappatura dei nuovi insediamenti prevede il potenziamento delle azioni nel Canale di Sicilia, il famigerato Vega B al largo della costa ragusana e collegato alla piattaforma Vega A attiva dal 1987, progetti di sviluppo nell’area del fiume Irminio, e altre attività di ricerca nel ragusano. Complessivamente parliamo di perforazione e completamento di quattro pozzi, ripresa di due esistenti, perforazione di 14 pozzi di sviluppo, due nuove piattaforma, esplorazione di 5 pozzi. Saranno questi numeri, più che quelli sull'investimento e l'occupazione, a fare imbizzarrire gli ambientalisti.

La Regione aveva dato la disponibilità a discutere delle nuove esplorazioni in un tavolo tecnico previsto addirittura per maggio del 2013. Non se ne fece nulla e dopo qualche mese giunse la comunicazione di un nuovo incontro fissato per il 16 gennaio scorso. Anche in quel caso un buco nell’acqua, ma Greenpeace e Wwf, nei mesi scorsi, hanno lanciato su Change.org una petizione che chiedeva al presidente della Regione di proteggere il mare di Sicilia e di avviare un tavolo con le associazioni ambientaliste. In poche settimane c’erano già ventimila firmatari. Oggi, invece, c'è un accordo da 2,4 miliardi per 7mila occupati. Basterà?

Articolo pubblicato il 06 giugno 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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