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Quotidiano di Sicilia

Dilaga il sommerso nei cantieri. Il fenomeno tocca 1 azienda su 2
di Michele Giuliano

I blitz degli ispettorati si susseguono, le irregolarità superano la media del 50 per cento. Situazioni più difficili nel catanese e agrigentino, a Pa manifesti contro il lavoro nero

Tags: Edilizia, Lavoro, Lavoro Nero



PALERMO - Sino ad un decennio fa la media del sommerso in Sicilia veniva stimata in un quarto della forza lavoro. All’incirca oscillava intorno al 25 per cento dell’intera economia. Oggi questa soglia è notevolmente aumentata. Sono i blitz degli ispettorati del lavoro a fornire ogni giorno numeri enormi del fenomeno del “nero” in ambito del tessuto produttivo siciliano. Mediamente, oramai, un cantiere ogni due presenta delle irregolarità a vario titolo. Ci sono poi province dove questa soglia è ampiamente superata.
 
E’ il caso ad esempio di Agrigento dove recentemente i carabinieri hanno passato al setaccio cinque esercizi pubblici nel settore turistico-alberghiero, della ristorazione e della vendita di prodotti ittici ed hanno scoperto 8 lavoratori privi di tutela assicurativa e previdenziale, ovvero completamente in nero. Per quattro delle cinque attività controllate è scattata la sospensione, mentre è stato denunciato un datore di lavoro per non aver ottemperato alla sospensione dell'attività imprenditoriale.
 
A conclusione dei controlli, per la presenza di lavoratori in nero, sono state contestate sanzioni amministrative per un totale di 35 mila euro. Nel catanese la situazione è stata anche peggiore nell’ultimo maxi-blitz messo in campo con 10 imprenditori denunciati, 5 lavoratori in nero individuati, un’attività sospesa e multe per quasi 86.400 euro. Si è conclusa così a Catania un’operazione dei carabinieri sulla lotta al lavoro nero. In questo territorio sono state 12 le aziende controllate e per una di esse è stata disposta la sospensione delle attività imprenditoriali, avendo riscontrato una percentuale di lavoratori in nero pari o superiore al 20 per cento della forza lavoro presente.

Le violazioni più diffuse attengono all’uso non autorizzato di impianti di videosorveglianza che “possono essere installate soltanto previo accordo con le rappresentanze sindacali, ovvero, in difetto di accordo, su autorizzazione della Direzione Territoriale del Lavoro”.

L’uso degli impianti audiovisivi è un importante alleato delle forze dell’ordine e, oramai, un diffuso espediente dei datori di lavoro per tenere alla larga i malintenzionati; tuttavia, il Garante per la privacy ne limita il campo di applicabilità. E’ chiaro che il problema non è di poco conto, in quanto da un lato vi sono legittime esigenze di prevenzione e contrasto del crimine, dall’altro le altrettanto legittime esigenze di privacy della popolazione e, nello specifico, la riservatezza sui luoghi di lavoro.

In qualche modo si può anche dire che si stanno risvegliando le coscienze della società civile in tema di diritti dei lavoratori calpestati. A Palermo nei giorni scorsi campeggiavano cartelli anonimi in giro per le strade del centro storico che dicevano no al lavoro nero. I manifesti sono spuntati in via Roma, corso Vittorio Emanuele, Ballarò e nella zona dei Quattro canti. I cartelli anonimi sono stati affissi da operai edili e recitavano “#bastalavoronero #governononstaisereno no allo sfruttamento nei cantieri edili”.
 

 
In aumento anche i furbetti dei finti contratti part time
 
Oggi anche gli imprenditori, essendo consapevoli delle misure di controlli più stringenti, si sono in qualche modo ingegnati per evitare di incappare in pesanti sanzioni. Come aggirare l’ostacolo per pagare meno tasse? L’utilizzo di contratti part-time, quando invece il lavoratore viene utilizzato full time. In tal modo, in caso di blitz degli ispettorati, il datore di lavoro è coperto da questi contratti ad orario ridotto. E’ sempre più frequente il ricorso all’impiego parziale quando invece l’utilizzo del lavoratore è di fatto full time, con il conseguente danno per il lavoratore e la truffa contributiva verso l’Inps. Ci sono poi casi di lavoratori che per non perdere il proprio impiego lavorano senza usufruire di ferie o riposi settimanali, intese come benevole concessioni di taluni datori di lavoro. Oggi gli ispettorati hanno preso contromisure con appostamenti davanti le aziende e rilievi fotografici che registrano entrate e uscite. Le ultime disposizioni legislative hanno poi inasprito le pene. In caso di chiusura dell’attività l’imprenditore, per riaprire i battenti, deve mettere in regola i dipendenti, pagare parte delle sanzioni e versare i contributi previdenziali ed assistenziali obbligatori non corrisposti.

Articolo pubblicato il 08 giugno 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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