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Quotidiano di Sicilia

Messina, il disastro annunciato
di Luca Salici

L’alluvione ha mietuto vittime e causato ingenti danni tra Giampilieri superiore e Scaletta Zanclea. Sin dal 1996 l’allarme fango nella zona. Le cause: dissesto, abusivismo e incuria

Tags: Messina, Nubifragio, Giampilieri, Scaletta Zanclea



MESSINA - Il villaggio di Giampilieri Superiore è sovrastato da una collina. Quando piove con maggiore intensità la terra e il fango scivolano verso il paese, isolandolo e rendendo difficili soccorsi e collegamenti. Questa volta un costone della montagna ha ceduto, procurando una voragine nel paese. Alcuni edifici sono crollati, come inghiottiti dalla terra.

Nell’ottobre del 1996 il villaggio di Mili San Marco fu invaso da una autentica marea di fango, tracimato da un vallone. Non ci fu nessuna vittima. Il 27 settembre del 1998 lo straripamento dei  torrenti Annunziata e Pace uccisero quattro cittadini. Si disse che non sarebbe accaduto mai più. E invece nell’ottobre del 2007, esattamente due anni fa, due frane seppellirono alcune case. Nessun morto, solo feriti. Un nuovo miracolo, si disse. Ma i miracoli non si ripetono.

Nei suoi rapporti “Ecosistema”, Legambiente ha denunciato in questi ultimi anni i punti a forte rischio idrogeologico. La Sicilia presenta diverse debolezze geologiche, soprattutto nella provincia di Messina: in quella zona il territorio è esposto maggiormente a rischi, essendo attraversato da torrenti e fiumare ed avendo subito notevoli disboscamenti causati dagli incendi.

“I temporali causano veri e propri allagamenti – spiegava Giuseppe Aronica, del dipartimento di Ingegneria civile dell’Università di Messina, intervistato dal Quotidiano di Sicilia nel novembre 2008 -. Ciò è causato non solo dal deposito di detriti e rami di alberi ma anche, anzi soprattutto, da abbandono sconsiderato di rifiuti ingombranti che, occludendo l’alveo, non lasciano sfogo allo scorrere delle acque”.
Nell’Isola sono 273 i comuni classificati a rischio idrogeologico, cioè sette su dieci. Nello specifico 200 sono a rischio frana, 23 a rischio alluvione e 50 a rischio sia di frane che di alluvioni. Dati che sottolineano la fragilità del territorio; bastano semplici temporali per provocare allagamenti e disagi alla popolazione, che possono trasformarsi in tragedie.

Colpa anche dell’abusivismo e della pesante urbanizzazione subita dalla regione. In particolare le case costruite lungo i fiumi, i torrenti e le fiumare, anche in aree dissestate. Sebbene ciò sia condiviso da tutti, la Sicilia non ha mai mostrato di voler rendere il territorio più sicuro da frane e alluvioni. Anzi, negli ultimi anni è stato dimostrato che il territorio risulta sempre più vulnerabile. Il dossier Legambiente 2008, redatto con l’aiuto della Protezione civile, evidenziava che “il 95% dei comuni siciliani ha abitazioni in aree esposte a pericolo idrogeologico e quasi il 75% presenta in tali aree fabbricati industriali con grave rischio per le vite dei dipendenti e per l’eventuale dispersione di sostanze inquinanti nelle acque e nei terreni”. Le province più esposte ai pericoli sono Messina e Caltanissetta, che hanno la percentuale più alta di comuni a rischio idrogeologico, rispettivamente l’86% e l’84%.

In un’inchiesta pubblicata dal quotidiano che tenete in mano, in data 7 aprile 2009, ribadivamo che l’82 per cento dei Comuni siciliani non aveva ancora avviato alcuna azione per fronteggiare il rischio idrogeologico. Lo scorso 31 luglio aggiornavamo i nostri lettori: “Su 10 enti locali, solo 2 hanno il Piano di Protezione civile e 5 l’hanno redatto male. Gli altri, dormono. Dai dati forniti dal Dipartimento regionale della Protezione civile, poco più del 50% dei Comuni siciliani ne è dotato; di contro sono totalmente deficitarie le Province”.
 


La tragedia: 17 morti e 10 dispersi Sventrate case, il fango copre tutto
 
MESSINA - Saranno inchieste della magistratura e commissioni di esperti a dire perché nella notte tra giovedì e venerdì, a Giampilieri Superiore, Scaletta zanclea e gli altri paesi della riviera jonica messinese è successo ciò che poteva essere evitato. Un fiume di acqua e fango, detriti e pietre ha invaso strade, sventrato case, seminato morte e terrore. nel momento in cui questo giornale va in stampa il bollettino ufficiale della Prefettura di Messina parla di 17 morti, 10 dispersi e circa 60 feriti. Un bilancio provvisorio, destinato a salire di ora in ora. Centinaia le abitazioni evacuate, i campi agricoli rovinati, le vie di comunicazione interrotte, come la linea ferroviaria Catania-Messina e un tratto dell’omonima autostrada.
Una collina intera si è sciolta sui centri rivieraschi, un’immensa voragine si è aperta nel centro di Giampilieri. A nulla sono valsi i continui appelli di una popolazione sentinella dei pericoli che stava correndo.
Un disastro, certo. Ma un disastro annunciato. Si piangono i morti, si aprono le polemiche. Le solite, purtoppo. (ac)

Articolo pubblicato il 03 ottobre 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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